L’ago della sbilancia
Ufficio Presidenza Pdl.
Parte all’attacco Silvio Berlusconi
arringando il parterre della sue ancelle:
“Certi piemme, rossi belli e buoni,
vogliono far cadere il mio governo
e farmi ruzzolare dal sedile,
del voto popolar prendendo scherno.
Sull’orlo siam di una guerra civile
che l’equilibrio costituzional
fra i poteri statali fa saltare
e gli eversori stan nei tribunal.
Ma io non mi farò mai più fregare,
studiando coi legali tutti i modi
affinché mai nessuno mi prelevi
e mi porti in prigion…! Forza coi lodi
e avanti tutta coi processi brevi!”
Ad un tipo che scappa dai processi
se non da quando è nato, poco dopo,
ad un che i tribunali ha fatto fessi
la vita dedicando a questo scopo,
a un tipo che ha insultato i magistrati
e ha investito montagne di dané
in azzeccagarbugli ed avvocati,
portando in Parlamento i suoi lacché,
come ribatte il Massimo Garante,
cosa dice l’ Altissima Bilancia?
Gli dedica un cazziaton gigante
od almeno un buffetto sulla guancia?
Niente di tutto questo. Il presidente,
appena sveglio dal suo sonnellino
ed in attesa di un caffè bollente,
con un cerchiobottista fervorino
richiede autocontrollo a tutti quanti:
“Fermiam qui la drammatizzazione
che se fra istituzion belligeranti
può fare molto male alla Nazione.
Ogni giudice faccia il suo mestiere
tacendo pur se l’imputato attacca
e stia tranquillo anche il Cavaliere,
poiché il governo attuale non sbaracca
finché la maggioranza lo sorregge…”
Che poi il premier sia un giorno condannato
in quanto corruttore per la legge
o, peggio ancor, di mafia sia imputato,
è un problema del tutto secondario
che alla Bilancia, ahimé, non interessa.
Per ringraziar l’arzillo ottuagenario
i soi-disant statisti fan la ressa:
Bersani, del Pd nuova sciagura,
Schifani, già avvocato di mafiosi,
Alfano, della legge la jattura
e Fini, detto ormai metempsicosi.
Ma è Silvio Berlusconi il meno prete
quando dice alla gente che lo ascolta:
“Io sono un capomafia, lo sapete…”
E gli crediamo, per la prima volta.
(30 novembre 2009)
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