La Lega ortodossa, il leghista operaio e il sindaco ciellino

Fabrizio Tassi



Abbiategrasso, provincia milanese post-industriale, immigrazione intensa, benessere diffuso, zola a volontà. 31 mila abitanti, di cui 6825 votano Pdl (35%) e 3847 Lega Nord (20%). Risultato: sindaco forzista cattolico di stretta osservanza formigoniana, vice leghista atipico di estrazione operaia. Non sembra una coppia ben assortita, ma è quello che passa il convento (stricto sensu).

In Lombardia, le magnifiche sorti progressive del federalismo bossiano (aspettando l’era della Trota) convivono con le Opere della Compagnia: non è un matrimonio d’amore, i due mondi si disprezzano cordialmente (provate a farvi un giro nei bar o nelle sagrestie), ma la chimera berlusconiana tiene insieme anche il diavolo e l’acqua santa.

Il vice, Flavio Lovati, persona concreta e di risaputa onestà, è anche assessore al Bilancio, e critica apertamente le Finanziarie di Tremonti: è un federalista verace alle prese con un governo che predica il liberalismo economico ma pratica lo statalismo finanziario. Il sindaco, Roberto Albetti, idealista ciellino (se nomini le coppie di fatto comincia ad agitarsi), lo asseconda, trattandosi del pezzo più pregiato della sua giunta (piace anche a sinistra) e del candidato più votato alle amministrative del 2007.

Ma il tempo passa, il Governo ne fa una dietro l’altra e Lovati è sempre più anti-berlusconiano. Non solo. Quando scoppia il caso della scuola di Adro, lui prende carta e penna e scrive che certe bravate gli ricordano il fascismo e non sono tollerabili. Per lui il leghismo non è un atto di fede, ma uno strumento per cambiare il Paese (con o senza il Cavaliere). Ci crede davvero. E i legisti duri e puri, quelli disposti a tollerare anche l’intollerabile (tipo i finanziamenti a fondo perso ai comuni sudisti spreconi di centrodestra), quelli che "un centro islamico è pur sempre una moschea e quindi va chiusa" (Lovati invece stringe mani "infedeli" e la mette sul piano dei diritti e dei doveri), lo mettono sotto accusa.

Ma il bubbone scoppia quando l’assessore-vicesindaco ha l’inaccettabile impudenza di dire la verità su un lauto finanziamento che l’Amministrazione comunale ha perso per "distrazione". Sono anni che si parla di un nuovo termovalorizzatore ad Abbiategrasso, il Comune ha anche ottenuto un mutuo di 5 milioni e 200 mila euro, ma non riesce a decidersi (intanto fa partire la raccolta differenziata, cosa che non era riuscita al centrosinistra, pur avendo governato indisturbato per diversi lustri) e nell’indecisione non approfitta neanche di quel 75% del finanziamento non utilizzato (quasi 3 milioni e 9, mica bazzecole) che potrebbe sfruttare per altri progetti su energie alternative o infrastrutture strategiche (lo consentiva la legge n°102 del 3 agosto 2009).

Sta di fatto che la Finanziaria 2010 requisisce tutti i mutui non attivati, Abbiategrasso rimane a mani vuote e Lovati fa sapere che lui ne aveva parlato in diverse occasioni, che la Lega si era detta contraria al "termo", ma che il sindaco aveva preso (perso?) tempo. Risultato: qualche giorno dopo quelle dichiarazioni, il 18 ottobre, la Lega provinciale chiede al primo cittadino abbiatense di "licenziarlo", perché Lovati si è posto "fuori dalle linee del movimento". E qui viene il bello. Perché il partito non si limita ad auspicare una decisione di Albetti, ma la ordina esplicitamente, in barba alla Legge, secondo cui la scelta degli assessori e la loro revoca spetta al sindaco, "con la più ampia discrezionalità".

Direte voi: ma si sa che le cose funzionano in questo modo, che le nomine le fanno i partiti. Certo. Ma un conto è discuterne insieme e concordare le scelte, un altro è prendere carta e penna e scrivere così: "Al Sindaco di Abbiategrasso. Carissimo, facendo seguito ai colloqui intercorsi e stante le continue esternazioni del Vicesindaco Flavio Lovati, sono con la presente a chiederti di togliere con decorrenza immediata le deleghe a lui assegnate in quanto lo stesso non gode più della fiducia della Lega Nord. A breve ti comunicherò un nuovo nominativo con esperienza e requisiti adeguati all’importante carica da ricoprire e a cui riassegnare stesse deleghe già di Lovati, sempre con la mansione di Vicesindaco".

La cosa incredibile è che la lettera, datata 18 ottobre 2010, scritta dal segretario provinciale Stefano Candiani, viene fatta protocollare dal Comune, come se si trattasse di normale amministrazione (ed è il motivo per cui ne è entrata in possesso la Libertà, giornale locale con cui collabora chi scrive questo pezzo e che ha raccolto documenti, interviste, interventi sul caso). Come dire: il partito antipartitico, sempre schierato contro le trame di Palazzo, trasformato nel più partitico dei partiti.

Qui arroganza e ingenuità viaggiano a braccetto. Mettendo anche nei guai il sindaco, che si appella goffamente al "rispetto degli accordi presi tra i partiti politici che rappresentano l’attuale maggioranza" e "all’attuazione del programma di mandato a cui il sindaco è vincolato" per giustificare l’estromissione di un "valido collaboratore" (la Lega provinciale, comunicando il suo licenziamento alla stampa, l’aveva definito "intelligente e competente").

Ora si apre la questione della legittimità dell’atto, perché l’articolo 46 del Testo Unico degli Enti Locali dice che la revoca del vice è possibile solo nel caso si rompa il rapporto fiduciario con il sindaco, non certo perché un partito lo ritiene "infedele alla linea". Ci viene in aiuto anche una sentenza del Tar Puglia del 6 marzo 2007: "La revoca sindacale del singolo assessore deve essere ispirata e motivata da ragioni che attengono al buon andamento dell’organo di gestione e non a mere esigenze di partito e di coalizione".

Ma ormai la frittata è fatta. E oltretutto la base della Lega è in subbuglio. Si chiedono se nel "movimento" conti ancora la gente competente e perbene, o siano più importanti le ragioni della politica politicante (orrore!), del compromesso al ribasso, del dogma partitico. Sintomi (locali) di uno smottamento (regionale e nazionale) che non è più solo interno al Pdl.

(9 novembre 2010)

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