Il sessantottino errante
Carlo Cornaglia
La fucina che ha nel cranio
il brillante Stracquadanio
sempre è pronta a partorire
nuovi target, nuove mire
in eterna agitazione
come Silvio nel lettone.
Poco più che bel bebé
fu studente del Berchet.
Nel suo corso liceale
ebbe Lerner per sodale
e un futuro terrorista.
Esordì terzomondista
come un buon sessantottino,
ma, al momento del casino,
orientò la sua irruenza
ai fin della non violenza,
radicale con Pannella.
Nello studio un po’ brighella,
alla laurea rinunciò,
consulente diventò
d’informatico nel ruolo.
Portaborse di Majolo,
a quel tempo comunista
candidata nella lista
del team di Rifondazione,
lavorò per l’elezione
di Tiziana al Parlamento.
Scese a Roma ben contento
per l’elettoral vittoria,
sempre in cerca della gloria.
Duro fare il comunista
col caiman che scende in pista
come un vero cataclisma
e con meneghin carisma
Giorgio Stracquadanio ammalia.
Aderisce a Forza Italia.
Candidato, vien fottuto,
ma poi Giorgio, molto astuto,
s’improvvisa portavoce
nella guerra assai feroce
che combatte Berlusconi
per le sue televisioni.
Salvi Retequattro e Fede,
nella redazione siede
del giornal del Mattinale,
quotidiano eccezionale
perché l’Unto del Signore
ha per unico lettore.
Ha in Senato un cadreghino
e, fondando il Predellino,
fa un ritorno al sessantotto.
Ricomincia a far casotto
a favor del Cavaliere
diventandone un alfiere,
favorendone ogni legge
che il sedere gli protegge,
il conflitto d’interessi
e la fuga dai processi.
In ragion dell’opinione
che pur la prostituzione
si può usar per far carriera,
giunge all’ultima frontiera:
Stracquadanio è fra i lacché
preferiti dal premier.
Tutto ben? Sol fino a quando,
col governo ormai allo sbando,
Berlusconi giunge al flop.
Poco prima dello stop
Stracquadanio, come un topo
preoccupato per il dopo,
dal Titanic se la fila:
Giorgio è il Giuda del duemila
(8 novembre 2011)
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