“Irregolarità sistemiche nella gestione dei fondi europei”, la Corte Ue taglia 80 milioni di euro alla Puglia

Antonia Battaglia

Il Tribunale dell’Unione Europa ha confermato, il 28 marzo scorso, che il contributo finanziario del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per la Regione Puglia dovrà esser ridotto di quasi 80 milioni di euro a causa delle carenze di cui le autorità italiane (la Regione) hanno dato prova nella gestione e nel controllo dei fondi europei, carenze tali da condurre ad «irregolarità sistemiche».

Nel 1999, l’Italia aveva presentato alla Commissione europea un programma operativo che é stato approvato nel 2000 e per il quale sono stati stanziati dall’Europa 1,72 miliardi di euro. Una volta erogati i fondi, la Commissione ha effettuato due controlli nel 2007: uno sui sistemi di gestione e di controlli sull’amministrazione dei fondi; ed uno sul piano d’azione adottato per rimediare appunto alle carenze riscontrate nel primo controllo del 2007.

La Commissione ha pertanto sospeso i pagamenti e fissato al 2009 la nuova data per una audit, concedendo quindi alla Regione Puglia ben due anni per apportare le rettifiche necessarie ed ovviare alle irregolarità contestate. Ma il controllo del 2009 ha confermato che i requisiti indicati nel 2007 non erano stati rispettati e che le irregolarità riguardavano anche il funzionamento dell’autorità di pagamento.

A fine 2009, il contributo per la Regione Puglia é stato pertanto ridotto del 10%, ovvero di una somma di quasi 80 milioni di euro. L’Italia ha presentato un ricorso, respinto perché la Commissione ha dimostrato l’esistenza di una violazione delle norme che disciplinano i fondi strutturali, la persistenza di diverse irregolarità sui controlli e sulla ammissibilità delle spese effettuate nell’ambito della gestione dei fondi.

La sentenza del Tribunale emessa il 28 marzo ha sottolineato anche la mancanza di personale nelle strutture di pagamento, i ritardi, l’aggiornamento poco efficiente dei monitoraggi e delle verifiche: la Regione Puglia non ha segnalato diverse irregolarità ai controllori nazionali.

Inoltre, anche dopo i controlli, le autorità italiane non hanno confutato quanto la Commissione aveva constatato; pertanto la Commissione ha reputato che le insufficienze constatate rimettevano in discussione l’insieme del progetto legato alla concessione dei fondi e che quindi i fondi gestiti in modo irregolare rappresentassero un rischio di perdita per il bilancio dell’Unione. Il ricorso presentato dall’Italia é stato quindi respinto.

Il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha dichiarato ieri che la sentenza del Tribunale fotografa una situazione del passato, relativa ai controlli del POR Puglia 2000-2006 e quindi ereditata dalla amministrazione Fitto: affare chiuso e risolto tempestivamente. Vendola ha aggiunto che danni non ce ne saranno, che il taglio non comporta alcuna conseguenza e che é già stato assorbito senza conseguenze.

Ma come é possibile che il Tribunale parli di gravi irregolarità, di due controlli effettuati nel 2007 su una situazione che era in corso, di termini pattuiti tra la Commissione e l’Italia e di un programma deciso con le autorità italiane affinché si arrivasse più preparati ad un nuovo controllo del 2009 e invece il Presidente Vendola sostiene che la sentenza faccia riferimento ad una amministrazione precedente alla sua?

Il Tribunale sottolinea che le autorità italiane sono state sempre coinvolte nella procedura e che si é domandato all’Italia di confutare quanto sostenuto dalla Commissione. Esse hanno pertanto avuto la possibilità di presentare il loro punto di vista e sono state coinvolte in modo corretto nel procedimento che ha condotto all’adozione della decisione fino al 2009.

Appare anche molto difficile poter credere che la Regione Puglia abbia «assorbito senza alcuna conseguenza» il taglio di 80 milioni di euro: vuol dire che quegli 80 milioni di euro non sono mai stati utilizzati e che quindi non se n’è sentita la mancanza perché, una volta arrivati da Bruxelles, non sono mai stati impegnati in nulla di concreto? O perché le irregolarità sono state attuate immediatamente?

Appare difficile credere che una Regione del Sud d’Italia, dove ci sono realtà disperate come Taranto e dove c’ è fame di progetti, di iniziative, dove manca non tutto ma quasi, ecco, appare molto difficile credere che 80 milioni di euro siano una cifra talmente irrisoria da non poter essere utilizzata in nessun modo e da passare quasi inosservata.

I fondi europei sono destinati ad aree di intervento come la ricerca e la innovazione, l’inclusione sociale, il welfare, lo sviluppo sostenibile e le pari opportunità.
Mi vengono in mente moltissimi progetti in cui quegli 80 milioni di euro avrebbero potuto trovare una collocazione degna e si sarebbero sicuramente «fatti sentire».

Corte Ue: "Italia incapace di gestire i fondi europei"
Comunicato stampa del Tribunale dell’Unione europea

(31 marzo 2014)



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