30 gennaio e 6 marzo, il popolo viola torna a manifestare

MicroMega

Pubblichiamo un commento di Paolo Flores d’Arcais sulle prossime mobilitazioni decise dal popolo viola. E, a seguire, una lettera di precisazioni da parte del "coordinamento viola" e la risposta del direttore di MicroMega.

di Paolo Flores d’Arcais, da "il manifesto", 12 gennaio

Il movimento viola (quello della straordinaria del 5 dicembre) ha riunito sabato scorso a Napoli i suoi rappresentanti. In realtà un movimento, a differenza di un partito o di un corpo elettorale, non può essere «rappresentato», i viola sono i primi a saperlo. Un movimento non è un insieme definito di persone, abitanti di una circoscrizione o titolari di una tessera. È un insieme indefinito di lotte: gli unici che lo rappresenteranno davvero saranno i promotori delle battaglie di domani. Ma questo, ripeto, mi sembra che i viola siano i primi a saperlo.

Tanto è vero che la loro giornata di confronto si è conclusa con quattro decisioni: un più ampio incontro nazionale di rappresentanti per il 20 marzo, ma solo a conclusione di due scadenze di lotta, una a fine gennaio, con presidi simbolici in difesa della Costituzione davanti alle prefetture e una il 6 marzo, una giornata nazionale che dovrebbe replicare per importanza, ma con modalità differenti, il milione e mezzo di persone in piazza il 5 dicembre. La quarta decisione è un coordinamento di sette persone, in funzione di queste scadenze e a garanzia della più ampia circolazione di idee e informazioni sugli strumenti web del movimento (il facebook del popolo viola, per dire, ha quasi duecentomila iscritti, quello specifico per la manifestazione circa mezzo milione).

Queste decisioni, sobrie e precise, fanno ben sperare, e invitano a qualche riflessione: partecipata e coinvolta. Il movimento ha evitato il ripiegamento autoreferenziale, le fiaccanti elucubrazioni sulla propria identità, e si è concentrato sulle future iniziative. Le uniche, del resto, che ne definiranno l’identità e la capacità di avere un futuro. Contraddittorio, da questo punto di vista, è, semmai, il ventilato «manifesto viola» che dovrebbe essere elaborato (da chi?) nei prossimi giorni. Che senso ha, quando si è detto e ribadito che la difesa e realizzazione della Costituzione repubblicana è la stella polare del movimento? Elencare i valori che sono alla base della Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista, è sempre un esercizio utile. Ma a parole tutti sono deferenti verso quei valori, salvo poi calpestarli nella pratica. Un manifesto avrebbe senso perciò solo se, in coerenza con quei valori, delineasse un articolato progetto politico per il futuro, ma il movimento rifiuta – almeno per l’oggi, e ragionevolmente – una dimensione che lo trasformerebbe in qualcosa di simile a un partito.

Il vero manifesto viola saranno perciò le iniziative di lotta a cui il neonato coordinamento chiamerà i cittadini. La prima è fra poco più di due settimane. Sarà necessariamente simbolica e non di massa, ma ciò non significa che non possa diventare rilevante (come quella che ha visto qualche giorno fa a Milano la società civile protestare contro la minacciata «via Craxi»). Le modalità dei presidi costituzionali davanti alle prefetture sono ancora vaghe, speriamo che la fantasia del tam tam su internet produca anche questa volta innovazioni interessanti.

Inutile nascondersi, però, che il banco di prova e la cartina di tornasole sarà la nuova giornata nazionale del 6 marzo. Media di regime e simpatizzanti di ogni inciucio saranno pronti a cogliere qualsiasi sintomo di indebolimento rispetto al clamoroso successo del 5 dicembre. E non basterà neppure che quel successo venga ripetuto (benché sarebbe la dimostrazione di una straordinaria vitalità dell’opposizione civile che anima il paese). Purtroppo queste iniziative subiscono la logica delle utilità marginali: decrescenti, se non riescono ogni volta a produrre qualcosa di «più» e di «nuovo».

Il popolo viola, perciò, se vuole avere un futuro da protagonista, deve attrezzarsi a vincere questa sfida, a fare del 6 marzo una giornata di festa e di protesta che sia più grande, più significativa, più incisiva di quella già straordinaria del 5 dicembre. Che abbia, per dirla senza perifrasi, maggior peso politico. Le idee fin qui fatte trapelare sono suggestive ma vaghe, una rete che non più su internet ma fisicamente, tra città e città (lunghe catene umane, c’è in questo innegabilmente una certa eco dei girotondi, su scala moltiplicata) unisca i cittadini in un web sul territorio, a difesa della Costituzione e delle sue istituzioni (l’autonomia dei suoi magistrati, in primo luogo).

Credo sarebbe però opportuno che il tema della difesa della Costituzione diventi d’ora in avanti quello della realizzazione della Costituzione. I cui valori sono largamente disattesi. E in qualche caso addirittura contraddetti nella stessa Costituzione (vedi articolo 7, Concordato). Ma soprattutto, sarà decisivo che i viola sappiamo coinvolgere nella giornata del 6 marzo tutte, ma proprio tutte, le forze di opposizione civile presenti (e troppo spesso latenti) nella società italiana. Che sappiano trovare
le forme convincenti per qualcosa che vada oltre l’appello generico agli intellettuali, alla cultura-scienza-spettacolo.

Qualcosa che riesca invece a coinvolgere direttamente questi mondi – non attraverso qualche singolo esponente, ma con la stragrande maggioranza degli artisti, scienziati, filosofi – nella preparazione e realizzazione della giornata. E che lo stesso coinvolgimento, la stessa con-partecipazione protagonista, sappia realizzare con le lotte sociali che si vanno moltiplicando nel silenzio censorio dei media, e con i (non molti) settori sindacali che non le trascurano. Una giornata che veda infine nelle piazze gremite di tutte le città capoluogo di ogni regione, fra loro collegate, l’intera Italia civile unita intorno al progetto Costituzione e dunque contro l’attuale regime.

I rappresentanti viola hanno già dimostrato di sapere mantenere nei confronti dei partiti l’atteggiamento più equilibrato: chiedere senza complessi e pubblicamente il massimo sostegno finanziario e organizzativo (del resto i soldi che ai partiti arrivano sono i soldi degli elettori, i nostri soldi), anche ribadendo che dai palchi si esprimerà la società civile e non i partiti (i cui leader più intelligenti sanno del resto che saranno comunque interpellati dai media). E sottolineando le contraddizioni di quelle forze che, pur dichiarandosi di opposizione, non volessero dare alla manifestazione autonoma il doveroso sostegno materiale e morale.

Al 6 marzo mancano sette settimane e mezza. Non molto, per realizzare «più» del 5 dicembre. Speriamo che già nei prossimi giorni la rete viola sappia muoversi nella giusta direzione, dimostrandosi un vero catalizzatore dell’Italia civile.



Lettera aperta a Flores D’Arcais del "coordinamento viola"

Caro Paolo,
abbiamo letto il tuo intervento apparso sul Manifesto del 12 gennaio e che sta girando in rete in queste ore e vorremmo fare alcune precisazioni.
Noi abbiamo lanciato la manifestazione del 30 gennaio in difesa
della Costituzione per far sì che sia un grande successo di mobilitazione nazionale. Leggiamo che tu la consideri “costituita da presidi simbolici e non di massa”, ma crediamo che tu abbia interpretato male la volontà sancita anche dalla decisione dell’Assemblea nazionale di Napoli.
In quella sede è stato stabilito che l’iniziativa del 30 gennaio sia l’inizio di un percorso che vede nel sancire l’applicazione delle regole costituzionali un unico obiettivo.
Quindi dire – come tu fai – che il 30 gennaio “sarà una manifestazione costituita da presidi simbolici e non di massa e quella del 6 marzo, viceversa, la cartina al tornasole dello stato di salute del Popolo Viola” è un equivocare le vere intenzioni che ci hanno motivato ad indire le iniziative.
D’altra parte, pensiamo che, né noi, né tu, né nessun altro, possa stabilire con tanta naturalezza, e a priori, quale delle due iniziative citate sia “la cartina di tornasole” e “il banco di prova” per il futuro del Popolo Viola.
Certo che vogliamo essere in tanti il 6 marzo. Ma vogliamo essere tantissimi il 30 gennaio e per questo ci stiamo adoperando assieme a centinaia di comitati locali del Popolo Viola e di altri nati spontaneamente per questa grande e per noi decisiva occasione.
Vogliamo riempire le piazze di ogni città d’Italia. Sempre… e sempre saranno i cittadini a decidere.
Noi crediamo che tu ci conosca abbastanza, avendoci sempre seguito, da sapere che siamo insofferenti, e ci scuserai per questo, a briglie di qualunque tipo.
Ci è difficile comprendere perché la manifestazione "Un sit-in in difesa della Costituzione" debba "necessariamente" essere simbolica. Ci dici che se la nostra manifestazione diventerà rilevante potrà essere paragonata alla manifestazione contro la minacciata via di Craxi. Noi avremmo altre speranze. Noi abbiamo supportato a spron battuto quella di Milano contro la via a Craxi, ma ammetterai che una manifestazione in tutta Italia, in tutte le città, se diventerà rilevante, avrà (e lo speriamo tutti) ben altra risonanza.
Noi vogliamo, come te (ne siamo sicuri) che il tema della difesa della Costituzione diventi d’ora in avanti quello della realizzazione della Costituzione e proprio per questo contiamo su di te e su MicroMega per sostenere con forza anche questa nostra grande iniziativa nazionale del 30 gennaio. Un caro saluto,
Coordinamento nazionale Popolo Viola

La risposta di Paolo Flores d’Arcais

Cari concittadini del “coordinamento”, grazie per la lettera. Voi, e oltre un milione di italiani, tra cui io, essendoci impegnati nella entusiasmante manifestazione del 5 dicembre, apparteniamo tutti al popolo viola, e che nessuno fra noi soffrirebbe “briglie” da parte di nessun mi sembra talmente ovvio che suona ridondante. Tutti, nel popolo viola, dobbiamo avanzare proposte, suggerimenti, critiche. L’assemblea di delegati ha proposto due scadenze di lotta, una più riavvicinata e una più lontana, dando l’impressione (non solo a me, ma a tutte le persone con cui ne ho parlato) di proporre un “crescendo”. Del resto è semplice buon senso, è difficile svolgere in due settimane e in due mesi lo stesso sforzo organizzativo. Mi auguro anche io che già il 30 gennaio la partecipazione sia molto grande, ma sarebbe irrealistico pensare che possa, con pochi giorni di tempo, bissare l’oltre un milione di partecipanti del 5 dicembre. Tutto qui. Mentre continuo a pensare che per il 6 marzo quello debba essere l’obiettivo, altrimenti non solo i media ma gli stessi partecipanti non vivrebbero la giornata come un successo. Perché, ci piaccia o meno, o un movimento si supera o rischia un declino. Penso che il 30 gennaio un’idea potrebbe essere di chiamare i migliori attori italiani a leggere integralmente la Costituzione di fronte alle prefetture “presidiate”. Aspetto l’appello del “coordinamento” per il 6 marzo, che è stato annunciato, per ogni altra idea e proposta, MicroMega ed io (come migliaia di concittadini) ci sentiamo già mobilitati, come parte del popolo viola, per la riuscita delle due manifestazioni.
Finché c’è lotta c’è speranza.
Un abbraccio
Paolo Flores d’Arcais

(13 gennaio 2010)

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