In piazza contro il bavaglio alla democrazia

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Vespa ha fatto flop. Gli italiani hanno scelto di non guardare la triste e squallida esibizione di un presidente del Consiglio stanco, rabbioso, sull’orlo di una crisi di nervi. Sarebbe facile divertirsi e ricordare che chi di media ferisce di media potrebbe perire.
Eppure non c’è nulla da ridere, la tv pubblica ha toccato con la cerimonia del bacio della pantofola a reti unificate uno dei punti più vili della sua storia che pure ha conosciuto non poche pagine ingloriose. Non solo Berlusconi ha imposto la sua volontà al polo RaiSet, ma si è anche permesso di insultare i suoi avversari, di chiedere la testa di giornali e giornalisti da lui considerati ostili. Per l’ennesima volta abbiamo assistito alla stesura di una lista di proscrizione in diretta.

La prima volta l’aveva stilata Gasparri, questa volta lo ha fatto il presidente in persona. Il presidente Garimberti ha espresso solidarietà ai giornalisti e ai programmi minacciati. Ha fatto bene, ma non è sufficiente. Ormai si è aperta una vera e propria questione democratica e ciascuno di noi dovrà tutelare la Carta Costituzionale svolgendo sino in fondo il proprio ruolo.

Dal presidente di garanzia, dai consiglieri di amministrazione non berlusconiani, comunque schierati, dalle autorità di garanzia ci attendiamo che blocchino qualsiasi tentativo di portare a compimento il piano annunciato ieri sera da Berlusconi: spegnere Rai3 e il Tg3, cacciare i direttori, far fuori anche Rainews24, mettere il bavaglio agli autori e ai programmi scomodi.

Per far questo bisogna arrivare anche a considerare la possibilità di gesti clamorosi, quali la consegna delle proprie lettere di dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica e dei presidenti delle Camere.

No, non è più tempo di battute o di facili ironie, adesso è il momento delle azioni, dei gesti, delle scelte politiche trasparenti e coraggiose.

Qui non è in gioco un lotto alla Rai, pratica deleteria, ma la possibilità stessa di poter esprimere le proprie opinioni e di poter competere ad armi pari nelle competizioni elettorali.

Faremo di tutto perché il prossimo appuntamento di piazza del Popolo non sia una fiammata di fine estate, ma solo l’inizio di una campagna per la libertà della cultura e dell’informazione che veda finalmente insieme tutte le opposizioni e magari persino qualche libero pensatore della destra, stanco di prendere sulla testa le manganellate mediatiche e non solo, sferrate dal servizio d’ordine del presidente padrone.

Giuseppe Giulietti

(16 settembre 2009)



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