L’esercito dei super-pensionati
Susanna Turco
, da L’Espresso, 4 novembre 2011
Superpensioni, pluripensioni, baby-pensioni, vitalizi, incarichi multipli, autorevoli e cumulabili. Da Renato Brunetta ad Antonio Di Pietro, da Andrea Monorchio a Sergio D’Antoni, da Achille Serra a Giulio Andreotti. L’elenco di parlamentari, dirigenti di Stato, ex sindacalisti, ex presidenti del Consiglio o della Repubblica che godono di una o più pensioni è sterminato, e accomunato da un dato straordinario in quanto non ripetibile: deriva infatti da un sistema di privilegi che per molta parte è stato abolito, e dunque appartiene a un mondo che non esiste più ma che continuerà a produrre i suoi effetti nel futuro. Assegni che saranno staccati a beneficio di chi oggi è almeno sulla sessantina, mentre le casse dello Stato deperiscono, e mentre gli altri arrancano verso una pensione sempre più lontana. Come racconta Mario Giordano nel suo "Sanguisughe", un personaggio di rilievo internazionale come Mario Draghi, oggi al vertice della Bce, continuerà a poter contare su una pensione di 14.843 euro (8.614 netti), maturata come dirigente della pubblica amministrazione, che l’Inpdap eroga dall’aprile 2005, vale a dire da quando Draghi aveva 58 anni e non era ancora governatore di Bankitalia. Niente di scandaloso, anzi tutto perfettamente in regola. Notevole, tuttavia, l’idea che sia un pensionato anche lui. E nemmeno tanto "baby": paragonarlo, per restare dalle parti di via Nazionale, con il professor Rainer Stefano Masera, già direttore centrale di Bankitalia, oggi sessantaseienne attivissimo in molti campi, il quale percepisce da 22 anni, vale a dire da quando ne aveva 44, ben 18.413 euro mensili dall’Inps.
Del resto, contingenze che oggi non sarebbero pensabili hanno portato uno come Giuliano Amato a poter totalizzare (dall’età di 59 anni) la pensione monstre di 12.518 euro netti al mese (gli altri incarichi, a parte, fino a superare i 30 mila euro lordi) grazie al fatto di aver potuto ricongiungere i contributi da docente universitario con quelli da presidente dell’Antitrust: una norma che è restata in vita per soli quattro anni, pochi per la vita della Repubblica, sufficienti però a una delle sue riserve. Lamberto Dini, sempre per stare ai predicatori delle lacrime e sangue sulla previdenza, incassa due pensioni (più l’indennità da parlamentare): quella dell’Inps e quella della Banca d’Italia, per un totale di circa 25 mila euro mensili. Carlo Azeglio Ciampi, sempre escludendo lo stipendio da senatore a vita, ne prende tre: due da Bankitalia, e una dall’Inps, per circa 34 mila euro al mese. Oscar Luigi Scalfaro, oltre all’indennità da Palazzo Madama, prende dall’Inpdap una pensione di 4.766 euro netti: ha esercitato infatti la carica di magistrato per tre anni, dal 1943 al ’46, poi è entrato in Parlamento; grazie al meccanismo dei contributi figurativi ha maturato però il diritto a quell’assegno, cumulabile con le rendite da onorevole. Altro che l’anticipato pensionamento, a 39 anni, della signora Manuela Marrone in Bossi, insegnante.
(5 novembre 2011)
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