Intercettazioni e bavagli: fermiamo i molestatori della Costituzione
“Darei 30 giorni di fermo a chi pubblica i testi delle intercettazioni”, così parlò il Caimano, nella stessa giornata nella quale si esibiva nella battuta “Meglio le donne che gli omosessuali”, una variante appena ammodernata del vecchio slogan: “Meglio ladri che rossi”.
Tra una cazzata e l’altra il presidente sbroccato ha detto anche qualche verità, tornando sempre sulle stesse ossessioni: la caccia alle donne e la censura di quello che non gli piace, non vuole leggere, non vuole sentire.
Non gli basta più chiedere la testa dei giornalisti sgraditi perché non ossequienti, ora vorrebbe anche una legge per “fermare” per settimane i giornali disobbedienti. Non a caso ha usato la parola “fermare”, perché evoca il fermo di polizia, perchè ricorda i bei tempi del sequestro in edicola, della irruzione della polizia nelle tipografe, del rogo dei giornali e dei libri da mettere all’indice.
Troppi hanno alzato le spalle, altri hanno sorriso, altri ancora hanno pensato alla solita panzana, invece sarà il caso di prenderlo sul serio, di non distrarsi mai. Uno che ha chiesto e ottenuto la testa di Biagi, di Santoro, di Luttazzi, di Travaglio, uno che avrebbe voluto strozzare i Saviano e quelli che scrivono di mafia, a cominciare dagli autori della Piovra, uno che ha concepito la legge bavaglio e qualche centinaio di leggi ad personam non può e non deve mai essere preso alla leggera.
Con quella bocca può dire ciò che vuole, per parafrasare lo spot che propagandava un vecchio dentifricio, ma soprattutto con quel conflitto di interessi può tentare di imporre ciò che vuole, assistito dai giornali e dai tg di famiglia, diventati ormai un vero e proprio servizio d’ordine.
Per queste ragioni non limitiamoci a respingere l’ultimo assalto, ma proponiamo noi, almeno per il futuro, una legge che colpisca chi insulta la Costituzione e chi ostacola il libero esercizio del diritto di cronaca. Prevediamo un inasprimento delle pene per i rappresentanti delle istituzioni che intimidiscono un cronista, che chiedono la rimozione dei giornalisti e degli autori a loro sgraditi, che vorrebbero imporre taglie e tagliole alla rete e alla libera circolazione delle opinioni e delle idee. Cominciamo magari dal tema dei risarcimenti che ormai vengono usati come minaccia, come deterrente preventivo per ammonire i cronisti, le piccole testate, le case editrici, affinché si imbavaglino da soli prima di essere imbavagliati.
Ad una simile proposta, peraltro, sta lavorando un gruppo composto da giuristi, giornalisti, avvocati e coordinato da Alberto Spampanato,che quasi da solo sta animando l’Osservatorio Ossigeno, un eccezionale archivio per chiunque voglia occuparsi sul serio della libertà di informazione, in terra di mafia e di camorra, e non solo.
Sogni? Utopia? Non proprio, alcuni paesi europei cominciano a lavorare su questo tema, per esempio la Germania che ha abrogato vecchie norme repressive, per esempio l’Islanda che ha deciso di liberalizzare e di liberare la rete da vincoli incompatibili e che intende prevedere proprio il reato di “disturbo nei confronti della libertà di espressione”.
Altro che fermare giornali e giornalisti per 30 giorni, bisognerà proporre di fermare per trenta giorni, e anche di più, i disturbatori della pubblica quiete, i molestatori di una Costituzione, peraltro neppure minorenne, quelli che vorrebbero ammanettare anche l’aria per impedire che trasporti i suoni e le parole che non gli garbano.
Da parte nostra assumiamo il solenne impegno di non chiamare mai le questure, quando uno di costoro sarà fermato, per chiederne il rilascio, al massimo potremmo suggerire il ricovero in una struttura protetta, magari in un edificio sequestrato a qualche stalliere mafioso, magari affidato alle cure di una cooperativa giovanile, magari in uno spartano casale dedicato ad Enzo Biagi.
Questa sì che sarebbe una bella pena del contrappasso!
Giuseppe Giulietti
P.S. Per esemplificare ulteriormente vi allego una intelligente proposta provocazione avanzata dal cronista Sergio Nazzaro autore insieme ad altri 22 colleghe e colleghi del volume "Strozzateci tutti", edito da Aliberti, e che racconta straordinarie storie dalle terre delle diverse mafie e camorre nazionali. Questa la sua lettera, sulla quale avremo modo di tornare nei prossimi giorni.
Legge Uguale ma Contraria
di Sergio Nazzaro
I giornalisti sono sotto attacco? Molte volte, e più dei proiettili e minacce varie mai da sottovalutare, l’attacco più insidioso è quello della citazione in giudizio, della diffamazione, cioè della chiamata in tribunale. Spesso e volentieri, i politici che non amano la critica, adiscono le vie giudiziarie per difendere il loro buon nome.
L’ultimo caso eclatante è quello accaduto a Paolo Mondiani e alla trasmissione di Report per la loro inchiesta sulle ville di Antigua. La Gabanelli rifletteva come non avesse la possibilità di poter citare in giudizio la stessa persona, ossia Berlusconi, che adiva le vie legali contro di loro. Oltremodo i giornalisti più esposti, sono coloro che citati in giudizio, non hanno alle spalle un gruppo editoriale, un giornale o una televisione che paghi le spese degli avvocati, facendo così ricadere su contratti e collaborazioni precarie, onerosi compensi per difendersi in tribunale.
Non sono un giurista, ma credo che sia necessaria una nuova legge molto semplice che definisco Uguale ma Contraria. In una citazione in giudizio, la parte presunta offesa non risulta tale alla fine del giudizio, immediatamente paga la stessa cifra che ha richiesto all’accusato. Lo stesso dicasi per la diffamazione. Se un soggetto si ritiene diffamato, ma il giudizio non dimostra questa tesi, la parte querelante è immediatamente diffamata a sua volta.
Non pretendo di essere semplicistico o superficiale, ma sono convinto che molte delle cause milionarie finirebbero subito, anzi non si intaserebbero i tribunali di assurde richieste. Il perché è evidente: molti e soprattutto i politici citano per milioni di euro i giornalisti, perché l’amor proprio non contempla un’offesa in qualche decina di migliaia di euro (che sono sempre tanti!). Ecco perché si cita in giudizio, si querela per cifre assurde e banali.
Se ci fosse una legge uguale e contraria, comporterebbe una grande riflessione prima di intraprendere le vie legali da parte di tutti quanti. Oggi, se citato in giudizio, mi devo difendere, e se vinco, mi sono soltanto difeso? E gli avvocati pagati? E il danno del tempo e delle preoccupazioni subite solo perché qualcuno appartenente al potere politico, imprenditoriale o mafioso non ha voglia di sentire motivate critiche?
Una legge di questo genere sarebbe fortemente auspicabile oggi in Italia. Ed anche la Gabanelli non avrebbe nessun problema nel non poter citare Berlusconi a sua volta. Se Il Presidente ha torto, perché così ha deciso un tribunale e dopo i vari eventuali gradi di giudizio si ribadisce la non ragione, è obbligato a versare milioni di euro alla redazione di Report. Questa legge difenderebbe tutti e soprattutto sfoltirebbe i tribunali. Non credo che mai più e con grande superficialità si andrebbe da un avvocato a dirgli: cita quel giornalista per milioni di euro. Perché se perdi, li devi pagare.
E’ possibile una legge di questa portata oggigiorno?
(5 novembre 2010)
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