Il regime-caimano e le signorine Felicita
Paolo Flores d’Arcais
, da il Fatto quotidiano, 26 febbraio 2011
Infelice il paese dove la realtà sopravanza la satira! Anche perché l’eversione di governo non ha ormai più nulla della farsa. Il regime, per bocca di Cicchitto Fabrizio (tessera P2) ha ieri notificato la definitiva volontà di far fuori il Presidente della Camera.
Alcuni anni fa, uno strepitoso Corrado Guzzanti mostrava spiritati festaioli fare a pezzi i divani, vuotare i portacenere fuori della finestra, ruttare e scoreggiare (mingere, anche?) e all’incredula voce fuori campo che accennava un “questo no” rispondere con iattanza: “facciamo quello che ci pare, siamo la Casa della libertà”. Che nel frattempo si è allargata a “Popolo della libertà”, ha perso la maggioranza in parlamento e l’ha rimpinguata comprando al mercato delle vacche, centinaia di migliaia di euro a capo, i voti mancanti, ha fatto il baciamano al compagno di merende Gheddafi e ha evitato di “disturbarlo” mentre massacrava a migliaia sudditi che hanno deciso di diventare cittadini, ha minacciato i magistrati soggetti solo alla legge come fossero terroristi, ha scatenato la macchina mediatica del fango contro chiunque non si pieghi, ha bombardato d’insulti un principio venerabile di tre secoli, la divisione dei poteri teorizzata da Charles-Louis de Secondat, baron de La Brède et de Montesquieu (comunista?), e dopo aver violentato anche le vestigia dell’imparzialità giornalistica imponendo Minzolini al Tg1, ora esonda la già affossata decenza con l’oltraggio del mutandaro devoto Ferrara al posto che fu già di Enzo Biagi.
Il cervello del rettile non conosce la chimica dell’impudenza, opera solo secondo tre impulsi: aggressione, cibo, sesso. Il sesso non ci interessa (posticcio, oltretutto). Sotto gli occhi di tutti sono l’aggressività e l’avidità di regime, giunti alla dismisura di chi vuole la soluzione finale: l’azzeramento della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
Di fronte alla feroce determinazione di un regime-caimano, le opposizioni coltivano Gozzano, sembrano la signorina Felicita (“a quest’ora che fai? Tosti il caffè”). Alla proposta del direttore del “Fatto” di dimettersi in massa hanno bofonchiato “Aventino”, a quella esattamente opposta di hanno pigolato che i regolamenti non lo consentono (sbugiardati da un’intera pagina di questo giornale). Avrebbero potuto inondare l’Italia di manifesti con il capocricca di Arcore che bacia l’anello al compagno di merende di Tripoli, e invece si muovono come l’amica di nonna Speranza: “con un perfetto / inchino di molto rispetto”.
(26 febbraio 2011)
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