L’insostenibile austerità tedesca

Adriana Cerretelli

, da Il Sole 24 Ore, 31 marzo 2012

Ancora una volta la Germania ha vinto. Il Fondo salva-Stati permanente, quello che scatterà dal 1 luglio prossimo, a regime avrà un volume massimo di fuoco di 500 miliardi. Non un euro di più e neanche uno dimeno. Angela Merkel l`aveva ribadito più volte e alla fine così è stato. Come sempre. Anche se la cortina fumogena eretta dal comunicato finale che gioca sugli aiuti già versati, sulle risorse ancora disponibili del Fondo attuale (Efsf), sulla possibilità di mobilitarle in caso di emergenza in attesa della completa capitalizzazione dell`Esm, potrebbe far credere il contrario e cioè che di miliardi sul tavolo ce ne siano 800.

Il cancelliere e la sua preoccupazione di evitare dibattere cassa al Bundestag hanno prevalso su tutto. Nell`immediato, un innegabile punto a favore della Merkel. Non è affatto detto però che a medio e lungo termine si traduca anche in un vantaggio per la Germania. Di sicuro non per l`Europa.

Una volta di più la vicenda conferma infatti l`incapacità dell`Europa di cambiare passo di fronte alla crisi dell`euro: adottando provvedimenti lungimiranti, credibili barriere frangi-fuoco, e non semplici soluzioni «attendiste» nella speranza di non doverle mai utilizzare davvero.

Scegliendo di andare sempre a rimorchio delle emergenze, di reagire solo in extremis e sull`orlo di tutti i baratri, dunque in ritardo e a costi crescenti quando in ballo domani ci potrebbe essere il salvataggio non della Greci ma di grandi economie e grandi banche, di Spagna o Italia pei esempio, l`Europa con le sue decisioni miopi e inadeguate, prigioniere delle prevalenti ragioni delle sue politiche nazionali, invece di scoraggiarli sembra invitare i mercati a delinquere. Mettendo a nudo il vero male oscuro dell’euro: in balia di non-leader, di rimedi palliativi invece che di vere politiche di solidarietà finanziaria all’altezza delle possibili sfide a venire.

Di più. Ancora niente in cambio del rigore sui conti pubblici e delle molte riforme strutturali che sono necessarie ma mordono nel vivo sviluppo e redditi dei cittadini europei. Niente spinta europea alla crescita economica, solidarietà con il contagocce, piano piano meglio se a sparire.
Quanto sarà ancora sostenibile la ricetta tedesca dell’austerità così sbilanciata in tempi di recessione, disoccupazione e tensioni sociali crescenti?

(31 marzo 2012)



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