La mia campagna “fatta in casa”
Amelia Frascaroli
Il , candidata alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Bologna
Quando si dice “fatto in casa”. Ovvero la storia della mia campagna elettorale. Perché, direte voi? Perché ho iniziato a raccogliere le firme a sostegno della mia candidatura alle primarie a casa mia. Dopodiché il mio comitato elettorale s’è “appropriato” dell’appartamento di una delle mie figlie, che è sullo stesso pianerottolo di casa mia. Lei nel frattempo si è sposata ed è andata a vivere con suo marito. Poi ho pensato di fare la metà degli incontri pubblici e dei dibattiti a casa mia. Come mai, direte voi? Perché resto pur sempre una moglie e una madre e qualcuno il pranzo lo deve pur preparare anche se vorrei diventare il sindaco di Bologna (ricordo che le primarie sono domani).
Così i quotidiani locali hanno iniziato a fare titoli tipo “La politica all’ora del tè” oppure “La campagna casalinga di Amelia”, molto divertente. Ma la linea è rimasta pressoché la stessa, anzi no: ho chiesto ai bolognesi di aprire i loro appartamenti per i piccoli dibattiti e così è stato. Ultima trovata: l’iniziativa “Di casa in casa”, cioè incontri auto-organizzati dai cittadini nei propri salotti, e non necessariamente in mia presenza, che è stata la dimostrazione più straordinaria di questa incredibile disponibilità e volontà della gente di partecipare alla vita di Bologna, cioè alla politica cittadina. Come chiudo quest’avventura? Con una conferenza stampa, naturalmente a casa mia, e con una festa… Ma questa volta in un circolo!
(22 gennaio 2011)
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