La lotta alla pirateria e i rischi per la democrazia digitale

MicroMega

Pubblichiamo la risposta del presidente della Fimi (Federazione industria musicale italiana) Enzo Mazza all’articolo Web e diritto d’autore, se la tutela diventa caccia alle streghe di Fulvio Sarzana, con una replica dell’autore.

Caro Direttore,
nell’articolo del blog di MicroMega da titolo “Web e diritto d’autore, se la tutela diventa caccia alle streghe” si descrive il recente caso del portale Magaupload, perseguito dalle autorità statunitensi, come quello di un sistema tecnologico neutrale incappato per propria sfortuna nella caccia alle streghe delle major hollywodiane.
Niente di più falso. Basta leggersi l’atto di accusa, qui allegato e tradotto, per verificare con mano che il signore noto con l’alias di Kim Dotcom, operava con collaudate tecniche da organizzazione criminale di stampo mafioso che sarebbe molto utile raccontare ai cittadini.

Nei giorni scorsi si è molto dibattuto di tutela dei diritti e lotta all’e-commerce illegale anche nel nostro parlamento e come spesso accade il dibattito invece che tecnico è stato emotivo. Purtroppo le campagne di disinformazione in tema di internet portate avanti dai grandi player di tecnologia hanno avuto effetti. Google e Twitter hanno appoggiato lo sciopero del web in USA ma vedo che regolarmente si piegano alla censura cinese. Business is business.
Ma allora vale la pena di leggersi questa interessante storia, basata su una newcom, alcune aziende spregiudicate, il ruolo di paypal, ecc.

La nostra industria ha abbracciato con entusiasmo i nuovi modelli di business e anche in Italia (dati di oggi) il fatturato dal download ma anche dallo streaming (YouTube) è cresciuto di un altro 22% e oggi rappresenta il 21% di tutto il mercato della musica (http://www.fimi.it/dett_ddmercato.php?id=69).

Tuttavia di come sostenere lo sviluppo dei contenuti legali in rete non si parla mai, in compenso, non appena si accenna a qualche norma per impedire il proliferare di delinquenti come Kim Dotcom, ecco scatenarsi la bagarre sui rischi per la democrazia e l’assalto alle libertà digitali e ai diritti dei cittadini.
Cordiali saluti

Enzo Mazza, Presidente FIMI – Federazione industria musicale italiana

Non è la prima volta che Enzo Mazza puntualizza le mie osservazioni e non sarà probabilmente l’ultima, di recente poi accade molto spesso. Ma vediamo i punti controversi.

Il direttore della FIMI ha già deciso pubblicamente in merito al caso Megaupload/Megavideo, in ciò sostituendosi ai giudici che dovranno occuparsi del caso e disinteressandosi del fatto che miliardi di documenti del tutto legali siano scomparsi dall’oggi al domani dalla rete internet, che ad essere responsabili delle violazioni non sono solo i titolari dei portali, ma anche i 130 milioni di cittadini ignari che hanno acquistato del tutto lecitamente i servizi digitali.

Se Mazza avesse avuto la pazienza di leggere l’intero articolo avrebbe scoperto che le affermazioni del sottoscritto non erano dirette a sostenere le ragioni di questi signori che risponderanno, in caso venisse accertata la loro responsabilità, di fronte al giudice naturale, ma ad evidenziare i rischi per i dati di milioni di cittadini che hanno usufruito legalmente dei servizi di questi portali.
Tali dubbi sono stati sollevati per primi da un Agenzia molto accreditata, l’Associated Press.
Secondo l’AP, che dubito possa qualificarsi come un’ “accolita di inveterati pirati del web”, sono a rischio di cancellazione i dati legittimi di 50 milioni di utenti e la stessa Agenzia si interroga su come sia possibile uscire da questa grave impasse legale.

Ma veniamo ai fatti di casa nostra parimenti riportati nel mio articolo e cosi “bollati” da Mazza:
“Nei giorni scorsi si è molto dibattuto di tutela dei diritti e lotta all’e-commerce illegale anche nel nostro parlamento e come spesso accade il dibattito invece che tecnico è stato emotivo.”
Dovremmo ritenere in base a queste parole che il nostro Parlamento sia in una fase di crisi talmente acuta da dimenticarsi in un solo istante le differenze politiche e di schieramenti.
E sì, perché mi duole ricordare al Presidente della FIMI che il Parlamento italiano ha bocciato qualche giorno fa con il voto di 365 parlamentari (con il voto contrario di soli 14 deputati) di tutti gli schieramenti politici (tranne la lega) dal Pdl, al Pd, all’Idv, al Terzo oolo il cd emendamento Fava, dal nome del parlamentare leghista che ha proposto l’emendamento che doveva modificare la disciplina del commercio elettronico, che avrebbe consegnato a chiunque (leggasi chiunque) la possibilità di imporre ad un qualsiasi sito internet, internet provider, blog di cancellare a richiesta qualsiasi tipo di dato con la “scusa” del diritto d’autore.

Tutti i Parlamentari citati hanno presentato un identico emendamento soppressivo, e sono certo che se fosse accaduto d’estate il buon Mazza avrebbe attributo questa inedita alleanza ad un colpo di calore.
A proposito di quell’emendamento peraltro Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, un’altra organizzazione che non vedo molto interessata a proteggere bande di pirati, ha dichiarato: “la pirateria on line non può essere affrontata in una logica strettamente analogica, apponendo filtri e censure che, data la frenetica innovazione che caratterizza Internet, possono essere poi superati e aggirati con relativa facilità. E’ necessario, infatti, affermare l’attrattività e la convenienza del mercato legale dei contenuti, puntando allo sviluppo di offerte diversificate, convenienti e innovative anche nel modello di business e di transazioni”.

Quanto alla “cospirazione globale” che vedrebbe protagonisti in veste di “disinformatori” i grandi player di tecnologia tra i quali Google e Twitter, “rei” di aver hanno appoggiato lo sciopero del web in USA contro le norme a protezione del diritto d’autore denominate SOPA/PIPA, lo stesso Mazza dovrebbe forse leggersi le affermazioni del Presidente Obama che lo stesso giorno dello “sciopero del web” lanciato da centinaia di migliaia di organizzazioni non governative e da soggetti quali wikipedia, l’enciclopedia libera ha dichiarato: “Ogni sforzo per combattere la pirateria online deve considerare il rischio della censura delle attività online lecite e non deve frenare l’innovazione delle aziende di ogni dimensione”, si legge nella nota della Casa Bianca. “Ogni sforzo per combattere la pirateria in
formatica deve essere profuso con attenzione, il rischio di andare a porre leggi che funzionino come una vera e propria censura e inibiscano l’innovazione è dietro l’angolo. In tutto il mondo, l’apertura di Internet occupa un ruolo sempre più centrale per l’innovazione nelle imprese, nel governo e nella società, e deve essere protetta”.

Questa esternazione del presidente ha “decretato” la morte dei progetti di legge SOPA/PIPA in discussione al Senato ed al Congresso degli USA.
Non riesco a vedere in proposito il Presidente Obama come un facilitatore di pirati come invece ha fatto il magnate Rupert Murdoch che nei giorni dello sciopero del web ha apostrofato dal suo account di twitter proprio in quella maniera il presidente Obama.
Vedo invece l’incessante azione di lobbying compiuta dalle grandi associazioni di titolari del copyright, che hanno portato da ultimo all’approvazione anche da parte della UE di un trattato negoziato da un comitato ristretto di paesi tra i quali gli Usa e la Gran Bretagna denominato ACTA sulla violazione dei diritti di proprietà intellettuale (sempre citato dal sottoscritto nell’articolo di cui sopra).

L’accordo è stato tenuto segreto per quasi cinque anni e prevede – in barba alla disciplina in tema di privacy da ultimo richiamata dall’iniziativa europea in tema di tutela dei dati personali annunciata dalla Commissaria Reding – che i titolari dei diritti possano ottenere dai provider (o da una qualsiasi organizzazione) i nominativi di chi sta violando i loro diritti.
La norma è stata fieramente avversata dalle organizzazioni dei diritti civili in tutto il mondo per gli impatti che lo stesso accordo può avere in campi distanti dal mondo della rete.
Molte Organizzazioni non governative lamentano il fatto che ACTA consentirà così di ottenere da una università africana che sta studiando un vaccino contro l’Aids il nominativo dei ricercatori che stanno lavorando alla creazione di un farmaco generico e di poterli quindi sottoporre a procedimento penale per violazione di brevetto.

In sostanza, principio base di ACTA è che gli intermediari non possano proteggere i nominativi di chi compie, a loro dire, un’attività illecita, trasformando gli stessi intermediari in fonti di informazione privilegiata per perseguire eventuali violazioni.
Per inciso il giorno stesso della firma il relatore di ACTA presso il parlamento europeo, il deputato Kader Arif, si è dimesso dichiarando “E’ una farsa”, seguito a ruota dall’ambasciatrice slovena in Giappone che ha firmato l’accordo per il suo Paese, e che in una lettera resa pubblica ha chiesto scusa a tutto il mondo e ai suoi figli in particolare, per aver firmato qualcosa che non conosceva e che poteva avere un impatto devastante sul futuro dei suoi figli e dal Governo Ceco che ha sospeso, dopo aver letto meglio il trattato, la ratifica dello stesso trattato.

Una buona notizia però Mazza ce la dà: dopo anni nei quali le associazioni titolari dei diritti di proprietà intellettuale hanno chiesto (e in alcuni casi imposto) norme molto severe per limitare quella che ritengono essere un’emorragia, lo stesso Mazza ci informa che è in crescita il mercato dei consumi legali su internet, grazie anche alle “illuminate” politiche messe in opera dalla stessa Federazione Musicale.
Benissimo! Vuol dire che l’incidenza della pirateria sui consumi legali è evidentemente in calo e dunque non vi sono ragioni per richiedere incessantemente norme “draconiane” che finiscono per limitare i diritti civili dei cittadini che si affacciano alla rete, basta migliorare l’offerta legale di contenuto su internet.

Al caro Mazza consiglio di leggere meglio gli articoli, di pensare un po’ più alla democrazia della rete e di rilassarsi ascoltando un po’ della bella musica italiana che scaricherà sono sicuro legalmente dagli Uffici della Federazione della Musica Italiana.

Fulvio Sarzana

(8 febbraio 2012)

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