Il trattamento “Bombolo”, ovvero il cinema secondo “Il Giornale”

Pierfranco Pellizzetti

A qualcuno il nuovo di MicroMega non è piaciuto. Vabbé, su migliaia di lettori… Come dicono a Torino, “non tutti i gusti sono alla menta”. Però, in un certo caso, sarebbe stato meglio se almeno si fossero letti i testi pubblicati, prima di emettere giudizi sciocchini più che temerari. Comunque volgarotti assai.
Ci riferiamo a Il Giornale del 1 settembre (“Il cinema italiano in crisi soltanto se governa Silvio”), grazie al contributo giornalistico decisivo di un giovane virgulto della nidiata feltresca: Massimiliano Parente.

Questo ragazzotto, probabilmente in caccia di benemerenze alla corte del proprio Gran Capo (che – comunque – gli garantiscano il pasto con la cena), è un apprezzabile esempio di come lo “stile trucido” vada imponendosi in una comunicazione pubblica ridotta alle demenze del tifo da curva calcistica: nessun ragionamento ma solo un’overdose di vaffa’, conditi da lanci di escrementi vari. Difatti – a suo dire – il volume micromeghiano non sarebbe altro che “200 pagine di stronzate”, mentre le opinioni dei grandi registi ospitati produrrebbero immediati effetti lassativi. Al riguardo, il nostro raffinato estimatore è molto più esplicito: “fanno cagare”.

Preoccupante: così giovane e già affetto da stitichezza cronica? Cui si aggiunge un altro motivo di ansietà per la di lui salute: ha pure problemi erettivi, visto i reiterati, estemporanei, richiami a masturbazioni e fellatio privi di qualsivoglia attinenza con i temi trattati? Evidente riflesso freudiano in un devastato dalla professione giornalistica, seppure ancora alle prime armi.

Sicché possiamo capire come il malandato “feltrino di complemento”, in preda a frustrazioni varie, non abbia trovato il tempo per approfondire la ponderosa materia su cui discetta. Il motivo per cui – nella pur ricchissima offerta presentata – tradisce di essersi soffermato solo su due contributi: l’intervista di Malcom Pagani a Marco Bellocchio e un saggetto dello scrivente su come il cinema americano stia prendendo le distanze dall’informazione propagandistica mediatizzata (embedded) in materia di guerre imperiali in Medio Oriente.
Purtroppo i gravi problemi personali del recensore improvvisato gli hanno preso la mano anche in questo caso. E così la stroncatura risulta loffia.

Fedele al suo cognome – “Parente” – il buon Parente se la prende con gli incolpevoli parenti di Pagani (forse voleva insinuare che se hai dietro le spalle una famiglia normale non puoi intervistare l’ammazzafamiglie Marco Bellocchio? Con siffatto criterio, un tipo ossessionato dal mal funzionamento delle proprie funzioni corporali dovrebbe astenersi dalla professione giornalistica per evitare di trasformarla in una cloaca). Poi, riguardo al sottoscritto, solo un cervello ingorgato dalla irrefrenabile e tumultuosa risalita di liquami organici vari potrebbe scambiare il tentativo di analizzare il terrorismo oltre le logiche cretine degli ultras (che hanno già prodotto danni a sufficienza) per una sorta di collateralismo.
Sarà bene che chi scorre queste note vada alla fonte, comprandosi uno dei più ricchi numeri di MicroMega degli ultimi tempi e facendosi la propria idea al riguardo.

Solo un ultimo commento, rivolto non al Parente (che lasciamo ai suoi gravi problemi personali) ma a chi ci legge: notate dove ci ha condotto l’egemonia del plebeo becero che si è imposta negli ultimi tempi, grazie al trionfo del berlusconismo. E prestate pure attenzione a quale precipitosa caduta del gusto hanno promosso gli uomini di mano del cacicco di Arcore. In primo luogo il maestro e nume tutelare del ragazzotto Parente, quel Vittorio Feltri che fa il british di Orio al Serio. Un arbiter elegantiarum da osteria della Val Brembana, dove il massimo dello chic è il coro dei rumori ventrali o la gara a chi la fa più lontano.

Insomma, puoi rimpannucciarti il guardaroba presso un sarto genovese e puoi parlare con il birignao, ma resti sempre quello che sei: un villano rifatto, che si arrampica socialmente lanciando strame per conto di chi lo paga. E alleva nidiate di pulcini imitatori; che sarebbe meglio – per prepararsi a un ipotetico futuro giornalistico – se almeno migliorassero la propria zoppicante sintassi.

(9 settembre 2010)

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