Impastato, il sindaco leghista cancella la targa
Nello Trocchia è un giornalista rigoroso e coraggioso, da sempre impegnato sul fronte del contrasto delle tante mafie che prosperano nel silenzio e nelle oscurità; ad accrescere il buio ha contribuito e contribuisce la mala informazione, quella che cancella i fatti, non fa mai domande, si genuflette di fronte ai poteri, anche a quelli criminali. Fu proprio Nello, questa estate, a registrare lo sfogo dell’onorevole Pecorella contro don Peppe Diana, ammazzato prima dalla camorra e poi dalle diffamazioni.
Sempre a Trocchia si deve ora la denuncia di quanto è accaduto in un comune leghista del bergamasco dove un signore che dovrebbe essere il sindaco a difendere la Costituzione e la memoria dei suoi figli migliori ha pensato di cancellare il nome di Peppino Impastato da una delle vie del paese. Così si è ormai ridotta la Lega che un tempo urlava contro le mafie e le camorre ed ora è in ginocchio di fronte ai peggiori riti di una destra berlusconiana che tra Mangano e Borsellino si sente più affine allo stalliere di Arcore, ma lasciamo il racconto a Nello Trocchia:
Il sindaco leghista cancella la targa di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia. "Scelta indegna"
di Nello Trocchia
A volte salta la penna dal foglio e con lei anche la calma. La notizia arriva alle 13 in redazione. Il sindaco leghista della nuova amministrazione del Comune di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha rimosso dalla biblioteca la targa dedicata alla memoria di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978, che era stata messa solo lo scorso anno.
Per arrivare alla verità sull’omicidio di Impastato ci sono voluti anni dopo il depistaggio e le manovre per farlo morire da suicida pazzo. Invece, Peppino fu ucciso dalla mafia per la sua attività, il suo impegno quotidiano. Giornalista, militante di democrazia proletaria, capace negli anni ’70 di irridere il potere mafioso che albergava nella sua casa, di condannare la guerra, di denunciare comitati di affare, abusivismo edilizio e il rapporto tra politica e cosa nostra.
Ora arriva il sindaco Cristiano Aldegani (che aveva anche tentato di agire con procedura d’urgenza ma era stato stoppato dalla prefettura) che elimina la dedica al giovane siciliano per sostituirla, nel frattempo, con la semplice scritta ‘Biblioteca comunale di Ponteranica’. Nei giorni scorsi la notizia era arrivata all’associazione Libera e all’associazione ‘Peppino Impastato’ che con l’Arci di Bergamo si erano appellate ad Aldegani mandandogli una lettera per chiedergli un incontro al quale avrebbe partecipato il fratello di Peppino Impastato per cercare di fargli cambiare idea, informandolo anche della loro ‘ferma determinazione a porre in campo tutte le iniziative di tutela della memoria di Peppino’.
Ma il sindaco è andato avanti per la sua strada. Una iniziativa motivata dal desiderio di onorare personalità locali
Questo è il paese Italia dove la memoria diventa mercinomio, dove la lotta alla mafia si fa a parole, dove i martiri vengono dileggiati, cancellandoli. Questa è la cultura politica della Lega e della classe di governo. Dopo la battaglia sull’areoporto di Comiso, dedicato a Pio La Torre, si apre un nuovo fronte. Per la verità, per la memoria.
Giovanni Impastato, fratello di Peppino, commenta: "Una scelta indegna". E lancia una provocazione: "Noi siamo pronti a fare una battaglia per dedicare una strada di Cinisi, il nostro comune, al prete indicato dal sindaco leghista. Ci mandi il curriculum. Cancellare non è la nostra cultura".
Una storia simile era già accaduta a Comiso dove il sindaco di destra aveva deciso di levare dall’aeroporto di Comiso i nomi di Pio La Torre e Rosario di Salvo, morti ammazzati per mano mafiosa. In quella occasione migliaia e migliaia di persone aveva fatto sentite la loro indignazione, riuscendo a richiamare l’attenzione dei media e delle istituzioni.
Il prossimo 19 settembre a Roma si svolgerà la manifestazione nazionale per la libertà di informazione, sarà quella una occasione per lanciare una grande raccolta di firme contro questa decisione scellerata che colpisce la memoria di un giornalista che è stato ammazzato perché le domande le faceva, le verità le urlava, i fatti li descriveva, i mafiosi li contrastava invece di baciarli e onorarli per la loro attitudine al crimine e al silenzio.
C’erano tanti motivi per andare in piazza e difendere l’articolo 21 della Costituzione, da oggi ne abbiamo uno in più..
Giuseppe Giulietti
(11 settembre 2009)
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