La sovranità sui nostri tesori
Salvatore Settis
, da Repubblica, 1 dicembre 2013
Ma di chi sono i paesaggi, chi può fotografarli? Sindaci e assessori si sdegnano se McDonald’s o Monsanto li usano come sfondo per pubblicità, per giunta senza chiedere autorizzazioni. Il paesaggio, le opere d’arte, i centri storici, hanno dunque un copyright comunale? E chi l’ha detto?
Sarebbe bello, se le pubbliche istituzioni facessero sempre buon uso delle proprie icone-immagine, ma non è così. I bronzi di Riace ridotti dalla Regione Calabria, in un costosissimo spot, a pupazzi che fra mille contorsioni adescano turisti sono più leciti delle foto dei bronzi che reclamizzano la gastronomia locale? E il Consorzio del Prosciutto Toscano fa bene a metter fianco a fianco un prosciutto e il Davide di Michelangelo sotto lo slogan "Un capolavoro sulla tua tavola"? È una questione di gusti, o un problema di diritti? E chi difende il diritto all’immagine, non lo farà perché vuole esiger balzelli?
Paesaggi e centri storici sono, dice la Costituzione, di tutti. Il vero problema, prima che la pubblicità, è la commercializzazione di tutto: le città toscane informano i turisti che sono in un “centro commerciale naturale”, e così finalmente sappiamo che i nostri avi non costruivano città, ma centri commerciali. Il Ministero dei Beni culturali che (in era Bondi) diffondeva manifesti col Davide (ancora lui) portato via dagli elicotteri, minacciando “Se non lo visiti lo portiamo via” è meglio del Davide-prosciutto?
Per una volta, il discrimine non è tra pubblico e privato. Il punto è l’uso che le istituzioni in primis e i cittadini a seguire (anche le imprese) fanno dei nostri tesori. In Val d’Orcia sarebbero più credibili quando difendono il paesaggio, se non avessero monetizzato l’etichetta di sito Unesco autorizzando a Monticchiello non solo villette a schiera ma la pubblicità che invitava a comprarsele perché “in un sito Unesco”. Di questa mercificazione tutti siamo colpevoli, se non diciamo che città, paesaggi, opere d’arte non sono macchine per soldi, ma strumento di eguaglianza, ingranaggio di un diritto alla cultura che la Costituzione garantisce ai cittadini.
E quando (è notizia di questi giorni) sentiamo che il Corridoio Vasariano, passaggio segreto in cui i granduchi andavano da Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti sull’alto di Ponte Vecchio, sarà visitabile a cura di un concessionario (Civita), per cui chi ha diritto all’ingresso gratuito pagherà “solo” 16 euro, il torto è del privato che lucra su un bene pubblico, o dell’istituzione che gli regge il sacco? I lavoratori della Soprintendenza vogliono garantire gli stessi servizi senza costi aggiuntivi, e il ministro Bray li approva via twitter perché «impegnati nella difesa della Costituzione ». Il Corridoio, anziché «passaggio segreto per gli interessi privati» (Tomaso Montanari), può inaugurare la strada della trasparenza, se ci ricorderemo che su paesaggi e opere d’arte non ci sono copyright. Che i sovrani siamo noi, i cittadini.
(2 dicembre 2013)
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