Lettera aperta ai parlamentari M5S

Paolo Flores d'Arcais



Roma, 1 ottobre 2013

Cari parlamentari eletti nelle liste M5S, in quanto vostro “rappresentato” spero che sarete all’altezza del ruolo cruciale che gli oltre otto milioni di voti che vi abbiamo affidato possono svolgere nella crisi politica che il Delinquente di Arcore ha deciso di far precipitare.

Questa crisi sembra avere quattro possibili soluzioni: un Letta bis appoggiato da una scissione “moderata” (le virgolette dovrebbero essere mille) del Pdl, un “governo di scopo” per fare solo legge elettorale e finanziaria (affidato magari a Saccomanno o Amato, questi i nomi che circolano), le elezioni subito con il Porcellum, un “governo dei cittadini” presieduto da una delle personalità che furono da alcune migliaia di militanti M5S individuate con voto sul web alcuni mesi fa (Rodotà, Zagebelsky).

Quando nel corso della campagna elettorale voi e Grillo ci avete chiesto il voto avete solennemente dichiarato che “mai più il Porcellum” era uno degli impegni inderogabili che avreste realizzato in nostro nome. Non avete mai detto “anche col Porcellum, se i partiti non fanno la riforma e noi magari possiamo vincere le elezioni”. Dunque, per mantener fede alla promessa (anche) sulla base della quale vi abbiamo votato, che sosteniate questa possibilità dovrebbe essere escluso.

Ne restano tre. La vostra opposizione alle prime due dovrebbe andare da sé. Resta la quarta, una proposta dei gruppi parlamentari al presidente Napolitano (ma intanto ai cittadini) perché alle dimissioni eventuali di Letta faccia seguito un governo Rodotà o Zagrebelsky formato da ministri non di partito, scegliendo personalità di grande caratura sotto il profilo della fedeltà ai valori della Costituzione e delle grandi competenze rispetto ai problemi che ogni ministero dovrà affrontare.

Contro questa prospettiva ho sentito rivolgere due obiezioni che mi hanno francamente stupito.

La prima: il M5S non può fare accordi con il Pd, mentre un governo Rodotà o Zagrebelsky potrebbe nascere solo se si sommassero nella fiducia i voti del Pd a quelli del M5S. Ma “sommare i propri voti” è cosa del tutto diversa da “fare accordi”, come proprio voi avete ripetuto infinite volte, quando avete detto che avreste sempre votato con qualsiasi partito su misure che vi sembrassero condivisibili, e tanto più dunque accettereste i voti di altri su proposte avanzate da voi. Del resto, avete giustamente rampognato il Pd per non avere unito i suoi voti ai vostri quando avete cercato di far eleggere Rodotà alla presidenza della Repubblica. E avete polemizzato con Bersani che ha accusato voi se il Pd è stato “costretto” ad allearsi con Berlusconi perché con voi non c’era nulla da fare (lo avete sbugiardato ricordandogli le “praterie” e altre vostre aperture). Un “governo dei cittadini” presieduto da Rodotà o Zagrebelsky sarebbe perciò una vostra proposta, cioè nostra, perché in linea con quanto avete promesso a noi elettori. E sarebbe il Pd ad accodarsi.

La seconda obiezione è che se avanzaste questa proposta, comunque non verrebbe presa in considerazione, né dal Pd né da Napolitano. Quanto al Presidente della Repubblica, qualora la crisi si aprisse formalmente e desse inizio alle consultazioni, la dovrebbe prendere in considerazione per forza, poiché è tenuto ad ascoltare con la stessa attenzione tutte le proposte che i gruppi parlamentari avanzeranno, le consultazioni sono fatte per questo, e la vostra sarebbe più seria e credibile di tante altre proposte “tirate per i capelli”. Ma il Pd dirà di no comunque, profetizzano molti di voi. Probabile, probabilissimo. Ma niente affatto certo. I dirigenti del Pd potrebbero trovarsi davvero con le spalle al muro: se il Pdl non si scindesse, se – come dicono gli stessi dirigenti Pd – elezioni immediate con il Porcellum non farebbero che dare luogo allo stesso “stallo” e conseguente punizione dei mercati e dunque ad un intervento della troika europea, se perciò fossero al bivio, obtorto collo garantire quel salvacondotto senza il quale Berlusconi non farà più un governo con loro, e obtorto collo (magari obtortissimo collo) appoggiare la vostra proposta di governo Rodotà o Zagrebelsky, e sapendo che milioni di elettori li inseguirebbero con i forconi se intraprendessero la prima strada, è possibile che quella che oggi appare un’utopia dovrebbero appoggiarla perché con l’acqua alla gola.

Inoltre, e più in generale: una forza politica non avanza una proposta solo quando è probabile che possa realizzarsi. Non si rivolge solo alle maggioranze istituzionali possibili, si rivolge anche, e direi in primo luogo, ai cittadini. Dimostra così cosa sarebbe in grado di fare se avesse maggiori consensi, ed evidenzia difetti, contraddizioni e vizi delle altre formazioni. Insomma, e nel senso più nobile del termine, con le sue proposte fa anche propaganda.

Non entro nel merito del programma di questo auspicabile governo Rodotà o Zagrebelsky, perché molti dei suoi elementi fondanti sono addirittura ovvi, e del resto il lavoro che in concreto fate nelle commissioni parlamentari e nelle proposte di legge (e di cui quasi mai i media riferiscono) spesso lo anticipano. Ma è vero che esistono temi, anche cruciali, su cui il dibattito è aperto. Ad esempio sulla legge elettorale, per la quale credo siano unanimi le finalità, dare più potere alla volontà dei cittadini, oggi completamente espropriata, ma diverse le modalità tecniche con cui perseguirle, e che necessariamente devono privilegiare o l’aspetto della rappresentatività (proporzionale: ma così il governo verrà deciso dagli accordi tra i capipartito post festum, senza possibile intervento dei cittadini) o quello della scelta del governo (maggioritario a due turni, come si fa per eleggere il sindaco, senza il quale Pizzarotti e gli altri sindaci M5S non sarebbero mai stati eletti: ma ovviamente a scapito della rappresentanza proporzionale delle forze partitiche). Ad esempio sul modello delle scelte economiche, che deve poter entrare nel dettaglio, e su cui la discussione è fortissima anche tra gli economisti estranei al “pensiero unico” dei potentati finanziari internazionali. Ad esempio su come riformare radicalmente le istituzioni europee, perché diventino l’arena di una innovazione democratica radicale, anziché il volano della sudditanza all’intreccio politico-finanziario-corruttivo. Ad esempio sulla questione della laicità, che vede l’Italia arretratissima in Europa (ancora si trascina il clerical-togliattiano articolo 7 della Costituzione, che – quello sì – andrebbe immediatamente abrogato). Ecc.

Poiché avete giustamente sottolineato come sia necessario moltiplicare i canali di dialogo tra i vostri gruppi parlamentari e la società civile, avanzo perciò anche una proposta: una serie di incontri/seminari tematici tra voi parlamentari M5S e gruppi di personalità della società civile, che MicroMega si impegna a organizzare nei tempi e modi che riterrete opportuni. So che siete sommersi di impegni. E sono perfettamente consapevole che MicroMega è rappresentativa, con i suoi collaboratori, i suoi lettori, i suoi quasi 28 anni di impegno culturale e passione civile, solo di una parte della società civile. Credo però che si tratterebbe di un inizio molto importante. Avanzerò questa richiesta in forma ufficiale ai vostri gruppi parlamentari e ai loro presidenti. Ma nell
a consapevolezza che sarebbe davvero difficile, anche con la vostra migliore buona volontà, realizzare questi seminari con i vostri gruppi parlamentari al completo, credo che incontri tematici che vedano dialogare (magari con diretta streaming) collaboratori di MicroMega e parlamentari M5S particolarmente interessati ai singoli temi, costituirebbero comunque una grande e democratica innovazione.

Un augurio di buon lavoro
Paolo Flores d’Arcais

Twitter: Flores_dArcaisP

Il 10 ottobre sarà in libreria con l’editore Laterza il nuovo libro di Paolo Flores d’Arcais, “La democrazia ha bisogno di Dio. Falso!

(1 ottobre 2013)



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