L’Ilva uccide ancora
Antonia Battaglia
Un operaio è morto oggi nello stabilimento Ilva di Taranto. Aveva 49 anni Cosimo Martucci e lavorava presso una ditta dell’appalto. È rimasto schiacciato da un tubo d’acciaio che stava caricando su un camion dopo aver completato i lavori di smontaggio di una canna fumaria nel reparto Agglomerato del centro siderurgico.
L’ennesima vittima in uno stabilimento che sembra non poter garantire più le condizioni di sicurezza necessarie a tutela della vita dei propri operai, per non parlare poi delle condizioni di sicurezza rispetto all’ambiente e alla salute dei cittadini.
Era il 12 giugno di questo stesso anno quando Alessandro Morricella moriva per un incidente nel reparto AFO2 dello stabilimento. Il GIP Martino Rosati aveva allora convalidato il sequestro senza facoltà d’uso, disposto dalla Procura, dello stesso altoforno, sprovvisto dei primari dispositivi di sicurezza.
Secondo quanto riportato dal GIP, sarebbe stata proprio l’Azienda ad ammettere che i dispositivi di sicurezza presenti sull’impianto non erano appropriati. Ma invece di intervenire con tempestività, il governo adottava d’urgenza misure per rimettere in funzione l’altoforno e fermare l’azione della magistratura, svincolando quindi l’attività produttiva da qualsiasi norma di tutela dei lavoratori, in nome della strategicità del “sito nazionale”.
È della settimana scorsa la nuova denuncia di Peacelink sui picchi di IPA (idrocarburi policiclici aromatici, sostanza molto cancerogena) registrati dalla strumentazione dell’Associazione (la stessa in dotazione ad ARPA) nell’aria di Taranto.
Peacelink ha chiesto all’ASL di lanciare le allerta IPA e di creare un sistema di "Wind Days per i cittadini", in modo da avvisarli quando si prevedono picchi di aria cancerogena.
Si può evitare di respirare? No. Ma al punto in cui si è arrivati a Taranto, si può evitare di aprire le finestre, di fare sport all’aria aperta o di far passeggiare i bambini quando le concentrazioni sono particolarmente alte.
Peacelink ha portato questa documentazione alla Commissione Europea, affinché essa sia presa in considerazione nell’ambito della procedura d’infrazione lanciata nel settembre 2013 contro l’Italia, per il non rispetto delle norme sull’inquinamento industriale generato dall’Ilva.
Il governo italiano, infatti, ha astutamente istituto con le istituzioni europee un “tavolo tecnico” per mostrare quelli che sarebbero, in teoria e sulla carta, “i passi da gigante” compiuti nella realizzazione delle opere previste per l’attuazione delle prescrizioni AIA (autorizzazione integrata ambientale), la patente di guida dell’Ilva.
Ancora una volta una vittima sacrificata agli interessi economici che prevalgono su tutto.
Taranto è la città dove la legge non è quella sancita dalla Costituzione, ma quella dettata dagli interessi strategico-economici fissati dal governo. All’Ilva tutto è permesso e la legge è diventata una semplice indicazione, che può essere ribaltata in poche ore e non valere più nulla, carta straccia.
Perché se così non fosse, quello stabilimento non potrebbe produrre già da tempo, evitando così di far morire operai.
Se così non fosse, i tarantini non si ammalerebbero in misura esponenziale rispetto alla media regionale e nazionale di tutte le patologie legate all’inquinamento.
Se così non fosse, e se la legge fosse uguale per tutti, Taranto non sarebbe stata condannata alla morte per asfissia o per incidenti, ma sarebbe il fiore all’occhiello di una nuova politica di riconversione economica e industriale. Esistono industrie che producono ricchezza senza uccidere e inquinare.
Noi non vogliamo più che i nostri operai e la nostra gente muoiano per fabbricare l’“acciaio strategico”.
Il Ministro Lorenzin quando si preoccuperà della nostra salute?
Il Ministro Galletti quando si preoccuperà della nostra aria, del nostro mare e del nostro ecosistema?
Il Ministro Guidi quando si appresterà a dedicare alla questione Ilva la necessaria attenzione e quando prenderà atto pubblicamente che lo stabilimento oltre a non essere sicuro non è assolutamente competitivo?
Il Presidente del Consiglio Renzi e Confindustria, quando smetteranno di prendere in giro e trattare i Tarantini come essere inferiori sui quali sperimentare il grado di resistenza all’aggressione all’inquinamento e all’ostilità delle istituzioni?
(17 novembre 2015)
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