LaTorre peRdente

Carlo Cornaglia

Del Pd fra le zavorre
più dannose c’è Latorre,
voce e braccio di D’Alema:
apre bocca ed è un problema.

Infinite le sue gesta
che scatenan la protesta
di incrollabili elettori,
infiniti i suoi favori

riservati a questo e quello,
da Bocchino a Quagliariello,
pur di nuocere al partito.
Se Latorre muove un dito,

si scatena un gran casino.
Anni fa aiutò Bocchino
di Donadi sotto scacco:
un pizzin e dall’attacco

in un amen lo salvò.
C’è chi dice che tentò,
è avvenuto l’altro ieri,
di scambiare i prigionieri

del Pd e del Pdl
con due votazion gemelle
alla Camera e al Senato
e…Tedesco si è salvato

mentre Papa sta in galera,
col Pd nella bufera.
Non soltanto. Il suo pulsante
nel momento culminante

fu disobbediente al dito
e, votò contro il partito,
la salvezza di Tedesco.
Poi, per arricchir l’affresco,

di Dell’Utri è estimatore,
“Positivo, di spessore…”,
ovviamente ricambiato:
“Di buon senso, illuminato…”.

Il neodoroteo Latorre
coi suoi atti fa supporre
una cieca devozione
per inciucio e mediazione,

sul modello di D’Alema
che ne collaudò il sistema
già con la Bicamerale,
che fu il nostro funerale

e il trionfo dei Forzuti.
Basti dir che Bonaiuti,
gazzettin del Capellone,
in un’intercettazione

ad Augusto Minzolini,
raccomanda: “Mai casini
che a Latorre faccian male
nel tuo bel telegiornale.

Parla in nome di D’Alema
e per lui nessun problema,
poiché spesso ci soccorre.!”
Con i tipi alla Latorre

il futuro del partito
è un successo garantito:
fra un inciucio ed un pizzino
starà in vita col sondino.

(31 luglio 2011)

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