Il prezzo del bavaglio

Stefano Milani

50.000 euro è la cifra che il sindaco di Marsala Giulia Adamo, ex Forza Italia ora Udc, ha chiesto per “danno d’immagine al Comune” a Giacomo Di Girolamo, giornalista antimafia e direttore di marsala.it, il portale più seguito in città: è il dazio che deve pagare chi, quotidianamente, informa i propri cittadini occupandosi di malapolitica.

Intervista a Giacomo Di Girolamo

Fare informazione, in questo nostro Paese, è sempre più complicato. Lo sanno bene tutti quei giornalisti a cui, in questi ultimi anni, è stato negato di fare il proprio mestiere. Imbavagliati, taccuini stracciati, telecamere e macchine fotografiche in frantumi. O peggio. Uccisi, feriti, minacciati, denunciati. La lista è lunga e fa sempre un certo effetto. Uno degli ultimi “indesiderati” si chiama Giacomo Di Girolamo, ha 35 anni e si ama definire un “giornalista della porta accanto”. Dirige dal 2006 il portale marsala.it, tra i più seguiti della zona. E questo, insieme al fatto che lui e la sua giovane redazione si occupano da anni di antimafia e malapolitica, è visto come un affronto dalla giunta comunale marsalese. Tanto che il sindaco Adamo (forzaitaliota della prima ora, poi trasmigrato all’Udc) ha fatto il gesto più in voga del momento: alzare il telefono e chiamare l’avvocato. Ed è partita verso Di Girolamo una richiesta di 50.000 euro. Il motivo? Udite udite: la sua attività giornalistica è considerata “lesiva del Comune di Marsala” e il suo comportamento è considerato ancora più grave perché agisce “in un contesto storico di grande difficoltà per tutte le istituzioni a causa della crisi economica e della crisi di credibilità”.

Di Girolamo, il sindaco di Marsala ritiene che tu sei lesivo per l’immagine del Comune. Cosa hai combinato per far imbufalire in questo modo il primo cittadino della tua città?
Ho fatto il mio lavoro di cronista. Ogni giorno noi su www.marsala.it approfondiamo aspetti inerenti la vita amministrativa, le relazioni tra pubblico e privato, i casi di abusi. Abbiamo scoperto, per esempio, che l’assessore all’ambiente del Comune di Marsala ha una casa abusiva, costruita a 25 metri dal mare e sanata con una dichiarazione che pare essere falsa. Abbiamo raccontato come, alla base del progetto per la realizzazione del porto di Marsala ci sia un documento falso: e stiamo parlando di un progetto da 50 milioni di euro. Giornalmente, poi pubblichiamo le spese dell’amministrazione, ed è chiaro che qualcuno fa delle riflessioni: se c’è la crisi, ma i cittadini leggono sul giornale che il Sindaco di Marsala a Natale spende 120.000 euro tra addobbi e mercatini, anche questo diventa giornalismo scomodo. Eppure è solo mestiere.

La domanda nasce spontanea: può un sindaco utilizzare i soldi pubblici per difendere i suoi interessi? Cosa danneggia di più la comunità: la cattiva amministrazione o chi la racconta?
È la domanda che ho posto io ai miei lettori. Sono abituato a ricevere querele e citazioni. Ma una richiesta di risarcimento danni che arriva dal tuo Sindaco ti fa sentire cittadini indesiderato. Perché chiedermi 50.000 euro e non 5 milioni? L’immagine della città vale molto di più. Il tentativo è quello di gambizzarmi, di farmi male. Ancora: perché non fare una denuncia sui singoli articoli, anziché contestare l’attività in se? È un ragionamento da bulli: io lo chiamo bullismo istituzionale. E poi, ancora una volta, si confonde il racconto delle cose, con chi le racconta, come se la colpa è sempre di chi evidenzia un fatto…

Parlare di antimafia, oggi, equivale a gettare discredito ad una città e alla sua comunità, dunque…
È più complicata, la cosa. Perché in realtà il mio Sindaco di attività antimafia, almeno di facciata, ne fa: manifestazioni, marce, dichiarazioni. Il problema è che, ai rappresentati dei vari potentati locali, piace molto parlare di antimafia, sciorinare i nomi delle vittime, difendersi magari dietro il marchio di Libera o di qualche altra associazione, salvo poi contestare chiunque faccia emergere le contraddizioni del proprio operato. È paradossale, lo so. Ma il Sindaco che oggi mi chiede i danni è lo stesso che un mese fa ha organizzato, con 115.000 euro di soldi pubblici, il “Festival del giornalismo di inchiesta”, definendolo quello del “buon giornalismo”. Perché c’è un giornalismo buono, quello che parla dei grandi processi, delle trivellazioni, della crisi… e poi c’è il giornalismo cattivo, quello della porta accanto, che dà fastidio perché si concentra su di te e il tuo lavoro, anziché parlare d’altro.

Marsala.it si sporca quotidianamente le mani per cercare notizie e fare informazione. Subire un attacco del genere, cosa significa praticamente per una redazione combattiva ma piccola come la vostra?
Reazioni come questa, come le lettere di minacce che ricevo, le altre querele, gli episodi strani che mi accadono e che denuncio, confermano che sei sulla strada giusta, del buon lavoro. Male non fare, paura non avere: e andiamo avanti. Se mi levano la casa, l’unica cosa che possiedo (in verità la possiede la banca…) cercherò un posto dove dormire.

Il prossimo 15 ottobre sarai dunque convocato davanti al tribunale di Trapani. Pensi che ne frattempo, tutta questa situazione kafkiana possa rientrare?
No. Non credo. Perdere la causa sarebbe grave non tanto per me ma per il principio giuridico abnorme che passerebbe. Non ci penso neanche. Io ho già vinto, comunque. Perché il potere cambia, e vive di ricatti. Io sono felice di fare questo mestiere, sono libero. Ed è questa la cosa che manda gli altri in bestia. 50.000 euro non è una richiesta di risarcimento danni. È una taglia.

(7 giugno 2013)



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