La vittoria di Hollande in Francia sanzionerebbe l’Europa di Merkel
Marco Cesario
“Tasserò al 75% tutti coloro che guadagnano oltre il milione di euro”. Quando il candidato socialista François Hollande ha lanciato il missile terra-aria in diretta televisiva qualcuno in Europa sarà saltato dalla sedia. Altri addirittura saranno caduti col sedere per terra, stravolti da parole che sembrano provenire da un altro pianeta. Hollande è forse impazzito? No, di certo.
Abituati da mesi ad essere imboccati a colpi di cucchiaini amari di spread, manovre, tagli, sacrifici – spesso e volentieri solo a danno dei ceti meno abbienti – sentire il candidato socialista alle presidenziali della seconda economia europea dire ancora “qualcosa di sinistra” è come sentire parlare latino a Roma o accadico in Iraq. In tempi così bersaniamente oscuri, si tratta di lingue oramai scomparse che pochi specialisti (o nostalgici asserragliati sulla Piazza Rossa) conoscono ancora.
Il risultato è dei più ovvi ma anche il più desolante. Il quadrumvirato dei tenori che preparano per noi un’Europa, se possibile, ancora più ingiusta ed antisociale – Merkel, Monti, Cameron e Rajoy – ha già fatto quadrato ed ha già provveduto ad isolare per bene il candidato socialista. Non è un caso infatti che Hollande si sia già recato a Berlino, Roma e Londra senza però riuscire ad incontrare nessuno dei tenori europei.
Dal canto suo Angela Merkel, vero ex Deus machina di questa nuova Europa rampante, aveva già dimostrato il 6 Febbraio scorso, in un’intervista incrociata con il suo omologo francese, il suo sarkozismo di fondo. Ma il problema in realtà è un altro ed è come il segreto di Pulcinella. Hollande vorrebbe rinegoziare il patto di stabilità – accordo che dovrebbe servire a tenere a bada il disavanzo nell’eurozona – in quanto tradirebbe la sovranità e la democrazia francese. Parole da giacobino, non c’è dubbio.
I leader conservatori europei sono dunque estremamente preoccupati per la sopravvivenza del fiscal compact, l’integrazione fiscale nell’eurozona, in quanto il voto francese si potrebbe trasformare rapidamente in una sorta di referendum sull’Europa dell’austerity voluta dalla Merkel. Un’eventuale vittoria di Hollande significherebbe non solo rimettere in discussione un modello dogmatico oramai cristallizzato ma anche aprire una breccia, una fronda del dissenso di altri paesi, dissenso che per ora non osa manifestarsi apertamente o forse cova sotto la cenere.
La Francia, storicamente, già ci ha abituati a questo genere di eclatanti capovolgimenti di fronte. Se la seconda economia europea dovesse prendere questa strada chissà che forse anche l’Italia non riesca nel 2013 a ridestarsi dal breve ma plumbeo sonno montiano nella quale sembra sprofondata.
(5 marzo 2012)
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