La scuola ricorre al Tar, ma la battaglia è politica

Anna Maria Bruni

Il ricorso intentato contro le circolari su iscrizioni e organici, aveva già ottenuto la dichiarazione di illegittimità nel luglio scorso. All’udienza i legali rappresentanti di 3mila privati, Flc.Cgil, Province, Comuni e Codacons. Grandi assenti, le Regioni.

Continua la battaglia contro lo stravolgimento delle scuole provocato dalla legge Gelmini. Anzi peggio, se è possibile, perché in questo caso si tratta di quelli che possiamo definire decreti attuativi – circolari, regolamenti, e propriamente decreti – riguardanti in questo caso le scuole superiori, imposti ben prima che fosse approvata la stessa legge. Provocando perciò danni materiali gravissimi sia per quanto riguarda le iscrizioni, sia verso gli organici. Non a caso il Tar del Lazio già a luglio scorso, pur negando la sospensiva, ha avviato un provvedimento d’urgenza per dichiarare illegittimi tali atti. Quello legale dunque stavolta è il piano scelto per continuare la battaglia. Seconda tappa giovedì scorso, 17 febbraio, giorno dell’udienza alla sezione III bis del Tribunale amministrativo con sede a Via Flaminia, a Roma.

“La sospensiva è stata negata – ha raccontato a MicroMega Milly Virgilio, legale rappresentante di parte “privata”, ovvero circa 3mila fra docenti, genitori, studenti e Ata – perché allora non avevamo documentato i casi di danneggiamento”. “Ma ora sono qui – ha continuato, battendo il dorso della mano sulla cartella – nero su bianco”. E solo lei ne ha in mano almeno trenta. Una docente di Parma trasferita a una distanza tale da dover spendere 2.500 euro l’anno per andare a lavorare, come dire due mesi di stipendio, un genitore di Genova che si è visto eliminare la seconda lingua dal corso dove aveva iscritto la figlia, riproposto a pagamento, un altro genitore che si è visto chiudere addirittura una scuola, e si trova ora a dover portare il figlio a scuola in un altro Comune, una docente di Perugia che si è vista assegnare ore in scuole da un capo all’altro della provincia. Sono solo alcuni degli esempi di problemi ingenerati da atti imposti in corso d’opera, ovvero prima che vi fosse una riorganizzazione tale da poter i genitori o gli stessi studenti iscriversi a corsi di studio certi, e riorganizzare o tutelare il proprio lavoro i docenti.

Motivo per cui anche l’Flc-Cgil ha intentato causa, e l’avvocato che rappresenta in particolare i lavoratori danneggiati, Isetta Barsanti Mercuri, ci ha fatto sapere che sono “230mila complessivamente i lavoratori precari, a causa di provvedimenti illegittimi”. E circa 20mila docenti e 14mila lavoratori Ata rappresentano il taglio previsto per l’anno scolastico 2011-12. Ora quindi. Non domani, e con gravi ricadute di qualità e di organizzazione del territorio. Per questo hanno abbracciato la causa anche almeno venti tra Comuni e Province, da Bologna a Vibo Valentia. Paola Pupino, dell’avvocatura provinciale di Pistoia, ha snocciolato i numeri dei tagli. “3.500.000 euro di fondi in meno, 340 Km di strade da manutenere, 100.000 euro di meno per il 2011”. Intanto “piovono citazioni per danni stradali che noi non sappiamo come affrontare, mentre i pendolari si moltiplicano, le scuole chiudono, gli studenti vengono accorpati nelle aule, aggravando il problema dell’edilizia scolastica a cui non sappiamo come porre rimedio perché senza fondi a cui attingere”.

Quarto quindi, il legale rappresentante del Codacons, che ha ben individuato i margini per una causa anche dal suo punto di vista. La vera sorpresa infatti non è che al momento in cui è cominciata l’udienza non si sia presentato alcun rappresentante della controparte, il Miur, le cui dichiarazioni, ma di più i fatti, hanno sempre lasciato intendere una sostanziale mancanza di rispetto per tutte le componenti del mondo della scuola. La vera sorpresa sono le Regioni, in particolare quelle di centro-sinistra, defilatesi una dopo l’altra. La Puglia, il cui presidente Vendola si è schierato apertamente dalla parte delle scuole, la Toscana di Rossi, nonostante diversi Comuni e Province siano presenti, e ancora l’Emilia-Romagna di Vasco Errani, presidente oltretutto della Conferenza Stato-Regioni. Il primo quindi a dover ravvisare se non altro un difetto di collaborazione fra Stato e Regioni, lì dove mentre “il potere si accentra fortissimamente – è sempre la Pupino a sottolinearlo – sulle Regioni, e a caduta sulle Province, ricadono i costi e i disagi fino all’impossibilità di gestire alcunché”.

Quale l’interesse delle Regioni, sovraccaricate dalla riforma del Titolo V e penalizzate da finanziamenti diventati briciole, a sottrarsi? E’ l’interrogativo sconcertante per tutti in quella sede. Unica non nominata è la presidente dell’Umbria, Katiuscia Marini, che ha all’attivo la sottoscrizione della causa e il finanziamento per la stabilizzazione dei precari da parte della provincia di Perugia. Certo è che questa assenza non può non saltare agli occhi dei giudici che nel corso dell’udienza, pur rilevando l’illegittimità degli atti, hanno chiarito la loro perplessità basata sulla validità di dichiarare nulli atti ormai posti in essere. I casi di danneggiamento, sui quali si innesterebbero peraltro i danni successivi, sono stati comunque sottoposti dagli avvocati e acquisiti così agli atti. In circa un mese o due si conoscerà la sentenza. Resta però aperto l’interrogativo, che a questo punto riporta la barra a dritta su una vera battaglia politica.

(22 febbraio 2011)

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