Il Pd, Profumo e il “Papa straniero”

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Non si capisce bene chi abbia avuto l’idea geniale di immaginare una leadership bancaria per il Pd. Fatto sta che prima e dopo la crisi che ha defenestrato Profumo dalla sua poderosa creatura, Unicredit grande banca di caratura europea, sono cominciate le voci su una sua possibile collocazione al vertice del centrosinistra come candidato alla presidenza del consiglio.

Conforta registrare posizioni critiche all’interno del Pd: essere cacciato dalla guida della propria banca non è davvero il titolo migliore per giustificare quella fantasia. Ma il fatto stesso che questa sia diventata notizia dimostra a che punto sia giunta la credibilità dei politici di professione. Pare che gli unici che non possono occuparsi di politica siano proprio loro.

Altro mistero è come abbia potuto decollare il dibattito sull’opportunità di un "Papa straniero". E’ questa l’espressione usata in questi giorni per sostenere che la classe dirigente del Pd non ha al suo interno le risorse necessarie per produrre una leadership efficace. Misteri dell’affabulazione giornalistica: l’espressione risulterà incomprensibile ai più e contribuirà ad attribuire al Pd quella mancanza di chiarezza che impania allo stesso modo il suo linguaggio e le sue opere.
Nel momento in cui Berlusconi e il suo governo sono incrinati dalla contestazione interna non sarebbe il momento di mostrare il massimo di unità e risolutezza?

Non si capisce poi perché un partito così incerto sulla propria composizione e sul proprio destino debba ostentare – per fortuna non con tutti i suoi dirigenti – le più capziose riserve sul suo più sincero e convinto alleato, l’Idv. Un partito attestato sul 40% e per di più compatto potrebbe guardare dall’alto in basso gli alleati. Non sarebbe atteggiamento simpatico ma comprensibile. Ma nelle condizioni attuali il Pd farebbe meglio a misurare con realismo le proprie difficoltà e a guardare con maggiore fiducia a chi ritiene primario il compito di liberarsi dell’anomalia italiana e di praticare il genuino riformismo espresso nella carta costituzionale.

Pancho Pardi

(23 settembre 2010)

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