Indietro tutta

Carlo Cornaglia

Marce indietro? Sono tante,
lo statista dilettante,
trasformatosi in ducetto,
viaggia come un gamberetto.

Lotta alla prostituzione,
ai clienti, alle battone?
La Carfagna mise in moto
arrivando quasi al voto,

ma, scoperto puttaniere,
mise poi tutto a tacere.
Far ministro Bertolaso?
Ad un tratto scoppiò il caso

di un massaggio assai caliente
e la cosa finì in niente.
Un decreto sul bavaglio?
Disse il Colle: “Grave sbaglio,

su, non fare marachelle…”
e divenne ddl.
Le veline candidate?
Prontamente cancellate

nella notte tenebrosa
con Veronica furiosa.
Il processo breve? Stop!
Si risolse in un gran flop

per le critiche del Colle,
delle toghe e delle folle.
Lo special Piano del Sud?
Il mancato Robin Hood

tante volte ne parlò,
ma era solo un quiproquo.
La berlusconiana pezza
sui problem della monnezza?

Come a L’Aquila le case,
il problema, ahimé, rimase.
L’amicizia con Gheddafi
con la storia degli scafi

in funzion anti-immigrato?
La scordò, viva la Nato!
Brancher e Scajola amati?
In due dì dimissionati.

Il decreto salvaladri
a evitar la cella ai quadri,
da Paolino, suo fratello,
al bibliofilo Marcello?

Il padan Bossi tossì
e il decreto, ahimé, sparì,
un ruggito di Di Pietro
e fu pronta marcia indietro.

Ai due commi truffaldini
per salvare i suoi quattrini
Giorgio ha appena detto: “No!”
e il caiman lo ritirò.

Ogni dì per il ducetto
è una nuova Caporetto,
fino a quando morirà:
Poi lassù lo rifarà.

(6 luglio 2011)

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