L’alta tensione di Bersani in Tv

Andrea Scanzi

, da Il Fatto quotidiano, 3 marzo 2012

Una cosa è chiara a tutti, dopo l’ultima puntata di Servizio Pubblico: Pier Luigi Bersani non si fa intimidire. O perlomeno ne è convinto. Al punto da ripeterlo anche a una povera ragazza del pubblico, a margine della registrazione: “Non mi faccio intimidire!”. Neanche avesse avuto davanti il Tribunale del Popolo. Oltretutto l’ambizione di intimidire Bersani è scarsamente in voga: a nessuno piace vincere facile. La performance di Bersani è già nella leggenda, non meno di quella di “Lady Blackberry” Ravetto a Ballarò o dell’Alpino Alemanno a In onda. Bersani ha sbagliato tutto, con una dedizione encomiabile all’harakiri mediatico.

Chiamato a difendere il Tav, ha esordito così: “Mah”. Una sintesi del suo pensiero politico. Ha scandito sillabe (“Un tema i-ne-lu-di-bii-leee”), sbagliato dati, allungato (“Si discuuuuute”) e abolito consonanti (“E alora, e alora, e alora!”). Sul volto, fiammeggiante, era scolpito il carisma di un Gormita avvolto da una perenne eclissi. Puntualmente dominato da qualsiasi interlocutore, fosse Landini o il leader No-Tav Perino, Bersani ha sfogato la propria frustrazione demolendo le fondamenta della sintassi, con un afflato degno di un Gadda emiliano che il pasticciaccio non lo scrive ma lo vive. “Oh perbacco!” (grado massimo di cipiglio); “Non cerchiamo di non essere ingenui. Ci sono componenti violente eversive che cercano l’acqua dove nuotare. Attenzione, tre volte attenzione”.

Un profluvio di refusi e crasi: “Dice domani Monti ecc dica per esempio la cosa da fare: forza” (forza); “E quindi tornando lì io ho fatto wow il Presidente in Emilia Romagna” (wow); “Ehhhh, ehhhh” (chiare citazioni del suo idolo Vasco); Non è il disagio che produce il terrorismo, è il terrorismo che c’è comunque e che può navigare nel disagio” (Quello in confronto è Goethe). Come l’apparizione di una massaia in una pellicola di Bertolucci, è poi comparsa Loredana Bellone, sindaco di San Didero: “Bersani non riesce a comprendere la situazione che c’è in questa valle”. Bersani si è piccato, non meno di un calvo a contatto col poster dei Bee Gees. Da qui la memorabile rampogna: “Eh no eh, cara mia, no no no, no no no. Non è questo. Anche se sei della Val di Susa non puoi aver sempre dir cose non son così dai. Su. Perché poi ci siet, no! Perché gli enti locali siete mica solo voi, no? Su. Eh. Parliamoci chiaro. Dai. Va là, su dai. Ghm ghm ghm”.

Ogni tanto Bersani buttava là una frase teoricamente icastica (“Con le balle non si va avanti”), con la sicurezza del bullo che grida “scopa” quando gli altri giocano a tressette. Le ultime cartucce hanno attinto al dadaismo: “I monopolisti della morale a me non girano” (ce l’aveva con Travaglio); “Un po’ di morale ce l’ho anch’io, eh. Chiudiamo il libro. Bersani, la Cmc, oooohhhh. (..) Ricordiamo bene. Chiudo. Okay. (..) Ah insisti, insisti. Okay. No no no no, ehhhh ma no. Ahhh. Eh beh. Vorrei vedere. Farà fatica lei adesso. No no no no. Attenzione eh. C’è un limite” (non alla dislessia, a quanto pare). Bersani ha ribadito che “si sa come si comincia ma non quando si finisce” (perle di saggezza). Si è intervistato da solo (“Cos’è la democrazia?”).

Ha citato gli “a-nar-co in-sur-re-zio-na-li-sssssti” e i “concetti bagici”. Quindi, in un colpo di reni ipotetico, ha azzardato una soluzione rivoluzionaria per gli esodati: “Sperimentiamo”. Irene Tinagli ha chiesto: “Sperimentiamo cosa?”. Di colpo Bersani è sembrato il Montezemolo di Crozza, che chiede ad Emma di passargli il foglio del “come”. Con le differenze, nello specifico, che la pagina riguardava il “cosa”, la persona a cui chiedere si chiama Massimo e, soprattutto, la comicità pareva involontaria. Non lo intimiderete. Perbacco. E alora? Eeehhh.

(4 marzo 2012)

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