L’egemonia del becero e il cervello di Brunetta
di Pierfranco Pellizzetti, da Il Secolo XIX
Ricevo una mail da amici americani: «speriamo passi la riforma sanitaria di Obama, almeno “quelli” potranno farsi curare il cervello». Il “quelli” si riferisce alla massa dei manifestanti scesi in piazza negli Stati Uniti contro un progetto che dovrebbe assicurare assistenze minime ai milioni di loro concittadini attualmente privi di tutele. Situazione scandalosa, quanto a esclusivo vantaggio delle compagnie assicurative private (che cercano in tutti i modi di non pagare neppure le prestazioni dovute agli assicurati, per fare finanza e – così – “ungere le ruote” politiche che garantiscano all’infinito i loro privilegi).
Qualcosa di incomprensibile per noi europei; ma il cui contrario viene agitato dall’altra sponda dell’Atlantico come “comunismo”. Ad aizzare la “piccola gente” e fargli strillare gli slogan più incredibili: da «Stalin riprenditi i nostri politici» a «la sanità di Obama ci renderà malati».
L’apoteosi del pensiero becero, che rimbomba anche dalle nostre parti. Per cui sono presunti “italiani brava gente” che minacciano sfracelli se qualcuno osa criticare i respingimenti di poveri cristi in balia del Mediterraneo, ammassati da settimane in precari barconi (su cui – non di rado – ci muoiono pure). Magari quegli stessi che organizzano o frequentano riti bislacchi di ampolle versate alle foci del Po in onore di una misteriosa entità tribale chiamata Eridano.
Ossia, il dato evidente che pure qui sono saltati tutti gli argini preposti a fungere da diga alle pulsioni più rozze e primitive. Peggio: si è permesso loro di occupare la scena politica scalzando antiche pudicizie; forse anche un po’ ipocrite, di certo opportune per non sprofondare nell’imbarbarimento. Visto che – come è stato detto – «l’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù».
Intanto – per le stesse ragioni – la vita pubblica si è trasformata in una sequenza ininterrotta di colpi bassi e porcate. Vera goduria da avvinazzati valligiani. Nel caso del ministro Brunetta, l’opportunità di dare sfogo ad antiche frustrazioni da mezza tacca craxiana (con l’aggravante – parafrasando Spoon River e De André – di un cervello troppo vicino al buco del culo…).
Se al tempo dello “scandalo Montesi” – mezzo secolo fa – i mandanti si premurarono di restare nell’ombra, ora ci si vanta ostentatamente perfino dei dossier tarocchi usati a mo’ di clava per spaccare la testa e fare a pezzi la reputazione a chi non riga dritto e fa la fronda contro il Capo.
Una trasformazione al peggio, che coincide con le strategie sempre più aggressive di una Neodestra in campo da almeno trent’anni. A seguito della “rivoluzione conservatrice” che ha trionfato – prima in America, poi pure in casa nostra – coniugando cinismo e fanatismo; praticando la diffamazione e la menzogna come armi mortali: dal caso del veterano eroe di guerra John Kerry infamato come imboscato (a vantaggio dell’imboscato vero, George Bush Jr.) a quanto sta aleggiando minacciosamente sul capo del presidente della Camera Gianfranco Fini.
Pratiche che si rivolgevano e rivolgono alle fobie di fasce sociali un tempo sottoposte a rigorosa tutela; quanto facilmente manipolabili toccando i tasti sensibili del becero andante: dallo sciovinismo xenofobo ai risentimenti vari. Diffondendo paura e rabbia attraverso un martellamento mediatico che si mette sulla stessa lunghezza d’onda dei loro preconcetti ottusi. Accreditandoli.
Azione di involgarimento irresponsabile della vita pubblica che – mentre sovverte le agende delle priorità, azzerando ragionevolezza e senso di responsabilità – va immettendo nella politica un personale di base selezionato proprio nei nuovi bacini del consenso. Sicché, al posto di competenza e capacità decisionali, ora valgono polmoni possenti per strillare truculenze da cerebrolesi; in cui possono identificarsi moltitudini plebee, prive di qualsivoglia educazione alle regole e ai principi della democrazia.
Il pensiero becero che diventa classe dirigente.
(21 settembre 2009)
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