La solitudine dei lavoratori

Paolo Ferrero

Sono stato a San Giovanni a Teduccio, dove c’è un presidio Eutelia. La vertenza Eutelia, settore informatico, va avanti da mesi. Una vicenda esemplare, questa, dell’Italia dei nostri anni. Un vertice proprietario indagato per “associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale”. Un’azienda che viene smembrata e trasferita solo per favorire i processi speculativi della proprietà. Da un giorno all’altro, qui a San Giovanni a Teduccio, i lavoratori si sono visti sfilare dall’esistenza il posto di lavoro.

E’ dall’inizio che siamo scesi in piazza a sostegno dei lavoratori. Ricordo le interpellanze parlamentari del 2008. Ma quando uno di loro mi dice che “I politici sono tutti uguali! Noi non andremo a votare!”, capisco il suo disagio. Noi di Rifondazione ci siamo impegnati con loro, nelle lotte. Abbiamo scritto una lettera urgente d’intervento a Silvio Berlusconi, abbiamo chiesto un decreto al governo, fatto interpellanze, manifestazioni con i lavoratori, abbiamo dato vita all’Arancia metalmeccanica per dichiarare forte la nostra solidarietà.

Eppure la solitudine resta. E’ nella quotidianità che noi, a sinistra, non siamo fino adesso riusciti a modificare la loro vita. Si sentono soli. Per loro, destra o sinistra qui non ha fatto la differenza. Ad andar bene in Campania la sinistra ha fatto politiche liberali. Spesso molto peggio. Clientela, corruzione. Certo non ha mai messo il lavoro al centro dei suoi obiettivi. Né il lavoro, né i diritti dei lavoratori. Qui, in Campania devi ottenere per favore ciò che spetta per diritto. Penso che come sinistra, se vogliamo tornare a esistere, dobbiamo cambiare registro.

Trovo un’ulteriore risposta alla disperazione di queste persone quando ci spostiamo di qualche chilometro. A Vigliena, sul lungomare vicino al presidio Eutelia, vicinissima alle case, c’è la centrale elettrica a turbogas. Un mostro di metallo e cemento che è stato costruito a dispetto delle proteste dei cittadini. Un cubo grigio che potrebbe saltare in aria con poco. Un cubo che, come dice un amico e compagno di lotte, Mimmo, costringe chi abita vicino a vivere notte e giorno come in una discoteca. Luci intermittenti sempre accese filtrano dalle persiane. Un rumore come se “mia figlia stesse tutto il giorno con il phon acceso”, racconta. Sono state raccolte migliaia di firme perché la centrale non venisse costruita. In questi anni, su sessanta famiglie che abitano in un palazzo vicino, ventotto casi di tumore. Adesso tutta la vicenda è in mano alla magistratura.

(8 marzo 2010)

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