La sfida di Vendola e l’eutanasia del Pd
Ma cos’è il Pd? Ma esiste il Pd? E qual è la sua strategia politica? Abbiamo capito male o si tratta della eliminazione di quel che rimane della Sinistra italiana? Insipienza politica assoluta o malafede? Com’è possibile che da grandi figure come Togliatti e De Gasperi, in questo “connubio” tra area ex comunista e ex democristiana, si sia arrivati a dei mediocri figuri come Letta e Bersani, Veltroni e Fassino, D’Alema e Franceschini? Personalmente, avevo dato un certo credito a Bersani, lo confesso, che mi pareva “solido”, un esponente del “partito degli amministratori” targato Emilia Romagna. Nessuna illusione, ma la convinzione che avrebbe cercato di recuperare un po’ di serietà e di politica vera. Ma la delusione è stata grande, benché, in definitiva, non mi ha stupito. Troppe sono state le delusioni precedenti. Mi ero addirittura abituato anche io a ripetere che “D’Alema è intelligente”. E ho resistito a decretare che se lo è, “lavora per il nemico”; altrimenti come spiegare le sue ineffabili strategie che portano alla sconfitta, inanellandone una dopo l’altra, sempre presentandosi, a cose fatte, anzi, disfatte, come “io l’avevo detto”. Straordinario, davvero. Su Veltroni avevo creduto che fosse stata posta una pietra tombale (politicamente, intendo), dopo il capolavoro che ha portato il fascista Alemanno al Campidoglio, e Berlusconi a Palazzo Chigi, dopo aver sfiancato il Governo Prodi. Il solo vantaggio di quel capolavoro fu (credemmo) che il sullodato uscì di scena. Ma forse era stata un’illusione. E ora, per esempio, scopriamo che nel Pd esiste una corrente (o sub corrente) dei “veltroniani”, che, per esempio, in Umbria, nella definizione delle candidature alle imminenti elezioni regionali, gioca contro i fassiniani… E viceversa.
Già, le regionali… Il caso più interessante, che ha del clamoroso, riguarda la Puglia. Là c’è stata – e c’è ancora, nella sua fine mandato – un’amministrazione che ha svolto un lavoro importante, anche se non molto visibile sul piano della opinione pubblica, o meglio di quella che i media formano per poi dirci che la gente pensa, la gente vuole ecc. Sul piano della difesa dell’ambiente e del territorio, sul piano della formazione professionale, ad esempio, la Puglia dell’ultimo quinquennio è stata all’avanguardia sul piano nazionale. Certo, sono stati compiuti errori, commesse ingenuità e leggerezze, ma con onestà bisogna riconoscere che di gran lunga i dati positivi hanno sopravanzato quelli negativi: e che perlopiù, nell’ambito della Giunta regionale, i personaggi dannosi, sono stati imposti da forze esterne al presidente, Nichi Vendola.
Come sappiamo, la sua Amministrazione è stata coinvolta nell’ultimo anno in qualche vicenda giudiziaria, legata essenzialmente alla gestione della Sanità, dove peraltro, a quanto risulta, il chiacchierato assessore (poi dimesso), era legato a Massimo D’Alema. Il quale continua a comportarsi come vicerè di un territorio dove il potere del monarca evidentemente non arriva. Peccato che là il sovrano – ossia il presidente della Giunta, nel caso Vendola – ci fosse e ci sia, tuttora. Ma D’Alema e i suoi boys hanno deciso che andava sacrificato sull’altare dell’alleanza “strategica” con Casini, a cui il candidato proposto dalla dirigenza Pd, Francesco Boccia, già sonoramente sconfitto da Vendola alle primarie di cinque anni or sono, ha subito offerto una succulenta disponibilità in caso di vittoria alla privatizzazione (“morbida”) dell’acqua: che fosse un messaggio per Caltagirone, casualmente suocero di Casini, e gran signore delle acque? Ma Boccia si è detto pure a favore delle centrali nucleari… Insomma, un “moderato” (l’etichetta è di Casini) all’insegna di un concetto di “moderno” fatto apposta per piacere a lor signori, avrebbe detto il mitico Fortebraccio. Vero, che poi Boccia è stato costretto a fare marcia indietro e a dire parole contro la privatizzazione delle acque, ma il dado ormai era tratto.
Stupisce la mobilitazione in forze della dirigenza nazionale in Puglia non per sconfiggere la destra, ma per sconfiggere l’anomalia rappresentata da Vendola, un uomo onesto e libero, un autentico progressista, per il quale il meglio della cultura pugliese, e non solo, si è schierato. Vendola (che non conosco personalmente), il comunista cristiano omosessuale, uomo di cultura, sensibile e aperto,me anche uomo che, con alterne vicende, errori e cadute, ha cercato, riuscendoci almeno in parte, a invertire il senso di marcia della storia nella sua regione, a restituirle un po’ di prospettiva. Commentando l’esperienza governativa di Vendola, il regista Edoardo Winspeare, uno degli esponenti della nuova intelligencija pugliese, ha detto: “Non c’è più quel disfattismo senza speranza di prima” (il manifesto, 21 gennaio). Ebbene, cosa avrebbe fatto una forza politica di sinistra, cosa avrebbe fatto un movimento che si ispiri a ideali di progresso culturale e di difesa di valori autentici, davanti a un’esperienza come questa? L’avrebbe sostenuto a spada tratta. Avrebbe cercato di farla continuare, correggendo errori, e soprattutto, smettendo di interferire dal centro, imponendo nomi, o scelte. E invece, Vendola è diventato, per i capi del Pd, il nemico da abbattere, usando ogni mezzo.
Ora, la mobilitazione della base ha ottenuto le primarie, per scegliere il candidato presidente, con un esempio di potere dal basso che sconfigge le burocrazie e i mandarini di partito; ma il Pd non ha mostrato alcun segnale di resipiscenza, e sembra puntare diritto, sereno, verso un nuovo episodio della propria eutanasia. Purtroppo, in questo lento procedere di una morte annunciata, non sarà soltanto quel partito a scomparire, ma una fetta, non la peggiore, d’Italia. Urge, perciò, continuare sulla strada di una riappropriazione dei diritti attivi da parte dei cittadini consapevoli, un’azione continua e incessante, che faccia sentire che democrazia, in una situazione in cui le oligarchie dominano (la politica oltre che la finanza e l’informazione), è e deve essere qualcosa che nasce dalla percezione dei bisogni reali di donne e uomini e dalla loro trasformazione in lavoro culturale che precede e accompagna ogni opzione politica. Forse Vendola sarà sconfitto, ma aver imposto le primarie, contro i tentativi oscuri di eliminarlo dalla stessa competizione, è già un risultato simbolico (oltre che pratico) importante. Che ci può dare un minimo di fiducia nell’avvenire.
Angelo d’Orsi
(22 gennaio 2010)
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