Il Re Sole era un mediocre. E Berlusconi?

MicroMega

di Perfranco Pellizzetti

Da quasi vent’anni Silvio Berlusconi è l’incontrastato dominatore della scena pubblica italiana. Per molti “un genio”: del bene per gli aficionados, del male per avversari e detrattori. Claudio Scajola ne parla come del «nostro Re Sole».

D’altro canto, uno dei più importanti sociologi del Novecento – Norbert Elias – nella sua celebre opera “La società di corte” ci informa come Luigi XIV, di certo tra i personaggi più importanti di tutti i tempi, fosse un mediocre dotato di intelligenza «inferiore alla media; la cui educazione, anche quella intellettuale, era stata abbastanza trascurata».

Un apparente paradosso, che Elias risolve spiegandoci che «la grande potenza e autorità di Luigi XIV derivavano dalla sua piena aderenza allo spirito del tempo»; accompagnata da un forte istinto (berlusconiano?) che gli consentiva «un calcolo preciso delle passioni, delle debolezze, degli errori, dei segreti e degli interessi degli altri uomini». Dunque, la “grandezza”, vera o presunta, come strettamente dipendente dal contesto, dalla capacità di personificarlo. Se il Re Sole incarnava il trionfo dell’Assolutismo, nel declino del ceto aristocratico dopo il tentativo fallito di rovesciarlo all’epoca della Fronda, il sire di Arcore incorpora nella propria persona gli interessi e le pulsioni di un ceto rampante che si è imposto nella società italiana di fine millennio. Qualcuno parla di “tracotanza possessiva”.

Analogie a parte, va – comunque – rilevato il punto d’arrivo differente cui sembrano destinate le traiettorie delle due biografie: se il monarca francese prefigurava “il diluvio dopo di sé”, Berlusconi forse non schiverà il cataclisma. Anche perché va perdendo gradatamente l’aggancio con l’evoluzione dello spirito dei tempi.

Testimoni oculari riferiscono come, nelle recenti celebrazioni milanesi di Paolo Baffi, ex Governatore di Bankitalia, la comunità dei banchieri manifestasse crescente insofferenza nei confronti del premier. E non era una rimpatriata di girotondini!

La sentenza del tribunale civile sulla cosiddetta “Guerra di Segrate” (che contrappose la CIR di Carlo De Benedetti alla Fininvest per il controllo della Mondadori in un turbinio di mazzette finalizzate a “orientare” il giudizio), oltre al risarcimento milionario imposto al Biscione berlusconiano, sancisce la responsabilità diretta dello stesso proprietario nella vicenda corruttiva.

Adesso siamo arrivati allo show-down finale con la decisione presa dai quindici giudici della Corte Costituzionale riguardo al “lodo Alfano” (lo scudo di impunità a protezione delle quattro principali cariche dello Stato), che ne ha decretato l’incostituzionalità.

Va detto che la sentenza “giuridica” era stata anticipata di qualche giorno da quella “politica”, emessa nel momento in cui il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini (sulla carta, esponente dello schieramento che fa capo a Berlusconi) ha dichiarato di non intendere avvalersi dello “scudo Alfano” nella causa per diffamazione intentatagli dall’ex PM di Potenza Henry John Woodcock.

Una mossa che – di fatto – delegittima il fondamento stesso del controverso “lodo”, riducendolo a un puro e semplice provvedimento ad personam.

Non è dato sapere se Fini abbia agito così in quanto le sue “antenne” dall’interno della Corte (ce le ha anche lui, mica siamo ragazzini…) gli avevano anticipato per tempo l’esito del dibattimento. Ma ciò che conta è la valenza del gesto. Da cui l’aura berlusconiana di invulnerabilità è stata violata; ferendo nel profondo il suo carisma di “grande personaggio”.

In corso d’opera, la morale che può essere tratta dagli ultimi accadimenti è quanto ci insegnavano gli antichi: il giudizio complessivo su una vicenda umana non va mai stilato quando questa è ancora in corso. Molto meglio attenderne la conclusione.

(14 ottobre 2009)

Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.