La Rai non oscuri le ragioni degli studenti
"Non vi chiediamo di farci propaganda, vi chiediamo solo di dare voce e volto alle ragioni di chi lotta per difendere il diritto alla formazione pubblica e dare un futuro all’Università e all’Italia", così ci hanno accolto i ricercatori e gli studenti che, da settimane, stanno sul tetto della facoltà di architettura, a Roma, in piazza Fontanella Borghese
Che differenza tra i loro modi e le loro parole argomentate, documentate, fondate su una rigorsa conoscenza del pessimo testo Gelmini e la sciatteria, la violenza, l’approssimazione con la quale i berlusconiani hanno affrontato il tema della formazione: "Vadano a lavorare, quelli bravi non protestano, non hanno voglia di fare nulla", queste alcune delle perle uscite dalla bocca dei seguaci di un premier che ci ha sputtanato, in senso letterale, in mezzo mondo.
Sul tetto non abiamo incontrato escort e neppure vecchi arnesi della P2 o della P3, e non abbiamo trovato neppure parenti di quel Verdini che in queste ore ha rispolverato il fascistissimo "Me ne frego", anzi qui se ne fregano non solo dei loro destini individuali, ma anche di quelli degli altri, persino di quelli che verranno dopo di loro. Nulla di più lontano dallo spirito dei tempi, forse proprio per questo queste ragazze e questi ragazzi faticano a bucare gli schermi, meglio non farli vedere troppo, altrimenti con le loro facce, con le loro parole, con la loro preparazione potrebbero mettere in discussione ore e ore di propaganda a reti quasi unificate.
Proprio per questo i promotori della rete 29 aprile hanno voluto inviare il loro appello ai dirigenti della Fnsi, dell’Usigrai, della stampa romana, rappresentati da Roberto Natale, Carlo Verna, Paolo Butturini, chiedendo loro solo e soltanto di essere descritti per come sono e non per come vorrebbe la signora Maria Stella.
"Il ministro Maroni ha potuto godere di ore e ore di trasmissione per poter relicare al minuto che gli aveva dedicato Roberto Saviano… a noi non viene concesso, perchè?", domanda retorica, ovviamente, a loro non viene concesso perchè dicono e fanno cose che non piacciono al piccolo Cesare e alla sua corte.
Per quanto ci riguarda come articolo 21 non intendiamo lasciare cadere questa richiesta e promuoveremo una campagna affinchè il diritto di replica sia concesso anche a queste donne e a questi uomini.
Possibile che non si possa organizzare un faccia a faccia tra la Gelmini e una loro rappresentanza? Perchè la ministra non affronta mai un contraddittorio ad armi pari? Possibile che alcuni direttori non si rendano conto che questo continuo censurare, deformare, omettere è un potente contributo al livore sociale, una violenza morale intollerabile?
Il lodo Maroni deve essere reclamato e richiesto per chiunque sia stato cancellato o manganellato dai mazzieri del conflitto di interessi. Vale per gli studenti sui tetti, vale per i terremotati dell’Aquila, prima illusi e poi truffati, vale per quelle decine di migliaia di cittadini che hanno firmato la petizione promossa da Valigia Blu e che ancora attenono che il Tg1 precisi che una prescrizione non è una assoluzione, vale per il giudice Ingroia insultato in diretta tv dal condannato Dell’Utri e che non ha mai potuto replicare, così, tanto per fare qualche esempio.
Speriamo che l’appello sia raccolto da un grandissimo numero di direttori e di giornalisti, anche perchè è assai probabile che, tra qualche settimana appena, si conosceranno i testi di telefonate e dispacci con i quali si concordavano le scalette dei Tg e si decideva insieme con il governo cosa illuminare e cosa oscurare.
Se proprio la Rai non vuole applicare il lodo Maroni agli esclusi, potrebbe sempre ripiegare sul lodo Bonev, dal nome della signora bulgara, amica di Silvio, alla quale è stato donato un milione di euro per acquistare i diritti di un film che nessuno ha ancora avuto il piacere di vedere; in questo caso il direttore generale Masi, magari con una lettera di raccomandazione, potrebbe chiedere ai direttori rete o di testata di" donare" alle ragazze e ai ragazzi che reclamano un futuro, almeno un milione di… secondi di trasmissione, comunque sarebbe molto meno di quanto è stato regalato alla signora Michelle, in arte Dragomira.
Giuseppe Giulietti
(6 dicembre 2010)
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