Lidia Ravera: La passione e lo sconcerto

Lidia Ravera

Incomincia l’ultima settimana di campagna elettorale. E’ il momento in cui si dovrebbe scendere in picchiata come falchi sugli ignari passanti e rifilare loro la propria immagine (santino), il proprio programma (io vi salverò), alcune stringate indicazioni tecniche (“guardi signora che lei deve scrivere RAVERA se vuole mandare me a rappresentarla, non basta fare una croce sulla Lista Civica “Cittadini/e per Emma Bonino”. Se mette solo la croce aggiunge un voto a chi ha più voti, cioè, presumibilmente, un maschio bianco eterosessuale di professione politico).
Il mio corpo, su indicazione diretta dell’anima, ha pensato bene di guastarsi: tracheite e un raffreddore di quelli che ti trasformano in un animale lento (tonto, intasato). Continuo a compiere i doveri connessi al mio stato, anche se evito il volantinaggio sotto la pioggia e altri sport estremi.
Ieri sera ho gracchiato tutta la mia passione in un capiente salotto sulla Cassia, davanti a una quarantina di persone. Gente di teatro, insegnanti. Mi colpisce la qualità del pubblico e l’attesa quasi messianica che qualcosa accada. Comunque vadano le cose, ho potuto rendermi conto di quanto è diffuso lo sconcerto per la politica come è diventata e la voglia di ricominciare a crederci. Di fare qualcosa. Mi sento inadeguata, naturalmente, dato che non sono mitomane (e questo mi impedirà ogni concreta carriera), però mi sento anche… non so… una specie di responsabilità addosso. Forse dovrei imparare anche a planare sugli ignari passanti, come un falco, sventolando le mie promesse…

(23 marzo 2010)

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