Lavoro / “Sacconi, spot vergognoso”
Mauro Munafò
Un gruppo di medici del lavoro e di rappresentanti sindacali attacca la campagna del ministro per la sicurezza sul lavoro: «Si colpevolizzano gli operai, che sono l’anello debole, e si deresponsabilizzano gli imprenditori»
, da L’espresso
Doveva sensibilizzare sul delicato tema delle morti bianche e sulla sicurezza sul posto di lavoro, ma ha finito per alimentare un’accesa polemica. La campagna di comunicazione scelta dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha scatenato invece una protesta dal basso di medici del lavoro e rappresentanti della sicurezza in fabbrica, da cui è nato un appello condiviso per chiederne la rimozione. Tutta colpa dello slogan finale e del messaggio che «colpevolizza il lavoratore stesso», come dicono i promotori dell’iniziativa.
Gli spot (televisivi e radiofonici) e i manifesti mostrano un capo cantiere che abbraccia la sua famiglia, un’operaia edile che saluta con affetto il suo ragazzo, un bracciante agricolo extracomunitario che gioca con il figlio. E alla fine appare il messaggio "Sicurezza sul lavoro, la pretende chi si vuole bene".
Uno slogan che, insieme al resto, ha fatto cadere le braccia a diversi operatori del settore: come Andrea Bagaglio (medico del lavoro di Varese), Leopoldo Pileggi (che si occupa di sicurezza nelle fabbriche di Correggio) e Marco Bazzoni (operaio e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza a Firenze). Così è nato il documento di protesta che sta raccogliendo l’adesione di decine di professionisti, medici del lavoro, comunicatori del sociale ed esponenti sindacali. Nel testo non vengono risparmiate parole durissime contro l’intera campagna, definita «vergognosa, inutile e dannosa».
Al centro della polemica c’è la scelta del ministero di additare la responsabilità degli incidenti ai comportamenti del singolo, piuttosto che alle carenze strutturali dei luoghi in cui il lavoro si svolge. «Questi spot non sono solo inutili», si legge nell’appello «ma anche dannosi per l’immagine di chi ogni giorno rischia la vita, e non perché gli piaccia esercitarsi in sport estremi. Spot che colpevolizzano sottilmente il lavoratore stesso, nascondendo una realtà drammatica: l’attuale organizzazione del lavoro offre ben poche possibilità al lavoratore di ribellarsi a condizioni di lavoro sempre più precarie in tema di sicurezza».
Il fenomeno delle morti bianche costa all’Italia un pesante tributo di vite umane e un salato conto economico. Secondo i dati Inail nel solo 2009 sono morti sul posto di lavoro 1.050 italiani, un numero fortunatamente in calo rispetto ai 1.478 del 2002. Una tragedia quotidiana che ha anche un suo risvolto monetario e pesa per 45 miliardi l’anno sulle finanze pubbliche.
Dallo stesso sito del ministero si può leggere un’indiretta risposta alle proteste. «La maggior parte degli incidenti sul lavoro possono definirsi di natura "comportamentale"», si legge sul sito di presentazione della campagna. «Con questo dato, naturalmente, non si vuole imputare la responsabilità del fenomeno al lavoratore ma, al contrario, evidenziare quanto sia importante l’investimento delle imprese e delle istituzioni pubbliche nella formazione, nell’informazione e in tutte quelle attività che consentono di prevenire il determinarsi di una condizione di rischio».
Giustificazioni che però non hanno convinto i promotori dell’appello che denunciano l’alleggerimento, voluto dal governo, delle sanzioni e delle pene previste per chi non garantisce un posto di lavoro in sicurezza e chiedono una comunicazione che tenga conto anche delle responsabilità degli imprenditori. Non ultima la richiesta di «più ispettori Asl e più risorse, affinché la mattanza quotidiana dei lavoratori abbia fine. Non si raggiunga il profitto a tutti i costi e soprattutto non lo si faccia attraverso il sacrificio di vite umane innocenti».
Pubblichiamo qui di seguito il testo completo dell’appello. Per aderire serve mandare una mail con nome, cognome e occupazione a bazzoni_m@tin.it
La campagna per la sicurezza sul lavoro, promossa dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali recita "Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene". Un messaggio e due spot: rivolti solo al lavoratore e non a tutti gli "attori" coinvolti.
Dopo aver frantumato il Dlgs 81 del 2008 del Governo Prodi, hanno ben pensato di correggerlo con il decreto correttivo Dlgs 106/09 (sanzioni dimezzate ai datori di lavoro, dirigenti, preposti, arresto in alcuni casi sostituito con l’ammenda, salvamanager, ecc).
Ora il governo cerca di rifarsi la "verginità" con spot inutili che costano alle nostre tasche ben 9 milioni di euro. Spot non solo inutili, ma anche dannosi per l’immagine di chi ogni giorno rischia la vita, e non perché gli piaccia esercitarsi in sport estremi. Spot che colpevolizzano sottilmente il lavoratore stesso, nascondendo una realtà drammatica: l’attuale organizzazione del lavoro offre ben poche possibilità al lavoratore di ribellarsi a condizioni di lavoro sempre più precarie in tema di sicurezza.
E’ una campagna vergognosa perché oggi il lavoratore ha ben poche possibilità di rispettare lo slogan "Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene", quasi che la mancanza di sicurezza fosse imputabile al fatto che il lavoratore non vuole bene a se stesso ed ai suoi familiari. Non dice nulla di chi deve garantire la sicurezza per legge, ovvero i datori di lavoro. Sottovaluta i rapporti di forza nei luoghi di lavoro. Non accenna minimamente al fatto che i lavoratori, specialmente di questi tempi, sono sempre più ricattabili e non hanno possibilità di scegliere di fronte ad un lavoro in nero, un lavoro precario e un lavoro a tempo determinato, mentre devono viceversa sottostare a ritmi da Medio Evo.
La campagna dovrebbe invece avviare un processo di comunicazione diffusa, in modo da rendere nota a tutti la necessità di un impegno costante da parte di tutti gli "attori" coinvolti, soprattutto di chi deve garantire la sicurezza. Questi spot devono essere sostituiti da una campagna di comunicazione che dovrà puntare sulle responsabilità civili, penali e non ultime anche etico-morali che l’imprenditore deve assumersi per tutelare l’integrità delle persone che lavorano per lui. Via questi spot vergognosi. Pretendiamo viceversa più ispettori ASL e più risorse, affinché la mattanza quotidiana dei lavoratori abbia fine. Non si raggiunga il profitto a tutti i costi e soprattutto non lo si faccia attraverso il sacrificio di vite umane innocenti.
(11 ottobre 2010)
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