La Casta si fa in venti

Paolo Fantauzzi

Regioni come il Parlamento. Per ogni consigliere eletto, altri due "ex" ricevono il vitalizio. Anche a 50 anni. E con un costo di 170 milioni l’anno.

e Andrea Managò, da L’Espresso, 4 novembre 2011

Voti uno, paghi tre. È il contrario del supermercato il sistema dei vitalizi della casta local dei deputati regionali. Le Regioni italiane sono, infatti, amministrate da 1.366 fra governatori, assessori e consiglieri. Quasi un Parlamento e mezzo. Ma nel segreto dell’urna, i cittadini forse non si rendono conto che, con il voto, pagheranno anche altri due stipendi: alla lunga schiera degli eletti, va aggiunto infatti l’esercito degli ex, oltre 3 mila "pensionati" che continuano a ricevere i vitalizi, pur avendo abbandonato da tempo l’agone politico. E così i bambini del Molise ancora non sanno che probabilmente dovranno lavorare fino a 67 anni per poter andare in pensione, come prevede la lettera inviata la scorsa settimana da Silvio Berlusconi a Bruxelles. Eppure anche loro ogni anno dovranno pagare 10 euro per assicurare il vitalizio ai 79 ex consiglieri di Palazzo Moffa, sede della Regione. Attualmente costano 3,2 milioni ma è una cifra destinata a crescere dopo le elezioni del mese scorso. Anche i 30 nuovi eletti, infatti, come il figlio del leader dell’Idv Cristiano Di Pietro, raggiunti i 60 anni potranno assicurarsi una vecchiaia dorata. Ennesimo caso di spesa pubblica fuori controllo al Sud? Nemmeno per sogno.

Il Molise è in ottima compagnia. Dati alla mano, i costi della politica locale uniscono l’Italia più dei Mille di Garibaldi. I 101 vitalizi degli ex amministratori valdostani pesano su ogni contribuente della Vallée 12,4 euro l’anno. Per trentini e sudtirolesi va appena meglio con 11,5 euro a testa. E così avanti, regione dopo regione, ogni parlamentino spende e spande. Con regole diverse, privilegi modulati a seconda della latitudine, indennità, reversibilità, gettoni. Una giungla che rende impossibile scattare una fotografia precisa della spesa, così come del numero dei vitalizi, in continuo aumento. Solo in Abruzzo, a fronte di 139 beneficiari, gli aventi diritto in attesa di maturare i requisiti anagrafici sono altri 71.

UN ESERCITO DI EX

Il primato della spesa per mantenere il baraccone dei baby-pensionati regionali spetta alla Sicilia, con la bellezza di 21 milioni e mezzo l’anno. Fra i 202 fortunati passati per l’Aula di Palazzo dei Normanni l’assegno può arrivare fino a 9 mila euro al mese. A seguire, Sardegna (17 milioni), Lazio (16,2) e Campania (14,4), giù giù fino ai 3 milioni dell’Umbria e al milione e 600 mila euro della Valle d’Aosta. Costo stimato: 170 milioni l’anno, poco meno dei 200 che Camera e Senato spendono per gli ex parlamentari. Inoltre solo una minima parte di queste uscite proviene dalle trattenute sulle buste paga degli eletti.

In Calabria ad esempio le pensioni costano 7 milioni, ma 6 sono a carico della collettività. In tempi di crisi mondiale, recessione e crollo dei titoli di Stato, questo esercito di ex superpagati fa rabbia. Tanto che le Regioni, sulla scia dei colleghi di casta romani, che siedono a Camera e Senato, hanno promesso di abolire, tagliare, ridurre le pensioni agli ex entro il 2015. Pensioni che, chiamandosi vitalizi e riguardando i politici, non si maturano certo con i tempi e le regole sempre più rigide che toccano ai comuni mortali, quelli che devono aver accumulato almeno 35 anni di contributi. No, ai consiglieri ne bastano cinque per portarsi a casa un assegno mensile tra i 2 mila e i 4 mila euro.

Sul fronte dell’età, poi, mentre il governo promette all’Europa che gli italiani lavoreranno fino a 67 anni, alla casta local per passare all’incasso ne bastano anche 50. Come nel caso del Lazio, dove la pensione ai consiglieri spetta per legge a 55 anni, già pochi, ma con un piccolo versamento si può anticipare di un quinquennio. Come ha fatto lo scorso anno l’ex presidente Piero Marrazzo, alla tenera età di 52 anni. E così via, anche stavolta a seconda delle latitudini, gli onorevolini vanno in pensione a 60 anni, quando va male.

PRIMA REPUBBLICA FOREVER

Se poi si pensa che cinque anni in Regione fanno godere del vitalizio, viene da sé che ci sono fior di onorevolini pensionati che vivono alle spalle dello Stato per decenni, sfruttando soldi che non hanno mai versato. Nel 2010, quando le Regioni festeggiavano i 40 anni dalla nascita, qualcuno scorreva i mandati di pagamento delle tesorerie: bene, sarà l’aria di certe zone d’Italia, ma c’è ancora qualche superstite di quella stagione politica. Lunga vita a Malgari Amadei, 81 anni, l’unica donna eletta nel primo Consiglio delle Marche, ma è chiaro che nel bilancio qualcosa non torna. Correva l’anno 1970 quando l’allora Pci la portò in aula, senza immaginare che a quasi mezzo secolo di distanza, ad Ancona, ogni mese c’è qualcuno che ancora stacca un assegno da 4.634 euro sul suo conto corrente.

Stessa scena a Milano con il democristiano Piero Bassetti, classe 1928, primo governatore della Lombardia: per lui 2.032 euro dal Pirellone a distanza di decenni. Nella lista c’è spazio anche per un protagonista del pentapartito come l’ex segretario del Pli Valerio Zanone, il democristiano partenopeo Ciro Cirillo, sequestrato dalle Br nel 1981, o la vecchia gloria del Psi craxiano Paris Dell’Unto. In tempi più recenti, la musica non cambia. Nel Lazio beneficia del vitalizio l’ex governatore Piero Badaloni (5.150 euro) mentre a Francesco Storace è stato sospeso lo scorso anno dopo la rielezione alla Pisana. Insieme a loro anche il linguista ed ex ministro Tullio De Mauro, eletto nel 1975, e l’eminenza grigia delle giunte Rutelli-Veltroni, Goffredo Bettini (entrambi a quota 3.150 euro). In Sardegna spicca il nome di Mariotto Segni. Senza dimenticare le reversibilità, come quella della vedova dello "Squalo" andreottiano Vittorio Sbardella, deceduto nel 1994, oppure la mamma del ministro Raffaele Fitto, che perse il marito nel 1988 quando era presidente della giunta pugliese.

Ma le Regioni hanno memoria lunga e non dimenticano i servigi resi alla cosa pubblica. L’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono, travolto dal Cinzia-gate, quando era vice-governatore dell’Emilia Romagna aveva fatto figurare come missioni lavorative i viaggi con la sua ex fidanzata. Un illecito che gli è costato una condanna a un anno e sette mesi. Ciononostante nel 2019, quando avrà compiuto 60 anni, per lui ci sarà un assegno mensile da 2.640 euro.

POLITICI A DUE DIMENSIONI

In passato incarico per esponenti di partito datati o di seconda fascia, oggi le assemblee locali sono divenute il trampolino di lancio per incarichi nazionali. E così se dopo il giro in Regione (con annessa pensione), voli in Parlamento, i vitalizi diventano due. L’elenco dei doppi-pensionati è lungo come lo Stivale. Solo in Piemonte ce ne sono 17, nelle Marche 18 e in Campania 31. Ex ministri come Nicola Mancino, Luigi Berlinguer e Ortensio Zecchino. I governatori campani Antonio Bassolino e Antonio Rastrelli insieme all’abruzzese Ottaviano Del Turco.

Compatibilmente con un futuro ancora in prima linea, potrebbero entrare presto nell’esclusivo club anche Nichi Vendola, Roberto Formigoni e il ministro Raffaele Fitto. Più defilati, ma pur sempre con le carte in regola, i sottosegretari Gianfranco Miccichè, Francesco Giro e Andrea Augello, il vicepresidente del Senato Vannino Chiti e i governatori Claudio Burlando, Michele Iorio e Stefano Caldoro. Innumerevoli anche i "semplici" onorevoli. Hanno un passato da amministratori regionali i pidiellini di rito forzista Denis Verdini, Claudio Fazzone, Giancarlo Abelli e Ste
fano De Lillo. Gli ex An Fabio Rampelli e Raffaele Stancanelli. Il finiano Fabio Granata. Il portavoce dell’Italia dei valori Leoluca Orlando. Il rutelliano Bruno Tabacci. Il sudista Arturo Iannaccone.

Al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e al sottosegretario Carlo Giovanardi, invece, l’Emilia Romagna garantirebbe il vitalizio già da domani se lasciassero il Parlamento: rispettivamente 4.423 e 4.207 euro. Doppio bonus anche per il difensore dei consumatori Elio Veltri, fondatore dell’Idv insieme ad Antonio Di Pietro prima di una separazione piena di strascichi e carte bollate. Mario Capanna, dal canto suo, non ha fatto la rivoluzione ma è stato abbastanza tra gli scranni delle varie istituzioni da assicurarsi un pensione di tutto rispetto. Oggi, al termine di una carriera barricadera, l’ex leader del Movimento studentesco somma i 3.190 euro di Montecitorio ai 2.667 della Lombardia.

In Sicilia la Regione, per risparmiare, ha vietato il cumulo dei vitalizi. Ma c’è chi resiste. Sei onorevoli con trascorsi regionali (fra cui l’ex ministro Calogero Mannino) hanno fatto ricorso alla Corte dei conti, contestando il divieto. E a difenderli si sono levati i pasdaran delle associazioni di "ex consiglieri", la cui ragione sociale è ormai la difesa dei privilegi acquisiti. Ma vista la crisi, son tempi duri.

(5 novembre 2011)

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