La follia del click-day per gli immigrati

Tito Boeri

Per il Ministero dell’Interno «tutto si è svolto in maniera regolare, il sistema ha funzionato senza ritardi». Ovviamente non è vero, e del resto non poteva andare diversamente vista l’assurdità della procedura prevista dal decreto flussi. Ieri il portale del Viminale – nella sezione alla quale bisognava accedere per inviare la richiesta di assunzione già compilata nei giorni precedenti – è stato bloccato e inaccessibile fino a circa le 10 (il click day partiva dalle ore 8, anche se sul sito dello stesso Ministero si raccomandava di tenersi pronti con il “mouse in pugno” già dalle ore 7.30). Si potrebbe quasi sorridere immaginandosi queste migliaia e migliaia di “pistoleri del mouse” pronti appena svegli davanti al computer per battere di pochi centesimi di secondo il proprio diretto concorrente ed accaparrarsi così uno dei 52.080 posti disponibili dal bando. Se non fosse che questo simil-western dei flussi si gioca sulla pelle delle persone in carne e ossa: degli immigrati in attesa da anni di regolarizzare, attraverso la “finzione” della chiamata nel paese di origine, una situazione lavorativa già in essere; e dei datori di lavoro, che di quel rapporto lavorativo – spesso fondato su basi fiduciarie preziosissime e non facilmente sostituibili, come nel caso delle mansioni di cura e di assistenza per gli anziani – non possono fare a meno.
Riportiamo di seguito una analisi dell’economista Tito Boeri pubblicata sulla Repubblica di ieri.

La follia del click-day per gli immigrati

, da Repubblica, 31 gennaio 2011

Attivate il "mini-client" e cliccate con il vostro "mouse", come spiegato nella "slide" successiva, recitano le istruzioni del ministero. E attenti, aggiungeremmo noi, a non commettere errori nella compilazione della domanda: anche la minima incertezza nel trascrivere un nome o un indirizzo potrebbe costarvi cara.

Non riuscireste a regolarizzare la persona cui affidate la cura dei vostri cari, detta "badante". E voi immigrati con un permesso di soggiorno non potreste permettere ai vostri figli di raggiungervi senza doversi rivolgere ai criminali, quelli che organizzano il traffico degli immigrati clandestini, pagando un "pizzo" elevato e rischiando la loro vita.

Tutto avverrà in poco più di un minuto nei tre click-day a vostra disposizione. Bisognerebbe chiamarli "abdic day", perché sanciscono l’incapacità di governare i flussi migratori, la scelta di abdicare da questa responsabilità. Nel peggiore dei casi si lascia ai professionisti delle pratiche telematiche (le istruzioni sul sito del ministero sono tutt’altro che semplici e infarcite di termini inglesi, ostici per molti datori di lavori domestici) la scelta su chi regolarizzare e chi non. Nel migliore sarà invece un razionamento lasciato interamente al caso.

Ma davvero un paese come il nostro non può scegliere quali immigrati far arrivare da noi, non può stabilire priorità? Abbiamo già milioni di immigrati che vivono da anni in Italia e che vorrebbero ricostruire le loro famiglie da noi. I nuovi arrivati si integrerebbero molto più facilmente di chi arriva senza conoscere nessuno. Abbiamo uno stato sociale che non aiuta chi non è più autosufficiente e famiglie che diventano sempre più piccole, non più in grado di offrire la cura di qualità di cui gli anziani avrebbero bisogno. Gli immigrati che tappano questi buchi sono sempre più indispensabili, non possiamo farne a meno.

Abbiamo anche un bisogno disperato di talenti, di manodopera qualificata per riconvertirci su produzioni a più alto valore aggiunto. Uno studente straniero che prende un dottorato da noi, molto spesso grazie a borse di studio a carico del contribuente italiano, che parla la lingua italiana e che potrebbe creare tanti nuovi posti di lavoro, è spinto ad andarsene altrove al termine dei propri studi. Non sarebbe più efficiente cercare di trattenerlo da noi anziché affidarsi al caso o confidare sul suo click veloce?

Sarà un "abdic day" anche perché, una volta di più, servirà soprattutto a regolarizzare chi è già da noi illegalmente, anziché a regolare i flussi in ingresso, come recita ipocritamente il decreto che lo istituisce. Chiederemo a queste persone di uscire e poi rientrare col rischio peraltro di non poterlo fare se identificate come irregolari nel momento in cui lasciano il nostro paese. Sarebbe una beffa per chi vince la gara del click-day, una beffa pagata all’ipocrisia di leggi che fingono di regolare gli ingressi sapendo bene che finiscono per lo più per sanare irregolari già da noi.

Non appena si è sentito odore di elezioni anticipate, la Lega ha fatto affiggere sui muri di Milano un manifesto con l’immagine di un barcone di disperati in arrivo sulle coste italiane. Titolo eloquente: "Vogliono farli tornare". Paradossalmente se la prendono proprio con il Presidente della Camera che ha sottoscritto assieme a Bossi la normativa sull’immigrazione. La Bossi-Fini gestisce da dieci anni le politiche dell’immigrazione in Italia.

Il manifesto è rimasto senza risposta. Anche perché l’immigrazione è uno dei tanti temi che divide l’opposizione, spaccata tra l’ideologia e il pragmatismo. Proviamo allora a darla noi la risposta. No, non vogliamo farli tornare, anche perché non hanno mai smesso di arrivare, valicando altre frontiere. Né vogliamo farli deportare nel deserto libico e stringere accordi molto impegnativi con i dittatori del nord-Africa, regimi antidemocratici e sulla via del tramonto. Vogliamo solo governare l’immigrazione. Voi siete capaci di farlo solo a parole e rigorosamente solo in campagna elettorale.

(1 febbraio 2011)

Condividi Bookmark and Share

 



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.