Legge-golpe, Giulietti: “Vergognoso cercare mediazione”
“Mezza vittoria per Fini, i finiani impongono lo stop alla legge bavaglio…”, ma stiamo scherzando?
Purtroppo la verità è ben altra e la stima che pure nutriamo per Fini e per alcuni dei suoi amici non può certo indurci a scambiare lucciole per lanterne.
Al Senato, forse, ma molto forse, saranno solo levati alcuni limiti temporali sulla durata delle intercettazioni e saranno consentite, forse, indagini meno “intralciate” in materia di mafia.
Per altro magistrati di lungo corso e da sempre in prima fila nella lotta contro le mafie hanno già espresso un giudizio pesante e definitivo, e con loro non poche delle organizzazioni dei poliziotti.
Chiunque operi sul campo e abbia una vaga conoscenza dello stato di diritto e della legalità prova orrore per un Parlamento che è impegnato nella ricerca di un punto di mediazione per ridurre il più possibile il controllo di legalità e il diritto di cronaca.
Non occorre essere un estremista per provare orrore e vergogna per lo spettacolo che si sta rappresentando e che non può non intaccare anche quello che resta dei principi etici che dovrebbero tenere in piedi una qualsiasi comunità.
Contro questo scandalo dovrebbero ribellarsi non solo le opposizioni, i movimenti, le associazioni, ma in primo luogo la medesima Chiesa che dovrebbe sentire messa in discussione la sua stessa funzione, l’aspirazione ad essere guida morale. Cosa ci sarà mai di più “relativista” del capovolgimento dei valori racchiusi non solo e non tanto nella carta costituzionale, ma persino nei 10 comandamenti?
Dove sta la moderna Confindustria che tuona contro la Cgil ma sonnecchia di fronte al conflitto di interesse, all’abuso, forse sperando in una marea di condoni per sé e di favori per gli amici.
Negli e tra gli emendamenti concordati all’interno della maggioranza, nessuno riguarda il diritto di cronaca. Resta il divieto di pubblicare alcunché se non un breve sunto, sino al dibattimento.
Forse ci sarà qualche giorno di carcere in meno e qualche euro in meno di multa, ma la sostanza è restata la stessa e punta ad uccidere il diritto di cronaca e ad oscurare la pubblica opinione.
Neppure Fini potrà fare qualcosa, perché chi tocca il conflitto di interessi muore.
Forse mugugneranno, forse protesteranno per le nuove liste di proscrizione che, alla Rai, stanno per colpire Rai Tre, i programmi di Saviano e della Dandini, Rainews24, ma di sicuro non voteranno mai contro Berlusconi né sul diritto di cronaca né all’interno del consiglio di amministrazione della Rai.
Non se ne rendono conto, ma così decreteranno la loro condanna a morte politica, si priveranno dell’unica arma davvero temuta dal Sultano, gli consegneranno l’interruttore politico e mediatico e non lo riprenderanno per mesi e mesi.
Questi sono affari loro, a noi interessa invece contrastare l’ormai imminente colpo di stato mediatico e le sue conseguenze sull’opposizione politica e sociale e sullo stesso libero esercizio del voto.
In queste condizioni qualcuno pensa ancora che si possa dialogare con costoro? E su cosa, sulla macelleria sociale e dei diritti di libertà?
Sarà il caso di prepararsi, estate o non estate, ad una opposizione, dentro e fuori il parlamento capace di mettere insieme la questione sociale e la questione democratica, il pane e l’aria, il salario e i diritti. E sarà il caso di farlo aprendo le porte a tutti, includendo e non escludendo, facendola finita con le gelosie di parte, di partito, di sigla, di schieramento.
Il giorno 7giugno, lunedì, nel pomeriggio a Roma, in piazza Navona, si ritroveranno tutte le associazioni della cultura, dello spettacolo, del cinema per protestare contro i tagli, un altro modo per imbavagliare tutte quelle professioni considerate ostili dal Sultano, perché non ancora sotto il controllo pieno del suo impero mediatico ed editoriale.
Il giorno successivo, 8 giugno, sempre a Roma, davanti al Senato, dalle 14 si daranno appuntamento i comitati di redazione di tanti giornali italiani per protestare contro il bavaglio prossimo venturo e per annunciare la scelta della disobbedienza civile all’ordine ingiusto.
Il giorno 12, infine, la Cgil convocherà una sua manifestazione che avrà al centro la questione sociale e la questione democratica.
Sicuramente non mancheranno altre occasioni,dovremo cercare di sentire ogni iniziativa come la nostra iniziativa, ogni diritto leso come un nostro diritto sfregiato, ogni lingua tagliata come fosse la nostra.
Nel tempo più breve possibile dovremo essere nelle condizioni di promuovere una sola grande manifestazione nazionale contro ogni forma di macelleria e di oscuramento dei diritti, dei bisogni, delle libertà.
Eventuali distrazioni, omissioni, vigliaccherie potrebbero avere conseguenze disastrose sul nostro presente e sul futuro dei nostri figli.
Ps: Ho letto sul Fatto e sentito in tv da Michele Santoro che i due organi di informazione e i loro direttori non sarebbero stati invitati al Quirinale. Poco male si potrebbe dire, ma saremmo davvero curiosi di sapere se risponde al vero che solo questi due giornali e questi due direttori sarebbero stati esclusi, perché mai? Di quali colpe si sarebbero macchiati? Perchè invece non abbiamo visto calpestare l’erba dei giornalisti che non fanno le domande, direttori che comprano i nastri registrati, editorialisti che hanno spesso dato fiato alle peggiori campagne contro la Costituzione, le istituzioni democratiche e persino direttori e dirigenti della Rai che non hanno mosso un dito contro la censura e contro le liste di proscrizione?
Se si è trattato di un equivoco siamo sicuri che, anche privatamente, non mancherà un biglietto o una telefonata di scuse, altrimenti, per quel poco che vale, Padellaro e Santoro si considerino invitati alla festa nazionale di Articolo 21 che si svolgerà a Roma il prossimo 16 giugno.
Giuseppe Giulietti
(6 giugno 2010)
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