Lepri: “Intercettazioni, una legge che fa paura”

MicroMega

"La legge sulle intercettazioni dovrà essere approvata subito, prima che inizi il ciclo dedicato alle riforme istituzionali e costituzionali". Se ancora ce ne fosse stato bisogno, è stato Berlusconi medesimo che ha ricordato a tutti che lui considera questa legge come una legge berlusconissima, una sorta di premessa indispensabile per poter imbavagliare tutto e tutti.

Si inizia con magistrati e giornalisti, si proseguirà con la Costituzione, sino ad arrivare alla costruzione di quella repubblica presidenziale a reti unificate e senza controlli che era il cuore del progetto della P2.

La legge sulle intercettazioni, anche se leggermente ritoccata, sarà già una modifica costituzionale, perchè indebolirà il ruolo e la funzione dei poteri di controllo, alla vigilia di un ulteriore trasferimento dei poteri verso l’esecutivo.

Allo stesso tempo benderà e accecherà i cittadini privandoli della possibilità di essere informati sui comportamenti dei loro rappresentanti.

Per queste ragioni, nei giorni scorsi, come articolo 21, l’associazione presieduta da Federico Orlando, abbiamo dato la nostra adesione all’ affinche, almeno su questo tema, le opposizioni non perdano tempo e si ritrovino insieme utilizzando tutti gli strumenti possibili per ostacolare l’approvazione di una norma destinata a imbavagliare non solo giudici e cronisti, ma anche milioni di cittadine e di cittadini.

Qualche amico e conoscente, come sempre, ci ha invitato a non esasperare i toni, ad aspettare il testo finale, a non precipitare le cose, altrimenti, ci risiamo!, si rischia di fare il gioco di Berlusconi.

A questi amici e conoscenti "che non vogliono fare il gioco di Berlusconi" voglio dedicare una intervista che Ugo Dinello, appassionato giornalista veneziano e responsabile del gruppo cronisti del Veneto, ha realizzato con Sergio Lepri

Lepri non è un pericolo sovversivo, ma uno dei decani del giornalismo italiano, autore di alcuni dei più apprezzati testi in materia di deontologia e storia del giornalismo; per decenni fu il direttore dell’Ansa e il massimo teorico di un giornalismo distante da ogni spirito di parte o di fazione

Quanto di più lontano si possa immaginare da ogni forma di giornalismo gridato o spettacolarizzato; se proprio vogliamo dargli una etichetta potremmo definirlo un giornalista liberale schierato dalla parte dei fatti e dell’uso corretto delle parole e dei congiuntivi.

Per tutte queste ragioni, senza aggiungere alcun commento conclusivo, ci sembra giusto proprorvi integralmente il testo dell’intervista:

"Fa paura". Due parole secche perché Sergio Lepri non ha bisogno di tanti fronzoli per dare una notizia. Perché il più importante giornalista italiano, colui che per 28 anni ha governato l’agenzia Ansa, autore di testi fondamentali sul giornalismo (e la mia copia consunta, riletta e consultata migliaia di volte di "Manuale di linguaggio giornalistico" occhieggia dalla libreria giusto davanti a me) docente di "Linguaggio dell’informazione e tecniche di scrittura" nella Scuola superiore di giornalismo della Luiss, ha meditato sul disegno di legge Alfano, quello al suo interno contiene il virus che infetterà definitivamente la libertà di stampa e opinione in Italia, quel disegno di legge che i comunicatori di Mediaset hanno ribattezzato "Anti intercettazioni" per tentare di farlo apparire più "democratico" e popolare:

Chi vorrebbe mai essere intercettato?
"Io. Eccomi. Magari lasciate stare il bagno ma per il resto intercettate quello che vi pare", dice Lepri, e se credi che stia scherzando è meglio che ci ripensi. "Sul serio, la mia posizione culturale sul tema è: non ho nulla da nascondere, perché dovrei temere le intercettazioni? Poi ovviamente capisco, sul piano classico, che la pubblicazione delle intercettazioni che non rientrano nell’indagine può dare fastidio. Ma dà fastidio anche a chi legge. Quindi sta all’intelligenza e al rispetto per gli altri di chi scrive, mettere o meno un’intercettazione del genere. Ma mai, mai e poi mai per legge. Sia chiaro".

Ora però sarà posto il segreto.
"E no. Il segreto è un compito di chi lo deve mantenere, non del giornalista. In una democrazia un giornalista deve dare la notizia, tutta, fino all’ultima goccia. Certo entro i limiti professionali del rispetto per gli altri".

Diranno che è una posizione anarchica.
"E’ vero. Su questi temi ho una posizione di totale, estrema e convinta anarchia. E guardi che sono anche convinto che molti giornali abbiano esagerato. Hanno fatto poco giornalismo e non hanno dato la vera notizia che dev’essere essenziale. Cioè hanno pubblicato anche quello che non c’entrava non per dare notizie ma per riempire. Ma anche così io dico che i limiti al giornalista, in una democrazia, devono venire solo dalla sua coscienza. Leggi che limitano l’informazione fanno paura. Io ho 90 anni, sono nato e cresciuto sotto il fascismo e quindi so bene di cosa parlo".

Ma oltre al divieto di pubblicazione delle intercettazioni, la vera questione per una democrazia è quella della "secretazione di tutti gli atti d’indagine". In pratica se un vigile urbano comunica un incidente alla procura non se ne potrà più scrivere. Ma anche se un politico sarà arrestato. Se i dipendenti moriranno o saranno licenziati. Nulla: non appena interverrà un organo di polizia la gente non potrà più sapere. Come giudica questo disegno di legge?
"Ha presente quello che ho detto prima su quel regime che limitò l’informazione? Bene: questa legge fa paura".

Giuseppe Giulietti

(12 aprile 2010)

Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.