Lampedusa, se Grillo fa il leghista

Giacomo Russo Spena

Di sicuro i grillini si occupano più di ecologia che di immigrazione. E certamente sono più preparati sull’energia fotovoltaica che sui flussi migratori del nostro pianeta. Nell’era della globalizzazione. Argomento che, tra l’altro, prevede pochissime righe sui programmi del movimento a Cinque Stelle. Ma ignorare un tema è legittimo, fare proclami populistici (che sfiorano la xenofobia) un po’ meno. Altrimenti si assomiglia alla Lega del “fòra di ball”.

Era il 5 ottobre 2007 quando Beppe Grillo scriveva nel suo blog cavalcando il clima securitario: “Un paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia”. Pochi mesi dopo attaccava l’allora ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero definendolo un “irresponsabile” per la sua politica di gestione dei flussi e invitandolo, in soldoni, ad accogliere gli immigrati a casa sua. Poi più nulla. Per anni il silenzio di Grillo sulle questioni migratorie forse in attesa di un nuovo allarme. Quale occasione migliore del dramma di Lampedusa per dar fiato a nuovi “strilli” (di questo si tratta) demagogici?

“Una domanda: se Ben Alì era un dittatore e ora c’è la democrazia, allora da chi scappano i tunisini? Si discute di tendopoli da piazzare un po’ in tutta Italia per ospitarli. Propongo di farle alle frontiere della Francia. Una a Ventimiglia, una al Frejùs, una a Courmayeur. Se loro schierano le forze armate francesi, noi schiereremo gli extracomunitari” (beppegrillo.it, 30 marzo 2011). Questo il Grillo pensiero che in maniera neanche troppo velata apre ai respingimenti: insomma questi immigrati vanno spediti in Francia!

Si avalla così in un colpo solo la divisione del ministro Maroni tra libici (profughi di guerra) e tunisini (clandestini e invasori) ignorando la situazione della Tunisia, dove continuano ancora oggi scontri a fuoco tra le opposte fazioni e l’economia è al collasso. A nessuno è venuto in mente di chiedere agli “stranieri con le Adidas ai piedi” di sentire le loro storie, le loro sofferenze, i loro desideri (molti neanche si vogliono fermare in Italia preferendo l’Europa). Sono semplicemente un problema.

La verità è un’altra. In questa tragedia manca la politica, manca un vero piano per fronteggiare con intelligenza e responsabilità l’emergenza, manca la conoscenza delle rivoluzioni che stanno sconvolgendo i paesi del Mediterraneo. Nessuno qui sta negando le difficoltà di Lampedusa, e dei suoi abitanti, ma è ovvio che i proclami populistici, modello Lega, vanno alla pancia della gente fomentando la “paura dello straniero”. Ma di certo non sono la soluzione, come non lo sono i Cie o le galere etniche. I commenti sul blog di Grillo sono ancor peggiori. Forse il “grillismo” sull’immigrazione è più vicino alla Lega di quanto si pensi.

(30 marzo 2011)

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