La sfida di Fini fra la Marcegaglia e i treni di Montezemolo
Emilio Carnevali
La tregua armata siglata da Berlusconi e Fini è un patto fra due debolezze. La sfida del presidente della Camera racchiude un tasso di rischio che le fa rasentare la temerarietà. Quali ostacoli dovrà superare? Quali sono le possibilità di successo?
La grande confusione che domina la scena non permette di fare previsioni certe sul se e quanto durerà la tregua armata siglata da Berlusconi e Fini.
Quel che è certo è che si tratta di un patto fra due debolezze: quella di Berlusconi, che a seguito del conflitto deflagrato questa estate nella maggioranza di governo ha visto scendere considerevolmente il consenso di cui gode nel Paese (fino al punto di essere costretto a rimettersi in tasca quelle elezioni anticipate sventolate più volte – come una minaccia – sotto il naso del suo alleato “infedele”); e quella di Fini, il cui progetto di una “destra europea” ha ancora bisogno di tempo per consolidarsi dal punto di vista strategico oltre che organizzativo.
La sfida lanciata da Fini racchiude un tasso di rischio che le fa rasentare la temerarietà: la storia personale del presidente della Camera e la cultura saldamente bipolare che egli ha sempre, orgogliosamente rivendicato lo costringono a puntare su un elettorato di centrodestra nel quale il “sovversivismo populista” berlusconiano è diventato un habitus mentale assai difficile da penetrare (soprattutto alla luce della vistosa sperequazione della potenza di fuoco mediatico fra i due leader).
Inoltre il forte accento posto da “Futuro e libertà” sulla questione delle regole e della legalità imporrà a Fini delle scelte che potrebbero minare la sua tattica del temporeggiamento. Il presidente della Camera ha sempre detto che i suoi sono disponibili a votare un “Lodo costituzionale” sulle alte cariche dello Stato, soluzione che però, per i suoi tempi molto lunghi, non garantisce abbastanza il presidente del Consiglio dalle sentenze in arrivo (in particolare da quella del processo Mills).
La via che Berlusconi imboccherà sarà dunque quella di una legge ordinaria e qui Fini sarà costretto a scegliere: da un lato prolungare la vita del governo sventando il rischio di una precipitazione improvvisa della situazione, dall’altra preservare la sua immagine di difensore della legalità costituzionale andando tuttavia incontro al salto nel buio della rottura definitiva.
Ciò che sembra invece incoraggiare l’operazione di Fini sono i grandi movimenti all’interno di quei settori della borghesia italiana sempre più insofferenti di un governo più Arcore Friendly che Business Friendly. Oggi il Corriere della Sera, parlando del caso apertosi sulle presunte minacce del Giornale nei confronti della Marcegaglia, ha messo in fila alcune delle più recenti dichiarazioni del capo degli industriali italiani sull’attuale esecutivo: “Il governo deve andare avanti, ma sappia che tutte le imprese e i cittadini stanno esaurendo la pazienza” (25 settembre 2010); “I conflitti personali, un governo che non ha più la maggioranza, non aiutano ad avere una concentrazione sui temi veri come il lavoro, l’occupazione e la crescita. Basta litigare” (16 settmebre 2010); “Il governo deve cambiare passo perché, in caso di mancata azione, il nostro sistema produttivo rischia di morire. E gli esami di riparazione sono finiti” (14 giugno 2009); “Basta promesse, vogliamo soldi veri, l’esecutivo sia pienamente consapevole della crisi. La situazione è grave, le imprese vogliono ossigeno” (15 marzo 2009).
Molto indicativa al fine di comprendere i conflitti in corso e gli eventuali scenari futuri è la cosiddetta “sfida dei treni veloci”: ieri i vertici di Ntv (Nuovo Trasporto Viaggiatori, società ferroviaria privata fondata da Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle, nel cui capitale figurano anche Intesa San Paolo e i francesi di Sncf, entrambi con quote del 20%) hanno attaccato a testa bassa l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti per i “comportamenti ostruzionistici” dell’operatore pubblico – ovvero per il rallentamento dell’omologazione dei nuovi treni la cui entrata in servizio è fissata per il settembre 2011. "Sono allibito”, ha dichiarato Della Valle, “nel vedere come Moretti entri a gamba tesa su tutto, tentando di delegittimare un’operazione che ha un unico difetto: è fatta da noi e non da loro.
Quindi dovrebbero pensarci coloro che riconfermano Moretti nell’incarico. Bisogna fare in modo che Moretti smetta di fare ostruzionismo contro Ntv. È molto meglio mandarlo a casa, anche perché Fs avrebbe bisogno di una persona molto più adatta di Moretti che, se avesse fatto meno lobby e avesse frequentato meno le segreterie dei partiti queste cose le avrebbe fatte anche lui”. Così invece Montezemolo: “Rifletta il governo perché nessuno verrà più a investire in Italia in assenza di regole chiare e di qualcuno che le faccia rispettare: un’Authority che, per ora, potrebbe essere la stessa Antitrust”.
A questa borghesia in cerca di una destra meno “mono-aziendale” il progetto di Fini potrebbe interessare molto: ma – mutuando la celebre domanda di Stalin sul papa alla vigilia della conferenza di Yalta – quante “divisioni” ha Gianfranco Fini? I voti nelle urne saranno pari agli attestati di stima?
(8 ottobre 2010)
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