La truffa ai migranti che non sono nipoti di Mubarak

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Cinque operai extracomunitari sono dal 31 ottobre a decine di metri d’altezza in cima a una gru, a Brescia. Protestano contro la vergognosa truffa che il governo ha perpetuato nei loro confronti.

Assieme ad altri migliaia di migranti, i cinque saliti sulla gru, avevano creduto al governo quando questi aveva promesso la normalizzazione delle loro condizioni, il permesso di soggiorno in cambio del pagamento di una tassa e dei contributi previdenziali. Così tutti costoro hanno pagato come minimo qualche migliaio di euro, tra tassa e contributi previdenziali, per vedersi riconoscere il permesso di soggiorno e non essere più clandestini.

Ebbene, a seguito di una circolare del Ministero degli Interni a firma del capo della polizia Manganelli, questo loro contributo è stato semplicemente incamerato, ma la loro situazione è rimasta la stessa. Infatti, con un vergognoso comma 22, questa circolare dice che se un clandestino paga per emergere vuol dire che era clandestino e, pertanto, deve essere espulso.

Alcuni dei lavoratori sulla gru sono egiziani, ma non sono nipoti di Mubarak. Per questo lo stesso governo e lo stesso Ministero degli Interni che si permettono i comportamenti scandalosi di questi giorni, sono coloro che applicano una vergognosa persecuzione nei confronti di migranti che, lo ripetiamo, hanno avuto fiducia nello stato e hanno pensato di regolarizzare la loro posizione pagando tutti i soldi che gli venivano richiesti.

Questa è l’Italia di oggi. Contro quest’Italia leghista e berlusconiana, nipotina di Mubarak e Gheddafi, il 6 novembre a Brescia migranti e italiani manifesteranno in piazza.

Giorgio Cremaschi

(2 novembre 2010)

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