La rinascita in tv di Re Lanterna
Franco Cordero
, da Repubblica
Dal Pd s’alza un allarme: i sondatori d’opinione dicono che Re Lanterna sia cresciuto d’otto punti da quando batte televisioni, radio, sale riservate; e l’esclamante chiede energiche risposte (è luminare d’alta politica: gli competono Esteri o Interno nel futuro governo, salvo che lo mandi in fumo un destino talvolta cinico e baro). In casi simili è raccomandabile l’esame di coscienza. Quel grido viene dall’inventore d’una storica manovra: diciotto anni fa l’attuale riemergente era sconfitto; e avversari troppo astuti, credendo d’usarlo, se l’associano in una commissione bicamerale intesa a rifondare lo Stato su modelli offerti dal Venerabile Licio Gelli. Gli hanno garantito le aziende, «patrimonio italiano», ossia l’arnese con cui frolla i cervelli.
Ovvio che stia al gioco: succhia ogni possibile profitto; rovescia il tavolo, sbanca due volte le urne; e governando da padrone otto anni e mezzo, s’ingrassa nel gigantesco conflitto d’interessi. Manca poco alla bancarotta quando finalmente se ne va: in Europa era figura ridicola; tra gl’intimi persino Gianni Letta, ciambellano bisbigliante, gli consiglia d’eclissarsi; circolano immagini d’un torvo malumore. Uscita squallida, adeguata a chi spacciava trash, ma non è ancora il momento d’intonargli il “De profundis”. Lo sappiamo organicamente indenne dalle crisi d’anima: è venuto al mondo senza gli organi del pensiero e vita morale; caccia, azzanna, divora, digerisce, mai sfiorato dal dubbio perché gli alligatori non ne hanno, e
finché durino gli spiriti animali, nelle sue partite è invincibile.
Guai a chi gliele lascia giocare. Non ha eguali tra pirati in colletto bianco. Le mosse fraudolente gli riescono naturali come la ruota del pavone o i mascheramenti del predatore. Nella catena alimentare è vantaggio determinante non pensare, grazie all’automatismo dei riflessi: i suoi non sono più quelli d’una volta ma resta temibile; e l’insensibilità alla vergogna fa da scudo (lo dicono dialoghi tra le ospiti delle serate osées). Smisuratamente ricco, compra o affitta famigli, sgherri, spioni, indovini, poeti, musicanti, cappellani, baiadere.
Insomma, non era politicamente morto. Nelle due Camere ha poteri d’interdizione: uomini e donne del sì gli ubbidiscono perinde ac cadavera, atterriti dalla prospettiva che sfumino seggio, pensione, indennità; e il nuovo governo, chiamato a quadrare i conti sudando sangue, se l’Italia non vuol imboccare la via della Grecia, dipende da una maggioranza anomala, nella quale confluiscono gli oppositori. Sembrava stordito dal colpo ma solo chi vive nella luna può crederlo malinconicamente rinunciatario: la corte dei miracoli gli soffia sulle midolla; rimasti soli, ricadono nel niente da cui venivano; e ha l’impero da difendere, i famosi venti miliardi (tanti ne vantava; quanti siano adesso, lo sa lui, arroccato in misteriosi labirinti societari). Conoscendolo, converrebbe cogliere l’occasione ossia sbandare la stramba compagnia, appena varate le misure urgenti: invece passano i mesi, tredici, nell’illusione d’un «governo del presidente » che assesti la cosa pubblica sul filo armonioso delle «larghe intese» (era il leitmotiv delle prediche dal Colle); bella favola, se l’Olonese fosse un mite filantropo.
Non lo è: ha tesori miliardari da difendere con unghie e denti (erano scesi in campo per non finire sotto i ponti o in galera, racconta l’Alter Ego); e dispone d’armi formidabili. Nessuno poteva pensare che stesse penitente, nell’angolo. Spenta l’eco dell’autunno 2011, issa la bandiera nera ventilando voti negativi: l’unica risposta seria è che il governo accetti la sfida dimettendosi; al diavolo le sciagurate «larghe intese».
Con due fischi mette in riga l’armata, dove ferveva qualche innocua velleità d’autonomia: il pirata non le tollera; paga bene, impicca i disubbidienti e dovendo rinforzare la ciurma, ne trova quanti vuole. In campagna elettorale spende l’arte d’imbonitore nei limiti imposti dalla natura (ricordiamolo, gli manca l’organo pensante), quindi scorre la solita pantomima: scarica le sventure economiche sui pianeti nefasti come se in otto anni su dieci non avesse governato lui, negando che vi fosse crisi; s’afferma vittima d’un complotto; salta alla gola del successore, le cui scelte condivideva fingendosi statista pensoso del bene pubblico; muove guerra all’Europa, in particolare alla Germania; sotterra l’euro; garantisce affari grassi; annuncia condono tombale e rimborso dell’imposta sulla casa, nel giro d’un mese, solo che gl’italiani lo rimandino a Palazzo Chigi.
Quest’ultima mossa definisce l’uomo: vuol corrompere gli elettori usando i loro soldi, nota l’attuale premier; vero, ma l’aspetto elegante sta nella frode; possono sognarseli. Già visto e udito: aveva firmato un contratto con gl’italiani davanti alle telecamere; fa il suo mestiere d’istrione; l’effetto scenico cala perché gli anni pesano. Non è discorso politico e gli rende un servizio chi ne parla come se tale fosse, esortando gli avversari a discutere sobriamente. Qui sta l’inganno. In chiave lugubre- farsesca, con radici nella commedia italiana (vedi Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, varie figure del mondo deforme felliniano), rivediamo la parte magnificamente impersonata da Jack Nicholson contro Batman, un sinistro Joker.
Le schede diranno quanti gli hanno creduto: speriamo pochi ma in trent’anni d’ipnosi televisiva s’è allevata un’audience disintegrando pensiero e sentimenti; il malaffare fortunato ha dell’appeal anche ai piani sociali alti; lo slogan «arricchitevi » tocca corde sensibili; ed è notorio che siano tanti gli acquisibili mediante offerta fraudolenta d’un profitto illecito. E non dimentichiamo la Schadenfreude, gusto del male. L’apparente bagalone è negromante. Avversari deboli lo consideravano partner d’un normale gioco politico. Percepiscono i pericoli? Lascino qualche tempo sospesa la dialettica destra-sinistra: Arcore delenda est; l’effetto sarebbe tossico se B. riuscisse a infiltrarsi nel futuro assetto, ad esempio negoziando i voti quando le Camere eleggano il presidente della Repubblica.
(13 febbraio 2013)
MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.