L’europarlamento dice no al bavaglio ungherese e a quello italiano
Ungheria, Italia, Estonia, Romania sono paesi a rischio per quanto attiene alla libertà di informazione.
Il giudizio, perentorio e definitivo, non viene da un gruppo di radicali oppositori antiberlusconiani, ma dal parlamento europeo, a maggioranza di centro destra, che ha deciso di inserire questa premessa nel recentissimo documento votato a larga maggioranza con il quale l’Ungheria è stata invitata a modificare radicalmente la legge bavaglio che tante polemiche ha suscitato in patria e fuori dai confini magiari. Per altro si tratta di una legge che ha molti punti di contatto con il progetto predisposto dal ministro Alfano.
Questo giudizio segue, di appena qualche ora, una analoga risoluzione votata dall’Ocse e sollecitata, tra gli altri, dalla coraggiosa associazione italiana" Ossigeno" , coordinata da Alberto Spampinato, e che si occupa di denunciare tutti i casi di minacce e di intimidazioni nei confronti dei giornali e dei cronisti.
Una brava e attentissima studiosa di Firenze, Elda Brogi, ci ha inviato il documento integrale, ci sembra interessante pubblicare il dispositivo finale della risoluzione votata dall’europarlamento e che segnala all’Ungheria tutte le violazioni contenute nella legge bavaglio e la necessità adeguarsi allo spirito e alla lettera dei trattati internazionali.
Il Parlamento europeo
1. invita le autorità ungheresi a ripristinare l’indipendenza della governance dei media e a porre fine alle interferenze dello Stato che recano pregiudizio alla libertà di espressione e a una copertura equilibrata dei media e reputa che la regolamentazione eccessiva dei media sia controproducente e metta a repentaglio il pluralismo effettivo nella sfera pubblica;
2. si compiace della cooperazione della Commissione con le autorità ungheresi per porre la legge ungherese sui media in conformità con i trattati e il diritto dell’UE, nonché dell’inizio dell’iter di modifica a livello nazionale;
3. si rammarica per il fatto che, per quanto concerne l’adesione all«acquis da parte dell’Ungheria, la Commissione abbia deciso di concentrarsi solo su tre aspetti e abbia omesso qualsiasi riferimento all’articolo 30 della DSMAV, limitando così le proprie prerogative al semplice controllo del rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea in sede di attuazione del diritto dell’Unione, da parte dell’Ungheria; esorta la Commissione a verificare che l’Ungheria rispetti il regime di responsabilità di cui alla direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico nonché a esaminare il recepimento in Ungheria delle decisioni quadro dell’Unione europea sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale (2008/913/GAI) e sulla lotta al terrorismo (2008/919/GAI), che contengono riferimenti alla libertà di espressione e alle elusioni delle norme sulla libertà dei media;
4. invita la Commissione a continuare l’attenta sorveglianza e valutazione della conformità della legge ungherese sui media quale modificata conformemente alla legislazione europea, in particolare alla Carta dei diritti fondamentali;
5. invita le autorità ungheresi a coinvolgere tutte le parti interessate nel processo di revisione della legge sui media e della Costituzione, che rappresenta la base di una società democratica fondata sullo Stato di diritto, con un sistema adeguato di pesi e contrappesi, al fine di garantire il rispetto dei diritti fondamentali della minoranza contro il rischio di una tirannia della maggioranza;
6. chiede alla Commissione di agire in base all’articolo 265 TFUE presentando, entro la fine dell’anno, una proposta legislativa a norma dell’articolo 225 TFUE, in materia di libertà, pluralismo e indipendenza della governance dei media, al fine di colmare le lacune del quadro normativo dell’UE sui media, utilizzando le sue competenze nei settori del mercato interno, della politica audiovisiva, della concorrenza, delle telecomunicazioni, degli aiuti di Stato, dell’obbligo di servizio pubblico e dei diritti fondamentali di tutti i cittadini residenti nel territorio dell’UE, nella prospettiva di definire almeno i requisiti minimi essenziali che tutti gli Stati membri sono tenuti a soddisfare e a rispettare, nell’ambito della legislazione nazionale, per assicurare, garantire e promuovere la libertà di informazione, un adeguato livello di pluralismo dei media e l’indipendenza della governance dei media;
7. invita le autorità ungheresi a rivedere ulteriormente la legge sui media, conformemente alle osservazioni e alle proposte formulate dal Parlamento europeo, dalla Commissione, dall’OSCE e dal Commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, alle raccomandazioni del Comitato dei ministri e dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea e della Corte europea dei diritti dell’uomo, e, nel caso in cui la legge sui media sia ritenuta incompatibile con la lettera e lo spirito dei trattati e con il diritto dell’UE, con la Carta dei diritti fondamentali o con la CEDU, ad abrogare e a non applicare tale legge o quegli elementi della stessa che sono ritenuti incompatibili;
8. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Consiglio d’Europa, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, all’Agenzia per i diritti fondamentali e all’OSCE.
Questa mozione è stata votata, lo ricordiamo, non solo dai liberali e dalle sinistre, ma anche da non pochi popolari che, evidentemente, non sanno cosa sia il conflitto di interessi e non apprezzano i bavagli, nè in salsa magiara, nè in salsa berlusconiana.
Giuseppe Giulietti
(17 marzo 2011)
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