Lettera di Cremaschi al Corriere: “Indegna criminalizzazione della Fiom”

MicroMega

Pubblichiamo la lettera inviata da Giorgio Cremaschi al Corriere della Sera in risposta all’articolo di Dario Di Vico, e che il giornale ha ritenuto di non pubblicare.

Caro Di Vico,
ci conosciamo da tanti anni e quindi so che non ho bisogno di molte parole per spiegarti perché considero la proposta di patto sociale avanzata della Confindustria assolutamente da respingere.
E’ la solita minestra riscaldata che da 30 anni supplisce all’innovazione, agli investimenti, alla crescita reale dell’economia. Oggi c’è l’aggravante che l’unica cosa chiara di questo patto è che esso vorrebbe dire la fine del Contratto nazionale, ridotto ad una cornice burocratica ove ognuno “deroga” come vuole.
Lo smantellamento in tempi di crisi del Contratto nazionale non è solo un’operazione iniquia sul piano sociale e distruttiva anche dal punto di vista dell’unità del Paese, ammesso che l’argomento interessi ancora. Oggi questa operazione segna una regressione anche sul piano dello stesso sviluppo industriale ed economico. O l’Italia impara ad essere competitiva con i Paesi dove gli operai vengono pagati meglio e hanno più diritti, oppure, se continua ad inseguire la competizione a basso costo, verrà spazzata via dal mercato internazionale.
Queste sono le ragioni forti e fondate per cui la Fiom, ma credo in gran parte anche la Cgil, dicono di no oggi al patto sociale.
E’ un no espresso alla luce del sole e con una grande mobilitazione, le cui dimensioni avremo tutti modo di vedere il 16 ottobre a Roma. C’è un Paese che certe favole non se le beve più e per fortuna c’è chi, come la Fiom, cerca di rappresentarlo.
D’altra parte, siamo proprio sicuri che la rinuncia al Contratto nazionale sia condivisa dalla maggioranza dei lavoratori? Qualcuno ha chiesto ai metalmeccanici se sono d’accordo con l’accordo separato sul Contratto? Il solo voto che c’è stato fino ad ora è stato quello dei 5.000 lavoratori di Pomigliano. Nel clima di una consultazione che nessuna organizzazione dell’Onu considererebbe democratica, questi lavoratori a maggioranza risicata hanno accettato le deroghe. Hanno votato per tutti i metalmeccanici? Mi permetto di sostenere senza tema di smentite che oggi non si vuole il referendum sulle deroghe contrattuali tra i metalmeccanici perché, in una consultazione libera e trasparente, i lavoratori direbbero di no. E qui c’è un’autentica sopraffazione della democrazia e del diritto, contro la quale non c’è adeguato scandalo in Italia.
E’ in questo contesto, per usare il termine di Monsignor Fisichella, che qualche metalmeccanico furibondo tira uova contro le sedi della Cisl. Il Segretario generale della Fiom ha già detto di non condividere questi gesti, ma la reazione contro di essi è ipocritica e sproporzionata e priva di senso della misura e della giustizia. Non è la prima volta, negli ultimi 30 anni, che i metalmeccanici tirano uova verso le sedi confindustriali; è avvenuto in molte vertenze contrattuali, anche in manifestazioni unitarie. E’ vero che non era mai successo che questo avvenisse verso sedi sindacali.
I fischi, gli insulti, il lancio dei bulloni ci sono sempre stati nella vita sindacale; anch’io me li sono presi. Però, nel passato, tutte le organizzazioni sindacali andavano nei luoghi di lavoro a prendersi applausi o fischi a seconda dei casi. Oggi Cisl e Uil non hanno svolto una sola assemblea di fabbrica per spiegare la loro linea contrattuale.
Non c’è quindi un complotto delle uova da parte della Fiom, ma una esasperazione dei lavoratori a cui viene vietato di esprimersi per i corretti canali della rappresentanza e della democrazia. E’ giusto mantenere anche in questi casi sangue freddo e rispetto per tutte le organizzazioni, ma rivolgere l’accusa di squadrismo o di qualcosa di peggio nei confronti di operai che fanno i turni e, quando gli va bene, prendono 1.200 euro al mese è un’ingiustizia e anche un grave errore.

Giorgio Cremaschi, Presidente del Comitato Centrale Fiom

Ps. Quanto avvenuto nei giorni successivi conferma i miei giudizi di fondo. E’ inaccettabile ogni atto di spregio o di offesa nei confronti delle sedi sindacali, come di tutte le sedi democratiche, in particolare questo vale per quanto avvenuto a Roma. Sugli episodi lombardi, quelli che hanno fatto mettere sotto accusa la Fiom, occorre comunque ristabilire la verità dei fatti. A Lecco non c’è stata nessun assalto e nessuna aggressione ma, come ha raccontato il segretario regionale della Fiom, due lavoratori sono entrati nella sede della Cisl per distribuire un volantino.
A Treviglio è partito un lancio di uova da un corteo che era molto distante dalla sede della Cisl e nel quale erano presenti lavoratori iscritti a tutte le organizzazioni sindacali. Naturalmente è giusto dire che questo non si deve fare ma la criminalizzazione dei lavoratori e della Fiom che ne è seguita è indegna, priva anche della più piccola traccia di quel garantismo che si usa sempre con i potenti, ma che invece non vale per gli operai, la cui versione dei fatti nessuno ha raccontato.
Si dimostra così che quella in atto è un’operazione politica, a cui non bisogna prestare il fianco in nessun modo, tesa a cancellare il vero attacco alla democrazia. Che è quello che viene dalla limitazione dei diritti costituzionali dei lavoratori, dalle deroghe al contratto nazionale, dagli accordi separati fatti senza alcuna consultazione democratica.

(8 ottobre 2010)

Condividi Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.