Il rimpasto
Carlo Cornaglia
E’ il giorno del rimpasto finalmente
per i novelli sottosegretari,
nove facce di bronzo che hanno in mente
di farsi solo e sempre i propri affari.
Hanno la schiavitù nel Dna
e sono pronti ad ogni voltafaccia
per fare i leccaculo a chi più dà
e a qualche cadreghin dare la caccia.
Cambian partito ad ogni piè sospinto,
abbandonando il capo che ha perduto
e dichiarando amore a quel che ha vinto,
insensibili al grido di: “Venduto!”
Fra loro c’è di tutto: pendolari,
che fra i partitti fanno avanti e indré
e quelli come i pii con i rosari
che giran tante chiese fini a che
trovano qualche Dio che li consola.
Ognun ti dà la sua motivazione,
ognuno ti racconta la sua fola,
ognuno dice che non vuol poltrone.
Non vi scordate il nome dei signori,
per poterli evitare in un domani:
Luca Bellotti, Catia Polidori,
Roberto Rosso, un fan dei salesiani,
la Melchiorre, una volta Margherita,
Gentile Antonio, il solo non migrante,
Bruno Cesario, erede di De Mita,
Villari, un vero senatore errante,
Misiti, vecchio fan dell’Idv
e infin Catone, un dì con Buttiglione.
Ma soprattutto non scordate chi
se li è comprati: Silvio, il Paperone.
(8 maggio 2011)
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