Le civiche Coccinelle e la lotta (integrata) alla vecchia politica (infestante)
Fabrizio Tassi
All’inizio eravamo in tre. Erano gli ultimi giorni di agosto dell’anno scorso. In ottobre c’erano già 90 persone disponibili a lavorare sul programma. A marzo eravamo la prima forza politica in città quanto a numero di iscritti (160 tesserati). Per non parlare delle presenze (centinaia) ai convegni, le manifestazioni, i presidi, le assemblee, gli aperitivi tematici, le iniziative culturali organizzate in 8 mesi di lavoro (faticosi e indimenticabili), a partire dalla prima presentazione pubblica, che coinvolse 350 persone e alimentò un entusiasmo (politico!) mai visto dalle nostre parti. Risultato finale: quasi 4 mila voti, corrispondenti al 26,70% dei votanti della città di Abbiategrasso (32 mila abitanti nella provincia di Milano a guida Pdl-Cl-Lega). Per una lista civica nata da zero, che si schierava contro le corazzate del centrodestra e del centrosinistra.
Partiamo da qui, dai numeri, che non sono opinioni. L’impresa è evidente anche per chi si accontenta della superficie delle cose. Poi c’è la sostanza, che è politica nel senso più nobile ma anche più concreto del termine: una porzione di utopia e una dose massiccia di pragmatismo (al bando le vuote parole-totem con cui la sinistra si mette in scena, spazio ai problemi e alle possibili soluzioni), partecipazione (applicando il metodo del consenso), ascolto (una campagna elettorale “porta a porta”, condotta per strada e nelle case dei cittadini). Ecco cosa può fare un movimento nato dal basso, riunito intorno a una persona come Domenico Finiguerra e alla sua rivoluzione – di questo si tratta – fondata sul bene comune, il ritorno alla gestione pubblica (virtuosa, rigorosa) delle risorse fondamentali, la lotta agli sprechi e al precariato, lo stop al consumo del territorio, le pratiche innovative sul fronte dell’ambiente e dell’agricoltura, l’investimento nell’industria della cultura.
Non per niente abbiamo incassato il sostegno di sindaci e assessori dei “comuni virtuosi” di mezza Italia, compresi quelli del Pd (Marco Boschini, Luca Fioretti, Ezio Orzes, Ivan Stomeo, Enzo Cenname, Alessio Ciacci). Non per niente, oltre a tanti comuni cittadini, si sono espressi in suo favore note personalità impegnate nella difesa del territorio, come il geologo Mario Tozzi. Abbiamo (ri)avvicinato alla politica tanti abbiatensi stanchi delle solite facce e dei soliti metodi, ma abbiamo anche raccolto consensi in tutto il Paese, grazie al tour de force di Domenico (scelto nel frattempo anche come Personaggio Ambiente 2011), chiamato da tante associazioni, enti, istituzioni a raccontare la sua esperienza come sindaco a Cassinetta di Lugagnano (un modello di buona amministrazione e gestione innovativa del territorio) o a mettere in scena “Un nuovo mondo è possibile!”, spettacolo-concerto ideato insieme a Luca Bassanese.
Abbiamo preso alla lettera l’invito di Paolo Flores d’Arcais ad unire le forze sane del Paese («Potrebbe tornare la politica, la vera politica, la politica dei cittadini e al servizio dei cittadini, la politica come passione civile. Quella politica che, non a caso, pigri giornalisti d’establishment continuano ad etichettare come “antipolitica”, solo perché è alternativa alla morta gora degli inciuci tra nomenklature di partito e all’attivismo delle relative cricche»). Abbiamo dimostrato che si può fare. Ora lo posso dire, smaltita la rabbia per quei 16 voti che ci hanno lasciato fuori dal ballottaggio. Sì, perché il centrodestra (con quattro liste) ha preso 16 voti più di noi, il 26,82% guadagnandosi il diritto a sfidare il centrosinistra (che si presentava con sei liste) e incassare la prevedibile sconfitta. La consolazione è che siamo la lista più votata in città, davanti al Pd e al Pdl. Ma oggi, con la nuova maggioranza, appena insediata, che già comincia a perdere pezzi a sinistra (delusi dalle primissime scelte del neo-sindaco, “brava persona” di estrazione oratoriana, ex Dc, voluto dal Pd), in tanti si stanno pentendo di aver disertato le urne al primo turno (40% di astensione, che al ballottaggio, con Finiguerra fuori dai giochi, è salita al 55%!!).
E sia chiaro che queste sono le considerazioni di parte di un giornalista che ha scelto di metterci la faccia, candidandosi come capolista, insieme a persone che (per lo più) non avevano mai fatto politica, operai, insegnanti, professionisti, operatori culturali, sindacalisti, impiegati, ma soprattutto madri e padri con famiglie a carico che hanno proposto la loro idea di città, fondata su un sano (rivoluzionario) realismo, alla faccia della retorica familista sbandierata a destra come a sinistra dai due candidati di estrazione rigorosamente cattolica (in una città in cui le parrocchie hanno un peso, anche elettorale, decisivo). Siamo riusciti a radunare pezzi di società abbiatense apparentemente agli antipodi, dal Folletto, attivissimo centro-laboratorio sociale-culturale, che ha dato molto alla città e organizza anche La Terra Trema al Leoncavallo (sempre tollerato, mai davvero accettato, a sinistra come a destra), a tanti ex-elettori di centrodestra che hanno visto in Finiguerra e nel nostro gruppo la possibilità di un autentico cambiamento, un movimento privo di cascami ideologici (ma dalle idee e gli ideali chiari e forti), capace di fare quelle scelte che i partiti non potranno mai fare, legati come sono a categorie, gruppi di interesse, amici degli amici piazzati qua e là, nel corso degli anni, nei meandri della macchina comunale.
Finiguerra avrebbe potuto partecipare alle primarie. Certo. Glielo hanno rimproverato in tanti (a sinistra). Ma poi? Stretto nella morsa dei partiti, come avrebbe potuto realizzare la sperata rEvolution? (parola d’ordine che ha campeggiato in questi mesi su manifesti, cartoline, prodotti equo-solidali, magliette andate a ruba, insieme ad altri gadget prodotti per raccogliere fondi, ideati da un gruppo di volontari-creativi fenomenale). Come avrebbe potuto opporsi all’assurda tangenziale – su cui buona parte del centrosinistra concorda – che rischia di devastare un territorio della provincia milanese tra i più fertili e interessanti da un punto di vista ambientale e turistico, un patrimonio straordinario, che potrebbe fruttare posti di lavoro, oltre a qualità della vita, se solo si avesse il coraggio di investire in questa ricchezza, invece che affidarsi all’economia del cemento (agonizzante) e alla favola delle aziende che ritornano perché i camion possono correre più veloci.
Noi non volevamo semplicemente vincere le elezioni. Per quello, sarebbe bastato aggregarsi al Pd e ai pezzi di centro e di sinistra (dai rutelliani ai rifondisti dell’ala dura e pura) riuniti intorno al candidato democratico con l’unico scopo di battere il centrodestra a prescindere. Volevamo proporre un orizzonte più lontano, un’idea di città nuova, una radicale alternativa al centrodestra, non solo una sua versione più commestibile e democratica.
Ora siamo in Consiglio comunale. Pronti a mettere sul piatto quei temi che il Pd ha evitato con cura per non creare problemi tra gli alleati. Pronti anche a ricrederci, se ce ne offriranno l’occasione. Può sempre capitare che il centrosinistra – nonostante i quattro partiti (il Pd con 2800 voti, onore al merito, Rifondazione 262, IdV 234 e SeL 151, ci piange il cuore) e le due liste civiche (1150 e 544 voti) in rapporti non proprio amichevoli; nonostante le passate esperienze non proprio entusiasmanti; nonostante i primi annunci di abboccamenti col sindaco leghista di Vigevano per preparare la strada alla strada – smentisca le nostre attese pessimiste, imponendo un nuovo stile amministrativo (più attento alla partecipazione, più corag
gioso e creativo nelle scelte, in tempi di inevitabile sobrietà) e proponendo una nuova logica nel governo del territorio (la droga degli oneri di urbanizzazione non funziona più).
Su una cosa concordano anche i nostri avversari (che ci davano tra il 5% e il 15% e sottolineavano le nostre posizioni no-Tav per spaventare i moderati): il fatto di aver imposto certi temi all’ordine del giorno della campagna elettorale, mai così vivace e piena di contenuti (oltre che di veleni, ma questa è un’altra storia). Quello che ancora non sanno è che il nostro movimento non smobiliterà. Anzi. Siamo rimasti sorpresi (e anche un po’ commossi) dalla prima assemblea plenaria del dopo-voto: 150 presenti (conoscete altri partiti che a livello locale raccolgono tanti attivisti?), comprese persone mai viste che hanno deciso di iscriversi al gruppo dopo la sconfitta, tutti decisi ad andare avanti. Per sette mesi novanta persone, divise in nove gruppi di lavoro, si sono riunite settimanalmente per scrivere il programma. Quei gruppi continueranno a fare proposte e a vegliare sulle scelte della nuova amministrazione. Non era un fuoco di paglia.
Per chi volesse ulteriori informazioni, c’è www.finiguerrasindaco.it (siamo anche su facebook, Gruppo Cambiamo Abbiategrasso), in attesa che nasca la nuova associazione politico-culturale con il suo sito di riferimento. A disposizione per contaminazioni e future associazioni di liste, movimenti, gruppi decisi a riprendersi la politica. Ci riconoscete per la coccinella rossa in campo verde-blu. Siamo Coccinelle da battaglia: lotta integrata alla vecchia politica infestante.
(5 maggio 2012)
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