Ddl intercettazioni, Giulietti: “Una fatwa contro la Costituzione. Subito una grande manifestazione di protesta”
“La legge sulle intercettazioni non si può cambiare, si deve solo ritirare…”, così il professor Stefano Rodotà ha sintetizzato la sua posizione sulla legge bavaglio che la commissione giustizia del senato voterà nelle prossime ore.
Non solo la pensiamo come lui, ma invitiamo tutti a firmare l’appello che Rodotà ha lanciato insieme ad un gruppo di persone e di associazioni che hanno ancora a cuore la Costituzione e quello che resta del diritto di cronaca.
Il testo della legge fa orrore, il contesto fa schifo, mentre si apprestano a varare manette e bavagli, il presidente editore e i suoi amici scagliano invettive e minacce contro Serena Dandini, Annozero, Sabina Guzzanti, Roberto Saviano. Non contenti tagliano le gambe al cinema, al teatro, alla editoria, agli enti lirici, a quanti non si sono ancora arresi alla logica del pensiero unico del partito unico.
Nel frattempo il presidente editore si è preso anche l’interim del ministero che si occupa dei media, delle frequenze, della pubblicità. Altro che conflitto di interessi, ormai siamo all’orgia dell’interesse privato che si è fatto stato.
L’appello lanciato da Rodotà e riportato ampiamente dalla piazza del dissenso, deve diventare il primo atto di una rivolta politica e morale che dovrà coinvolgere milioni di donne e di uomini.
Chiunque abbia un blog, un sito, un qualsiasi spazio pubblichi l’appello, lo faccia girare, promuova tutte le iniziative possibili.
La raccolta di firme dovrà essere accompagnata da una iniziativa nazionale, forte, ampia, unitaria, che metta insieme chiunque creda nei valori costituzionali e non voglia rassegnarsi a vivere in una sorta di repubblica presidenziale a telecomando unificato.
In questi giorni si è spesso parlato di convergenza repubblicana, di unità per la Costituzione, di nuova alleanza democratica. Bene, si cominci da qui, da una legge che stravolgerà la prima parte della Costituzione, che violerà il principio di uguaglianza tra i cittadini, che stravolgerà l’azione di legalità e limiterà il diritto di cronaca.
“Questi temi non interessano i cittadini”, ci ha detto lo scettico di turno, ripetendo una delle più colossali balle messe in circolo da Berlusconi e adottate da qualche sedicente oppositore.
In ogni caso, fosse persino vero, si può fare finta di nulla? Si può fingere di non vedere? Si può rinunciare a indire una grande iniziativa nazionale che sia la premessa di una campagna tesa a disattivare le nuove norme e a difendere la legalità repubblicana?
Lo scorso 3 ottobre la Federazione della Stampa ci aveva convocato in Piazza del Popolo per una grande giornata per la libertà di informazione, il Popolo Viola ha suonato la sveglia chiamandoci tutti il 5 dicembre e il 27 febbraio. Adesso dobbiamo rimettere tutti insieme e convocare un grande appuntamento popolare per contrastare la più oscena e la più insidiosa tra le leggi bavaglio e le liste di proscrizione. Questa non è una lista contro alcuni, questa è una fatwa lanciata contro la Costituzione, contro il diritto di cronaca in quanto tale.
Per questo occorre una reazione forte, immediata, visibile, che si ponga l’obiettivo di renderla inapplicabile, di denunciarla alla corte europea e alla corte costituzionale, ma anche di individuare modi e forme per aggirare la norma, per bucare il silenzio, per dare sempre e comunque tutte le notizie che abbiano il requisito della rilevanza sociale e dell’interesse pubblico.
A Stefano Rodotà, un autentico punto di riferimento per chiunque ami la libertà, e a tutti i giuristi e costituzionalisti italiani ci permettiamo infine di chiedere di valutare la possibilità di costituire da subito una sorta di grande e autorevole collegio di legali e di studiosi pronti ad assumere la difesa e la tutela in ogni sede di coloro, giornalisti o editori, che saranno colpiti eventualmente dalle nuove norme bavaglio.
Chiunque sarà, fosse pure il nostro più acerrimo avversario, dovremo essere pronti a scattare, a reagire, a farlo insieme, perché non sono in discussione i diritti di una parte, di un partito, di un sindacato, ma alcuni dei valori fondamentali che distinguono le democrazie liberali e gli stati di diritto dai regimi autoritari a forte vocazione autoritaria e plebiscitaria.
In questa occasione, almeno in questa occasione, sarà utile mettere da parte gelosie di organizzazioni, ripicche, desiderio di primato e di visibilità e promuovere, già nelle prossime ore, il più ampio coordinamento di tutte le forze politiche, sociali, sindacali.
In questi giorni molti, noi compresi, hanno espresso il loro apprezzamento per le posizioni assunte da Fini e dai suoi amici, ci auguriamo di sentire anche la loro voce contro le oscenità che stanno per consumarsi al senato.
Sino ad oggi, almeno su questo punto, hanno preferito tacere o guardare altrove, esattamente come hanno sempre fatto sul conflitto di interessi.
Se e quando questa legge sarà approvata, presto, molto presto, Fini e i suoi amici scopriranno che sarà utilizzata per colpire anche loro, per buttarli fuori dai media e dalla politica.
Speriamo se ne accorgano in tempo, noi comunque non possiamo aspettare né loro né altri, ci sono temi sui quali è necessario dare battaglia, costi quel che costi, in ogni forma possibile e legale.
I ritardatari, gli omissivi, i tentennanti, quelli che Berlusconi forse non ha tutti i torti, seguiranno, come sempre…
Giuseppe Giulietti
(11 maggio 2010)
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