Il Pd salta sul carro dell’acqua pubblica. Anche se a metà. Meglio tardi che mai
Matteo Pucciarelli
E’ notte fonda quando finalmente Rai2 manda in onda un dibattito sul referendum. Si parla soprattutto dei due quesiti sull’acqua. Il telespettatore distratto avrà pensato che davvero la tv pubblica è in mano ai “comunisti”, quando vede argomentare da una parte Angelo Bonelli dei Verdi e dall’altra Franco Bassanini (ex Psi, ex indipendente Pci, poi Pds-Ds e ora Pd): due che la pensano alla stessa maniera. Per l’acqua pubblica. E invece no. No, perché Bassanini (è proprio lui, ex Psi, ex indipendente Pci, poi Pds-Ds e ora Pd) è lì per difendere il decreto Ronchi che di fatto liberalizza la gestione dell’acqua, dandola in mano ai privati.
Il telespettatore distratto che allora avrà cominciato a farsi qualche domanda in più avrà scoperto che c’è un bel pezzo di Pd tra i fondatori del comitato per il "No" ai quesiti referendari sull’acqua. Esattamente sei dei tredici promotori hanno la tessera Pd. Mentre nel comitato tecnico scientifico ci sono vecchie conoscenze della sinistra, come il socialista Gianni De Michelis e l’ex ministro del secondo governo Prodi Linda Lanzillotta (gioventù nei maoisti di Servire il Popolo, adesso nell’Api e moglie di Bassanini).
A dire la verità, nulla di nuovo sotto il cielo. Il "liberalizzatore principe" della sinistra non era mica uno qualsiasi: in veste di ministro dello Sviluppo Economico del Prodi-bis Pier Luigi Bersani si era fatto una certa fama nel settore. Bersani che adesso, però, fiutando nell’aria una ventata di sinistra di una certa consistenza e tastando con mano in giro per l’Italia che il concetto di "acqua pubblica" è ampiamente condiviso dalla gente a prescindere dalla visione politica, ha fatto presto a cambiare idea. E a rimangiarsi una fetta di quella fama di liberalizzatore integerrimo. Non a caso il transfuga più noto del Pd, cioè Francesco Rutelli, su Libero si lamentava dei suoi ex compagni: "Il Pd si è rimangiato la linea che aveva per inseguire posizioni movimentiste. La legge che si vuol abrogare è al 100% quella che avevamo voluto quando eravamo al governo". Mica poco, “il 100%”, dice Rutelli un po’ amareggiato. Per lo stesso motivo due big del Pd come Matteo Renzi e Sergio Chiamparino hanno detto che voteranno “No”.
Un anno fa i rappresentanti del comitato per il “Sì”, dopo un incontro con la dirigenza del Pd facevano sapere che «il Pd ci ha abituato alle contraddizioni interne e anche nel testo della sua proposta di legge ne troviamo diverse. In particolare prima si dice che “l’acqua è un bene comune dell’umanità” per poi scrivere, sette righe più giù che “l’acqua è un bene di rilevanza economica”». Era del novembre scorso una delle tante accorate lettera aperte a Bersani dei "democratici per l’acqua pubblica", in cui si supplicava: «Occorre dire in maniera netta che se il Parlamento non abrogherà il decreto Ronchi, riaffermando la natura ed il controllo pubblico della risorsa “acqua”, il Partito Democratico appoggerà convintamente il “Sì” ai referendum abrogativi in difesa dell’acqua pubblica, impegnandosi con tutto il suo peso politico ed organizzativo».
E’ un fatto noto che il Pd come partito non si era mai strappato più di tanto i capelli per raccogliere le firme per la consultazione referendaria. Anzi. Discorso diverso, invece, se si parla della base democratica: lì a stragrande maggioranza vinceva la posizione anti-liberalizzatrice.
La base, appunto. A livello territoriale il centrosinistra c’è da sempre, a dispetto dei tatticismi dei vertici: ai banchetti per le firme ci trovavi militanti del Pd, dell’Idv, di Sinistra Ecologia e Libertà, della Federazione della Sinistra, dei Verdi. E anche i grillini del Movimento 5 Stelle. Segnale che sulle questioni “di principio” c’era e c’è un popolo che non ammette divisioni e smarcamenti.
Verrebbe da dire che il "ma anche" di Veltroni non era una colpa del solo ex segretario, quanto un forzato ed estenuante bilanciamento per non scontentare nessuno dentro un partito che difficilmente ha un’idea univoca su qualcosa. La vera virata "a sinistra" del Pd è roba di poche settimane fa, quando la pressione dal basso ha cominciato a farsi sentire: la mobilitazione di internet e dei social network, quella delle associazioni, di gente comune e di artisti, addirittura smarcamenti a destra di Umberto Bossi ("quello sull’acqua è un quesito attraente") e di Francesco Storace (lui l’ha già detto: la Destra è per il Sì). Poi le vittorie alle amministrative hanno fatto il resto. In giro allora sono cominciati ad apparire i manifesti del Pd per i 4 “Sì”.
Sul sito del partito il 19 maggio scorso è stato inserito il jpeg del manifesto per la campagna del “Sì” sull’acqua al referendum del 12-13 giugno. Con la dicitura: "Noi abbiamo le idee chiare". Anche se non è vero, meglio tardi che mai.
(6 giugno 2011)
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