Le due facce di Beppe Grillo

Alessandro Gilioli

Mi vado sempre di più convincendo che esistano due Beppe Grillo. O meglio due diverse facce del personaggio e del movimento che attorno a lui si è creato.
Una comprende i contenuti politici, l’altra le forme di comunicazione, di aggregazione di consenso.

Ho pochi dubbi infatti che buona parte delle questioni sollevate prima da Grillo e poi dai suoi meet-up – fino al Movimento 5 stelle – meritino ampia cittadinanza politica e in buona parte supporto. Sto parlando ad esempio delle battaglie per lo sviluppo e la libertà della Rete; di quelle per un nuovo ambientalismo realizzato in modo "glocal" dal basso; di quelle per un’ecologia della finanza e dell’economia capitalista in generale, con particolare riferimento all’implementazione e al rispetto degli articoli 35 e successivi della Costituzione; di quelle contro i privilegi le perversioni clienteliste di buona parte della politica professionale ("casta"); di quelle per l’acqua pubblica, contro gli abusi edilizi, e anche di quelle contro i meccanismo censori, autocensori e distorsivi presenti nei media italiani.

Poi c’è un altro Beppe Grillo. Quello dal linguaggio fascisteggiante che ironizza sui difetti fisici degli avversari politici; quello convinto che Pd e Pdl siano la stessa cosa (e con tutti i difetti del Pd questo è il modo migliore per tenerci Berlusconi all’infinito, visto che solo con l’apporto anche del Pd lo si può mandare a casa); quello che si rifiuta di firmare per il libero WiFi perché l’iniziativa non l’ha lanciata lui; quello che si rifiuta di accettare qualsiasi domanda sulla sua condanna penale con un comunicato in stile sovietico lontanissimo dalla trasparenza dovuto da chiunque faccia politica; quello che non vuole rispondere a domande scomode perché lui (testuale) «è un monologhista»; quello infine che si è coltivato (anche) un’ampia area di seguaci fideistici e acritici, che ricoprono di insulti chiunque provi a mettere in discussione il loro guru.

E allora? E allora, come mi ha detto un’amica seguace di Grillo ma tutt’altro che bacchettona, è compito nostro tirare fuori il meglio da questo movimento e non smetterne di criticarne il peggio. Perché davvero lì dentro c’è dell’ottimo e del pessimo.

(25 ottobre 2010)

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