La rivolta necessaria e lo squadrismo degli incappucciati

Paolo Flores d'Arcais

, da il Fatto quotidiano, 18 ottobre 2011

La rivolta è sacrosanta, il teppismo no, neppure per disperazione. Gli incappucciati che hanno bruciato macchine o devastato un negozio di “delikatessen” o mandato in frantumi la filiale di una banca, non hanno inferto nessun colpo “al cuore” (o al dito mignolo) dell’establishment, hanno invece impedito a duecentomila “indignati” di manifestare. Hanno impedito la rivolta, hanno calpestato la democrazia: col loro squadrismo.

Il ministro dell’Interno ha responsabilità decisive, c’è di un poliziotto che le spiega perfettamente. Ma il regime si servirà delle proprie colpe per qualche repressione a casaccio o per nuove “leggi Reale” (Di Pietro è impazzito?). Ora gli indignati vogliono riprendere la loro rivolta sacrosanta, individuando e denunciando teppisti e squadristi, perché non ci riprovino più.

Pagheranno comunque un prezzo, altissimo. Che avrebbero potuto evitare, se non avessero lasciato spazio all’ambiguità. C’erano gruppi e sigle che esigevano l’assalto ai palazzi del potere: ovvio che fossero incompatibili con la strategia degli indignati. Perché non sono stati esclusi subito? Perché questa soggezione, questa paura di rompere con chi vuole comunque la manifestazione/assalto? Aver legittimato la loro partecipazione parassitaria e inconciliabile è l’errore imperdonabile.

Ora, speriamo che il movimento rinasca. Perché c’è più che mai bisogno di indignazione e di rivolta. Democratica.

(18 ottobre 2011)

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