Il diario di Amelia Frascaroli, candidata “civica e di sinistra” a sindaco di Bologna
Da oggi su MicroMega.net Amelia Frascaroli racconta la propria corsa come candidata sindaco alle primarie del centrosinistra di Bologna.
LA POLITICA COME PARTECIPAZIONE
di Amelia Frascaroli – ameliafrascaroli.it
Mi presento
Mi chiamo Amelia Frascaroli e sono in corsa alle primarie del centrosinistra a Bologna come candidata “civica”. Sono una donna di 56 anni, ma prima di tutto sono una moglie e una madre. Io e mio marito abbiamo cinque figli (tre naturali e due adottati) e inoltre abbiamo vissuto l’esperienza dell’affido familiare con altri tre ragazzi che ormai sono diventati adulti e non vivono più con noi. Nella mia “carriera professionale” sono stata pedagogista, educatrice d’infanzia , dirigente della Caritas diocesana, presidente della Consulta comunale contro l’esclusione sociale, vicepresidente dell’Azienda di servizi alla persona "Poveri vergognosi" e consigliera comunale del Pd alle ultime elezioni amministrative. Sono da sempre impegnata nell’associazionismo cattolico e faccio parte di alcune cooperative sociali. Attualmente, in modo volontario, sono responsabile di una casa d’accoglienza per ragazze in situazioni di fragilità e disagio. Mi sono stati messi e tolti molti cappelli: "E’ cattolica rossa, non è cattolica per niente, è di Sel, appartiene al Pd, viene dall’Ulivo"… Tutto vero. Ho smesso di dire quello che non sono e posso dire che sono tutte queste cose insieme e mi sento di appartenere a tutti.
Perché mi sono candidata
Mi sono candidata alle primarie del centrosinistra per rispondere alla domanda diretta di molte persone e di molte realtà che operano in quel mondo che largamente definiamo “sociale”. Quello che si occupa di fragilità, di temi come la casa, la scuola, i servizi, lo spreco e la sobrietà del vivere, l’inclusione, il lavoro, i giovani, la formazione, la solitudine. E’ da questo mondo che anch’io provengo e, siccome ritengo questi temi essenziali per la vita della città, mi sono assunta la responsabilità di porli all’attenzione della discussione politica e programmatica attraverso uno strumento di partecipazione democratica come quello delle primarie.
Credo inoltre di interpretare il desiderio e l’attesa di un mondo sempre più vasto di persone che hanno un legame di sensibilità e cultura con la sinistra, intesa in senso ampio, ma che in questo momento (a Bologna e non solo) fanno fatica a seguire le forme organizzate dei partiti perché vivono il distacco profondo tra la vita quotidiana e una riflessione che la politica non sa più offrire. Ovunque in città incontro gente che costruisce iniziative di aggregazione autonoma, informale e auto-organizzata di tutti i tipi. Sono modi di partecipazione civile vissuta anche come forma di resistenza nella vita quotidiana. Queste esperienze sentono da anni di non essere più né viste né interpretate, né valorizzate né trasformate in progetto politico.
Mi sento quindi una candidata sollecitata ed espressa da quel tessuto civile che ha ancora la speranza di riconnettere alla discussione politica i grandi temi che riguardano la vita della città. La mia idea di Bologna si fonda sulla partecipazione di più persone possibili alla costruzione di un programma elettorale che deve nascere dalla gente che vive e abita la mia città: donne e bambini, giovani e anziani, stranieri, lavoratori e studenti, fuori sede. Nessun patto di potere, quindi, ma dibattiti pubblici sulla Bologna che vogliamo costruire. Insieme è la parola chiave: insieme per me significa ripartire dall’osservazione della vita di tutti, in modo laico.
Ripartire dal pane
Pane (cioè casa, lavoro e diritti fondamentali), inclusione, ecologia, laboratorio partecipato e bilancio comunale (che significano anche risorse umane e infrastrutture). Ecco i temi a me cari, insieme alla cultura. Non ancora un programma elettorale vero e proprio, ma alcune idee e alcuni valori fondanti da cui nasceranno i futuri progetti possibili per la mia Bologna. “L’avvenire della città interessa e deve interessare tutti i cittadini, perché tutti spontaneamente contribuiscono a determinarlo con il loro modo di pensare e di vivere, con le loro aspirazioni, qualità e miserie, con il loro lavoro e con la loro vita: pertanto deve essere il più possibile il prodotto culturale ottenuto con il concorso di idee della collettività; e più ancora il prodotto di solidarietà e responsabilità ottenuto con lo sforzo, la generosità e la capacità di tutti i bolognesi”. Così scriveva Giuseppe Dossetti nel suo Libro bianco per Bologna ed è così che anch’io la penso.
(14 dicembre 2010)
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