La grande occasione
Antonio Padellaro
, da il Fatto quotidiano, 17 maggio 2011
Non è la prima volta che Berlusconi perde un’elezione. Ma è la prima volta che può perdere Milano, cioè casa sua, cioè la città del patto di acciaio con Bossi, l’alleato indispensabile che adesso non vuole affondare pure lui ma non sa come sganciarsi. Non è la prima volta che il centrosinistra si prende una rivincita. Accadde due volte con Romano Prodi e sappiamo come finì. Ma questa volta non si può più sbagliare. La sconfitta di Berlusconi non nasce da Letizia Moratti, sindaco bollito e ampiamente fallimentare, ma che in queste ore suscita perfino pena, oggetto dello scarica-barile abbastanza infame da parte degli scudi umani del capo.
Oggi siamo al termine di un’agonia politica. Quella di un vecchio boss tenuto in vita dalla sua infinita ricchezza e da una immensa corte di miracolati decisi a difendere poltrone e prebende. Un sistema di potere talmente marcio che una mattina l’ultimo dei valvassini può (di testa sua?) ricoprire i muri di manifesti che accusano i magistrati di essere come le Br. O dove il sindaco bollito si segna un clamoroso autogol lanciando accuse false contro un avversario galantuomo nello sbalordimento generale.
Berlusconi è finito perché è sempre più assente come premier e come leader. Perché non fa che ripetere sempre le stesse cose. È finito perché perfino la sua gente non lo segue più, a giudicare dal misero numero di preferenze che i milanesi gli hanno elemosinato. Per questo al centrosinistra non è più concesso sbagliare. Non è più il tempo delle piccole tattiche, ma delle parole chiare. Lo diciamo soprattutto al Pd. Si vince con i Pisapia, i De Magistris, i Vendola e con i giovani grillini. Il Terzo polo di Casini, Fini e Rutelli può aggiungersi se vuole, non dettare condizioni. Perdere Milano e Napoli, a un passo dal traguardo, per delle scelte sbagliate sarebbe peggio che imperdonabile. Un tradimento.
(17 maggio 2011)
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