Ineleggibilità, Stefano (Sel): “Nessuno sconto per Berlusconi”

Giacomo Russo Spena

intervista a Dario Stefano

“Esiste una prassi consolidata che vede il presidente non votare, la prassi però non è norma”. Far sbilanciare Dario Stefano, senatore di Sel, è difficilissimo. Il suo eventuale voto rimane in forse. Da presidente della Commissione della Giunta per le Elezioni ha gli occhi puntati addosso, lui non si fa scappare una parola di troppo. Dopo la relazione introduttiva di Augello (Pdl) domani a Palazzo Madama continuerà la discussione in giunta sull’ineleggibilità o meno di Berlusconi. Poi ci sarà il voto: 23 membri di cui 8 del Pd, 4 grillini e appunto Stefano per Sel. I numeri ci sarebbero.

Il M5S promette battaglia, il Pd pare diviso al suo interno. Qual è la sua posizione in merito?

La stessa annunciata al momento dell’elezione a presidente: intendo affrontare la questione con rigore e nel merito, nel rispetto delle procedure e delle leggi che vanno sempre applicate.

Il Pdl intanto parla di precedenti che dichiarerebbero il Cavaliere eleggibile..

Non considero “vincolante” quanto avvenuto nelle legislature precedenti. Trovo invece rispettoso verso i colleghi commissari che la discussione avvenga nella Giunta: mi impegno a garantire a tutti i componenti di avere ogni elemento utile a valutare e decidere. In tal senso non porrò alcun veto sulla eventuale richiesta di acquisizione di documentazione aggiuntiva che dovesse pervenire, ed in parte è già avvenuta, da parte dei colleghi.

Il senatore grillino Giarrusso sta chiedendo di accelerare i tempi di discussione. E’ possibile arrivare al voto prima del 30 luglio, giorno della sentenza della Cassazione?

Per la verità ho condiviso con l’intera giunta l’opportunità di programmare un calendario di sedute per le prossime settimane. C’è tutta la disponibilità a fare presto ma la priorità è soprattutto fare bene.

In giunta qual è l’iter esattamente?

Ora siamo alla discussione generale, ogni componente avrà la possibilità di esprimere il proprio punto di vista anche rispetto ad un’eventuale memoria difensiva del sen. Berlusconi che può arrivare nei termini previsti. Una volta terminata la discussione, verrà posta ai voti la proposta del relatore la quale si voterà a scrutinio palese. Il successivo iter dipende dalle deliberazioni della Giunta stessa. Se questa dovesse esprimersi nella direzione della "ineleggibilità", si aprirebbe una procedura di contestazione dell’elezione che ha caratteristiche spiccatamente giurisdizionali, una sorta di “processo” e dunque: termini a difesa, pieno contraddittorio, udienza con gli avvocati, decisione finale della Giunta in Camera di Consiglio. In conclusione, poi, la proposta della Giunta sarà sottoposta all’Assemblea (secondo il calendario stabilito dalla conferenza dei capigruppo) dove il voto sarà a scrutinio segreto.

Come farà ad evitare l’ostruzionismo del Pdl che nei giorni passati – con l’ausilio di Pd e Scelta Civica – è arrivato al blocco dei lavori del Parlamento?

Il Pdl commette un gravissimo errore ad incrociare la vicenda giudiziaria con la dinamica parlamentare e condizionare la vita del governo. Errore che conferma ancora una volta la strategia sbagliata che ha marcato l’intero ventennio del berlusconismo, quella di difendersi “dai” processi, puntando alla prescrizione, e non “nei” processi affrontando il merito. Oggi quegli errori vengono al pettine. In Giunta però l’atteggiamento dei colleghi del Pdl è stato sin qui impeccabile, di assoluta serenità e serietà, improntato al voler affrontare il merito delle questioni, senza condizionare la tempistica con attività o atteggiamenti pretestuosi.

Il Pd sembra lacerato al suo interno. Lei sta facendo opera di persuasione verso qualche collega?

Da presidente di un organismo paragiudiziario qual è la Giunta, il mio compito non è convincere qualcuno né conferire al lavoro sfumature o condizionamenti di tipo politico. Sarebbe un errore se pensassi di utilizzare la Giunta per sconfiggere Berlusconi, che va sconfitto sul piano della politica. È il mio sogno. In Giunta la vicenda Berlusconi sarà affrontata secondo le regole, alla stessa stregua cioè di qualsiasi altro senatore: nessun iter privilegiato, nessun guanto di velluto. Mi sembra già questo un esercizio “perfetto” di democrazia. Il merito, però, va lasciato alla discussione interna. Parliamo di una questione delicata, rispetto alla quale il Paese ci guarda e sulla quale siamo chiamati a dare una risposta rigorosa e seria.

(15 luglio 2013)



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